Il Bahrein è uno degli Stati del Golfo Persico che ha tratto molta fortuna dalla scoperta, avvenuta intorno agli anni ’60,  del petrolio all’interno del proprio territorio e lungo le sue coste. Le dimensioni di questo Stato sono però ridotte, ragion per cui il Bahrein ha visto anche le proprie scorte di greggio diminuire inesorabilmente, fino quasi a sparire in anni recenti. Questo piccolo regno può essere considerato a tutti gli effetti come la prima petromonarchia che ha provato a convertire l’economia, cercando una via più proiettata agli affari ed al turismo. Per tal motivo, i regnanti hanno cercato di lanciare l’immagine del Bahrein nel mondo tanto da arrivare ad ospitare nel 2004 il primo gran premio di Formula Uno nella regione del golfo, usando lo sport come esca per attirare più investimenti internazionali.

La scoperta che rivoluzionerà l’economia del regno

Ma adesso a Manama, capitale del Bahrein, ci si prepara nuovamente ad accogliere il petrolio come nuova primaria fonte economica per il piccolo emirato: nei mesi scorsi infatti, è stato scoperto all’interno delle acque territoriali un giacimento che garantirebbe ottanta miliardi di barili di riserve di greggio. Ad annunciarlo presso l’agenzia di stampa nazionale Bna, è stata la locale autorità per il petrolio e per il gas: nel bacino di Khalij, in particolare, il nuovo pozzo potrebbe essere operativo già nei prossimi mesi. Le ricerche erano iniziate a cavallo tra il 2016 ed il 2017, grazie alla collaborazione tra la società nazionale del Bahrein del petrolio ed alcune società di consulenza internazionale.

Secondo quanto annunciato dallo stesso governo di Manama, il piccolo emirato parte da una posizione di vantaggio circa la nuova scoperta: esistono infatti già le infrastrutture idonee per rendere operativo al più presto il nuovo giacimento, peraltro poco profondo al di sotto del livello del mare. Il ministro del petrolio del Bahrein, Shaikh Mohammed bin Khalifa al Khalifa, ha fatto sapere che già entro il 2018 saranno pronti i pozzi esplorativi per sondare tutte le principali potenzialità del giacimento. Dal prossimo anno invece, potrebbero essere stilati piani per un utilizzo a lungo termine del greggio scoperto in prossimità del regno.

La scoperta, oltre che vitale per il Bahrein, appare importante anche nel contesto mediorientale e del Golfo Persico: le nuove riserve di greggio potrebbero garantire a Manama miglior respiro economico e dunque una maggiore autonomia, soprattutto dall’Arabia Saudita. La dinastia regnante è tra le più fedeli alleate dei Saud, nonostante al suo interno la popolazione sia in maggioranza sciita e, questo, proprio per l’importanza che riveste per l’economia l’intenso scambio commerciale con Riyadh.

La delicata situazione sociale nel Bahrein

Anche questo piccolo regno è stato toccato, a partire dal 2011, dalla cosiddetta “primavera araba”: in particolare, la popolazione a maggioranza sciita è scesa in piazza per rivendicare maggiori diritti alla famiglia Al Khalifa, la quale invece è sunnita e tiene in pugno politica ed economia del paese. Da allora il rischio guerra civile è sempre stato latente, vista la dura repressione con la quale a Manama e nelle altre città del Bahrein il governo degli Al Khalifa ha cercato di spegnere ogni tipo di protesta. Proprio in questo ultimo fine settimana, la tensione è destinata ad aumentare per via del Gran Premio di Formula Uno, richiamo internazionale che si trasforma in un grande palcoscenico per i manifestanti e per gli oppositori al regime degli Al Khalifa.

La scoperta di nuovi giacimenti per la famiglia regnante è un’importante notizia anche per questo motivo: le previste future minori entrate del petrolio, avrebbero messo a serio rischio gli attuali privilegi di cui gode una fetta della popolazione. Il rischio più importante era quello di un ulteriore deterioramento e sfaldamento della società: le tante riserve scoperte a largo delle coste del regno, appaiono dunque come vero e proprio ossigeno in primis per gli Al Khalifa.

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