Donald Trump torna a chiedere una stretta sull’immigrazione irregolare e lo fa attraverso una sorta di comizio via Twitter per ricordare la morte del giocatore di football, Edwin Jackson, morto domenica scorso dopo essere stato investito da un cittadino del Guatemala che guidava in stato d’ebbrezza. All’inizio, il conducente ha dato dei documenti falsi. Poi, la polizia è riuscita a capire di chi trattasse. Il conducente del pick-up che ha ucciso il 26enne linebacker degli Indianapolis Colts era Manuel Orrego-Savala, presente clandestinamente in territorio statunitense ed espulso già due volte dagli Stati Uniti negli ultimi 10 anni. “È vergognoso che una persona, illegalmente nel nostro Paese, abbia ucciso il linebacker dei Colts, Edwin Jackson. Questa è solo una delle tante tragedie evitabili. Dobbiamo spingere i democratici ad essere duri sul confine e sull’immigrazione illegale, in fretta!”, ha twittato Trump. Il presidente ha poi continuato: “Un sondaggio mostra che 7 americani su 10 sostengono un pacchetto di riforme sull’immigrazione che comprenda anche il Daca, garantisca pienamente la sicurezza del confine, ponga fine alla ‘chain migration’ e cancelli la lotteria dei visti. Se i democratici si oppongono a quest’accordo, non sono seri in relazione al Daca”.

La questione migratoria torna quindi alla ribalta. Questa settimana il presidente Trump è stato costretto a un duro braccio di ferro politico con l’opposizione democratica al Congresso, soprattutto riguardo al budget e sulla regolarizzazione dei cosiddetti dreamers. Il Daca, provvedimento ideato da Barack Obama nel 2012, è stato da sempre fortemente osteggiato dall’attuale presidente Usa. Questo programma prevede la possibilità per le persone entrate illegalmente da bambini negli Stati Uniti di ottenere il diritto temporaneo di vivere nel territorio americano per due anni a condizione che non abbiano alcun tipo di precedenti penali e che frequentino la scuola. In caso di rispetto di queste condizioni, il rinnovo procede di due anni in due anni. Destinatari del Daca sono i cosiddetti “dreamers” e che dovevano avere meno di 31 anni alla data di entrata in vigore del provvedimento di Obama, il 15 giungo del 2012.

Donald Trump ha sempre considerato la presenza del Daca come un problema per la sicurezza degli Stati Uniti. L’idea della sua amministrazione è quella di revocarlo, ma ha scelto la via del Congresso dove trova la ferrea opposizione dei democratici. Nelle ultime settimane, il presidente degli Stati Uniti era tornato ad accusare i Democratici, colpevoli, a suo dire, di “non far nulla” per dare una soluzione alla questione Daca. “Marzo si sta rapidamente avvicinando e i Democratici non stanno facendo nulla sul Daca. Fanno resistenza, accusano, si lamentano e ostacolano ma non fanno nulla. Iniziamo a sollecitare Nancy Pelosi e i democratici per risolvere il Daca. Ora!”, aveva scritto su Twitter il presidente americano rivolgendosi alla leader della minoranza democratica alla Camera.

Durante il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione, Trump, dinanzi al Congresso aveva chiesto ai Democratici di raggiungere un accordo bipartisan. Idea che da sempre interessa al presidente Usa nonostante sia possibile direttamente revocare il provvedimento del suo predecessore senza dover chiedere una grande riforma. Ma la volontà della nuova amministrazione sembra essere quella di creare una legislazione molto più capillare e ferrea. La Casa Bianca ha proposto una riforma per l’ottenimento della cittadinanza a 1,8 milioni di clandestini arrivati in Usa da bambini. Ma questa concessione dei Repubblicani avrebbe, come oggetto di scambio, 25 miliardi di dollari per costruire il Muro alla frontiera con il Messico. Il numero dei clandestini inseriti nella proposta Trump nettamente superiore rispetto ai soli dreamers, che, secondo le stime, sarebbero intorno ai 690mila. Intanto, l’8 febbraio si avvicina e il rischio di uno ‘shutdown’ della macchina amministrativa americana in caso di mancato accordo sul bilancio, torna a far tremare l’amministrazione. “Qualsiasi accordo sul Daca che non includa una robusta frontiera e un disperatamente necessario muro è una perdita di tempo”, aveva scritto Trump su Twitter. E adesso si avvicina non solo il possibile shutdown ma anche il 5 marzo, data in cui dovrebbe avere fine il cosiddetto Daca.

 

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