I gilet gialli diventano partito. O almeno questo è il sogno di Jacline Mouraud, uno dei volti più noti del movimento di protesta francese. E adesso la domanda che si pongono tutti è che futuro possa avere questo movimento che nasce dalla Francia profonda, ma che punta a incanalare il senso di rivolta in un’organizzazione strutturata e che guarda al di là delle proteste.

Le parole di Jacline Mouraud

Mouraud, come riporta Le Figaro, ha spiegato che la sua intenzione è quella di creare “un’alternativa ai partiti tradizionali” per rivolgersi “non solo ai gilet gialli ma a tutti i francesi”. Ma “Gli Emergenti”, così si chiamerà (e forse non per molto) l’organizzazione, non parteciperà alle elezioni europee di maggio. I tempi sono troppo ristretti, mentre l’obiettivo dei gilet jaunes è quello di radicarsi. Forse anche per evitare uno scontro già a maggio con i partiti che hanno sostenuto la rivolta dei gilet, ovvero Rassemblement National di Marine Le Pen e La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon.

“Gli statuti ancora non sono pronti, ma cerchiamo di procedere più velocemente possibile”, ha spiegato la 51enne francese. Ma i punti del programma del partito potrebbero essere già definiti e non sempre in linea con quanto proposto dai gilet gialli. Se infatti Mouraud sostiene che fra i punti in programma vi sia la tutela delle pensioni, dall’altro lato parla di opposizione al referendum di iniziativa popolare, che è invece una delle grandi richieste del movimento di protesta francese. “Non sosteremo l’attuazione di referendum che consentano di destituire il governo” ha sottolineato Mouraud.

Dall’altra parte, la 51enne ipnoterapeuta ha dichiarato anche di volere un’apertura nei confronti di tutte le forze politiche ma ad eccezione degli estremisti. Un’affermazione che lascia perplessi se si osservano non solo i metodi ma anche i discorsi dei manifestanti di questi mesi e che sembra voler gettare acqua sul fuoco dopo settimane in cui i gilet gialli sono stati accusati di essere più dei facinorosi che dei manifestanti. E ha aggiunto di avere ricevuto molte adesioni da “politici di ogni colorazione politica”.

Il rapporto con i partiti radicali

La decisione di Mouraud di voler fondare un partito pone alcune questioni che rischiano di essere pericolose prima di tutto per i partiti pi radicali. La protesta dei gilet gialli è stata il simbolo di una Francia profonda anti-Macron che si riconosceva quasi completamente o nell’agenda di Mélenchon o un quella di Le Pen. 

Questo fatto, unito alla crescita dei due movimenti nei sondaggi e quindi nell’opinione degli elettori, ha per molto tempo fatto credere che le prossime elezioni si sarebbero trasformate nella grande catastrofe dei partiti tradizionali. Con la morte apparente del Partito socialista, la caduta di Emmanuel Macron e i tentennamenti dei repubblicani, la sinistra quando la destra più estreme sembrano ancora oggi le candidate a esprimere un leader in grado di sconvolgere il panorama costituzionale francese. E la protesta dei gilet gialli appariva come una sorta di conferma concreta, nelle piazze, di questa nuova realtà.

Ma l’eventuale nascita di un partito che rappresenta la protesta, rischia di scardinare alcune certezze. Perché è chiaro che quel partito si rivolgerà o agli astenuti o a chi avrebbe votato Rassemblement National o La France Insoumise. Ed è per questo che il movimento è visto con estremo sospetto dai leader di questi partiti.

Una mano a Macron

Proprio per questo motivo, il primo beneficiario del nuovo partito potrebbe essere proprio colui che è il bersaglio dei gilet jaunes: Macron. Il presidente francese è stato colpito dalle proteste, dall’assedio mediatico dovuto all’affaire Benalla e dal crollo di consensi dovuto alle sue riforme. E i partiti d’opposizione avrebbero presentato due leader in grado di sfidare il presidente alle prossime elezioni o, in ogni caso, qualsiasi suo erede.

In questo modo, invece, Gli Emergenti corroderanno (se avranno un minimo di successo) i partiti in grado di scalzare i rappresentanti del cosiddetto establishment. E favoriranno proprio chi volevano colpire nei piani della protesta. Proprio per questo motivo, Macron può tirare un sospiro di sollievo. La protesta della Francia profonda si è radicata proprio perché con un programma non chiaro e legata sia a destra che a sinistra. Ma arginare e strutturare un sentimento “populista” in un partito rischia d essere un boomerang: favorire Macron e colpire l’essenza stessa della protesta.

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