A seguito delle proteste antirazziste scoppiate dopo l’omicidio di George Floyd negli Stati Uniti, animate da Black Lives Matter e da altre organizzazioni della sinistra radicale, una società di analytics, Mobilewalla, ha pubblicato un rapporto dettagliato sui partecipanti a tali manifestazioni. I dati, forniti dalle stesse aziende di telefonia, sono stati ricavati da oltre 17.000 smartphone in quattro grandi città americane, Atlanta, Los Angeles, Minneapolis e New York City. Come spiega Forbes, nel rapporto intitolata “Demografia delle proteste di George Floyd: approfondimenti in quattro principali città degli Stati Uniti”, la società Mobilewalla afferma di aver reso noti i dati sulle proteste antirazziste per “senso di responsabilità”. La società sostiene di avere una copertura dell’80-90% degli smartphone negli Stati Uniti, nonché 1,6 miliardi di dispostivi a livello globale, suddivisi equamente tra iOS e Android.

“Normalmente siamo abbastanza riservati”, ha spiegato il Ceo di Mobilewalla Anindya Datta a Forbes, “questa è una delle rare occasioni in cui pubblichiamo un rapporto come questo”. E sebbene il Ceo abbia rimarcato il fatto che pubblicarlo sia stato giusto, poiché i dati suggerivano che “la stragrande maggioranza dei manifestanti era bianca e marciava all’interno delle proprie città”, Datta ha riconosciuto che la pubblicazione di tale rapporto avrebbe inevitabilmente suscitato perplessità su una materia annosa e complessa come la raccolta dei dati telefonici personali.

Giovani e bianchi dei grandi centri urbani

Ma veniamo ai contenuti. Secondo lo studio pubblicato da Mobilewalla, la maggior parte dei manifestanti era di sesso maschile, in tutte e quattro le città, e la netta maggioranza aveva meno di 34 anni. La stragrande maggioranza dei telefoni tracciati appartiene inoltre a persone di razza “caucasica”, mentre gli afroamericani sarebbero solamente il 18% ad Atlanta, il 3% a Los Angeles – dove troviamo però il 16% di ispanici – l’11% a Minneapolis, città teatro dell’omicidio di Floyd, e il 13% a New York. I dati dei dispositivi sono stati raccolti il ​​29, 30 e 31 maggio.

Il rapporto pubblicato da Mobilewalla conferma altri sondaggi e analisi pubblicate nelle scorse settimane.Come ha stabilito una ricerca condotta da PewResearch, circa quattro persone su dieci (41%) di coloro che affermano di aver recentemente partecipato a una protesta nelle città Usa ha meno di 30 anni. Gli abitanti delle città, che rappresentano il 28% degli adulti intervistati da PewResearch, sono il 41% di coloro che affermano di aver protestato nell’ultimo mese. Circa il 42% delle persone che hanno partecipato alle proteste vivono in periferia, mentre quelli che vivono nelle aree rurali degli Stati Uniti rappresentano appena il 17% dei manifestanti .Il sondaggio ha tenuto conto della reale composizione etnica degli Stati Uniti, dove gli afroamericani sono circa l’11% della popolazione complessiva, i bianchi il 64%, gli ispanici il 15%, e gli asiatici il 5%. Tenendo dunque conto della percentuale dei rispettivi campioni, gli afroamericani rappresentano il 17% di coloro che affermano di aver partecipato a una protesta, i bianchi il 46% e gli asiatici l’8%. A loro volta, quelli di età pari o superiore a 50 anni sono poco rappresentati fra i manifestanti.

Redditi sopra i 150.000 dollari l’anno

Secondo un’indagine del New York Times, in tutti gli Stati Uniti, ci sono state più di 4.700 manifestazioni, o una media di 140 al giorno, da quando le prime proteste sono iniziate a Minneapolis il 26 maggio scorso. Manifestazioni che hanno riguardato ben 2.500 piccole città e grandi città. Più del 40% delle contee negli Stati Uniti – almeno 1.360 – sono state interessate dalle proteste, il 75% delle quali di maggioranza bianca. Secondo il New York Times, la fascia d’età con la più alta percentuale di manifestanti era di età inferiore ai 35 anni, quasi tutti appartenenti a una fascia di reddito piuttosto alta, sopra i 150.000 dollari l’anno.

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