Il comandante di Centcom e delle operazioni degli Stati Uniti in Medio Oriente, Joseph Votel, si è recato in Israele per una visita abbastanza insolita nello Stato ebraico. Nonostante la solida alleanza che unisce Washington e Tel Aviv, i generali alla guida delle forze americane nella regione non incontrano spesso gli omologhi israeliani.

Lo scopo della visita era chiaro: convincere Israele della strategia di Donald Trump sulla Siria. Trump vuole:

ritirarsi il prima possibile dal conflitto;creare una coalizione araba che prenda il posto delle truppe Usa;coinvolgere gli alleati europei nel contenimento dell’Iran.

A Tel Aviv hanno ascoltato con attenzione, ma sembra che abbiano risposto “no”. Questa mossa della Casa Bianca non piace ai vertici militari israeliani.

E in effetti, è abbastanza evidente che Israele non si sente rassicurata da quanto sostenuto dai comandi statunitensi. Secondo il Pentagono, gli Stati Uniti rimarrebbero in Siria esclusivamente con un contingente di poche centinaia di uomini nella parte meridionale, in particolare vicino al confine con la Giordania. In questo modo, a detta di Washington, controllerebbero gli spostamenti di Hezbollah e delle truppe iraniane.

Per Israele però la situazione è molto diversa. Non ritengono credibile che gli Usa possano monitorare e confrontarsi con le forze di Siria, Iran e Hezbollah. Benjamin Netanyahu ha più volte espresso preoccupazione nei confronti di questi movimenti di forze. E l’ha reso chiaro sia a Donald Trump che al presidente russo Vladimir Putin.

La paura dell’Iran è centrale nei piani strategici di Israele. E il viaggio del capo di Centcom proprio quando negli Stati Uniti si discute di un nuovo accordo sul nucleare iraniano, è un segnale chiaro dell’importanza di Israele in questo dibattito. L’obiettivo di Trump è fare in modo di arrivare un compromesso con gli alleati europei e l’Iran che faccia contenti Israele e Arabia Saudita

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Finora non sembra esserci riuscito. I recenti bombardamenti di Israele in Siria sono un segnale inequivocabile che Israele è disposto anche ad agire da solo, se necessario. E sono simboli di un nuovo attivismo israeliano di fronte alla presenza dell’Iran in Siria. Il raid contro la base T-4 in Siria, preceduto dal bombardamento successivo al presunto sorvolo di un drone iraniano in territorio israeliano sono state due azioni che avevano un messaggio chiaro non solo verso l’Iran. Il loro messaggio era rivolto anche all’alleato americano: “o agite voi, o agiamo da soli”.

Come scrive il Washington Times, la visita di Votel in Israele è importante anche per un altro particolare. Di solito le operazioni con Israele sono condivise con il Comando europeo degli Stati Uniti, non con il Centcom (United States Central Command) che si occupa dei teatri operativi in Medio Oriente, Nordafrica e Asia centrale. Ma è del tutto evidente che non si può far finta che Israele non abbia un ruolo centrale in quella regione piuttosto che nello scacchiere europeo.

Ma il Segretario alla Difesa James Mattis, in questi mesi, ha lavorato per creare un rapporto più forte tra il Comando centrale e le forze israeliane. “Per molto tempo, [il rapporto] è stato sotterrato” all’interno del Comando europeo nonostante la posizione e l’influenza di Israele in Medio Oriente, ha dichiarato Richard Goldberg, ex consigliere di politica estera specializzato in Medio Oriente. 

Sotto l’attenta osservazione di Mattis, il Pentagono ha firmato un memorandum d’intesa tra il Comando europeo e Centcom riguardanti le operazioni congiunte Usa-Israele, concentrandosi specificamente sulla minaccia rappresentata dalle forze iraniane in Siria e Libano. Questa cooperazione è stata resa manifesta durante le esercitazioni Juniper Cobra di quest’anno. Le esercitazioni annuali congiunte tra le Israel defense forces (Idf) e le truppe americane sono state guidate ufficialmente dal Comando europeo, ma le unità del Centcom hanno svolto un ruolo fondamentale.

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