C’è la Germania e poi c’è l’immagine che la Germania vuole dire di se stessa. C’è Angela Merkel, quella vera, e poi c’è la vera Cancelliera, molto meno “buonista” di quanto i media del mondo hanno voluto pubblicizzare. E sul tema dei migranti, quello che sta accadendo a Berlino e dintorni è qualcosa di molto interessante. Sono apparsi dei manifesti rivolti agli immigrati. Fin qui tutto normale e anzi, segno di integrazione e accoglienza. Il problema però è il messaggio contenuto nei manifesti (tutti in lingua straniera) e la campagna a cui si riferiscono, dal nome abbastanza eloquente “Dein Land. Deine Zukunft. Jetzt.“. Che sostanzialmente significa che alcuni stranieri sono caldamente invitati a rientrare nel proprio Paese d’origine anche a spese del contribuente tedesco.

Un’esagerazione? Niente affatto. Basta andare sul sito internet del ministero dell’Interno per avere un’analisi dettagliata di quanto pianificato dal governo tedesco. C’è anche una pagina FAQ dedicata alle domande più frequenti, in cui è possibile avere risposte chiare e molto semplici sul contenuto di questa campagna della Germania di Frau Merkel. Che da un po’ di tempo sembra aver cambiato idea sul fenomeno migratorio: almeno dopo aver visto i pessimi risultati elettorali in Assia e Baviera e dopo aver capito che, proprio sull’accoglienza, si è giocata gran parte dell’elettorato di destra.

E così, la Germania dell’accoglienza sta cercando di rimediare invitando gli stranieri che devono lasciare il Paese a farlo con tutte le garanzie possibili, legalmente, e soprattutto certificando l’abbandono del Paese. Il tutto con una scadenza precisa: 31 dicembre 2018. A quel punto, chi avrà riempito tutti i moduli e spedito il tutto agli uffici competenti, avrà il diritto a tutti i sussidi previsti dal governo. E potrà beneficiare del rientro a casa e di un piano di reintegrazione pagato dalla Germania stessa.

Come spiega La Verità, il piano StarthilfePlus è diversificato a seconda della specifica situazione dello straniero.”Per esempio c’è lo stage 1, che prevede l’erogazione di 1.200 euro da parte dello Stato tedesco qualora non si sappia ancora se la domanda di asilo avviata dal richiedente sia stata accettata o rifiutata; esiste poi lo stage 2 nel quale lo straniero cui sia stata respinta la domanda d’ asilo riceve comunque 800 euro qualora decida di lasciare la Germania senza fare ricorso; infine troviamo lo stage S (che non si riesce a capire bene perché non si chiami 3 invece che S) che consiste nel versamento sempre di 800 euro qualora la legge tedesca riconosca sì al migrante lo status di soggetto che necessità di protezione, ma quest’ ultimo voglia comunque vivere di nuovo nel suo Paese natio”.

Un piano molto preciso che esiste dal 2016, ma che solo da quest’ano viene pubblicizzato: forse perché la Cdu ha capito che la situazione rischia di diventare insostenibile dal punto di vista sociale e soprattutto in chiave elettorale. Finora, spiegano dal ministero dell’Interno, dal 2013 a 2017, 142.867 persone hanno aderito al piano o per rientrare nel proprio Paese d’origine o per andare in un Paese terzo. Per questo periodo, il governo federale e i singoli Stati hanno sostenuto una spesa di circa 80 milioni di euro,l con una spesa di circa 550 euro a migrante reimpiantato altrove.

Insomma, il messaggio è chiaro: l’accoglienza in salsa merkeliana è stata solo una grande sceneggiata che nasconde in realtà non solo motivazioni politiche interne e internazionali, ma che rivela soprattutto l’ipocrisia degli osanna da parte di una certa cultura politica alla presunta bontà della Cancelliera.

Ora che questi migranti non servono più perché non hanno diritto all’asilo – parliamo di centinaia di migliaia di persone – la Germania non solo non li vuole più: ma paga anche il loro ritorno in patria. Ma non solo: osservando bene i programmi di inserimento degli immigranti si nota anche come inizi a esserci una vera e propria selezione all’ingresso. La Germania cerca immigrati, ma li vuole solo qualificati. E così, mentre paga quelli “inutili” (termine forte, ma quello è) per andarsene, va a caccia di personale qualificato dall’estero. Insomma, l’immigrazione piace, l’accoglienza anche: ma solo se fa comodo. Anche nel regno delle fiabe di Angela Merkel.

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