Nuovi guai per l’avvocato di Donald Trump Rudy Giuliani. Dopo l’arresto di David Correia, socio di Giuliani, e ricercato nell’ambito di un caso di presunti finanziamenti illeciti che aveva portato la scorsa settimana all’arresto di altri due soci dell’ex sindaco di New York, Lev Parnas e Igor Fruman, ora è il Washington Post a rivelare una notizia che tenta di macchiare l’integrità dell’avvocato di Trump al centro del kievgate. Secondo quanto rivelato dalla testata americana vicina ai democratici Giuliani sollevava troppo di frequente la questione della richiesta di estradizione del fondatore del movimento Hizment, Fethullah Gulen, tanto da essere considerata una vera e propria ossessione. “Parlava sempre di Gulen”, spiegano le fonti che rivelano come l’ex sindaco abbia sempre cercato di essere ascoltato dal Presidente Trump sulle questioni di politica estera, pur senza ricoprire un ruolo ufficiale.

Come ricorda l’Adnkronos, Rudy Giuliani non figura nel registro in cui i lobbisti che svolgono attività pagate in favore di interessi stranieri sono obbligati ad iscriversi. Ma la vicenda Gulen non era l’unica cara ad Erdogan di cui l’ex sindaco di New York si è occupato nel 2017. Secondo quanto rivelato sempre dal Post fece infatti pressioni, sempre senza successo, sull’allora segretario di Stato Rex Tillerson per ottenere aiuto nel fermare l’inchiesta a carico di un trader di origini turche ed iraniane. Interpellato dal giornale, Giuliani ha affermato due giorni fa di non aver mai rappresentato la Turchia e per questo non ha bisogno di registrarsi come lobbista di stranieri. Mentre ieri, ad una nuova richiesta di commento, questa volta sui suoi sforzi per l’estradizione dell’imam, ha detto di non poter commentare senza violare il segreto professionale che tutela le conversazioni tra avvocato e cliente.

L’avvocato di Gulen: “Rivelazioni inquietanti”

“Rilevazioni inquietanti”. Così l’avvocato di Gulen, Reid Weingarten, ha commentato la notizia delle pressioni di Giuliani per l’estradizione del suo. “Noi abbiamo sostenuto con forza e, credo, in modo persuasivo, con il dipartimento di Giustizia sia dell’amministrazione Obama che di quella Trump, che le accuse mosse contro Gulen sono false e che ogni tentativo di estradarlo fallirebbe ed imbarazzerebbe gli Stati Uniti – si legge in una sua dichiarazione – dopo che i tentativi del generale Flynn a nome della Turchia sono stati rivelati è difficile credere che Giuliani abbia fatto lo stesso”.

Come ricostruisce Il Corriere della Sera, nell’estate 2018, il Presidente Usa Donald Trump e quello turco Erdogan giunsero ai ferri corti perché la Turchia teneva agli arresti, prima in carcere e poi ai domiciliari, un missionario evangelico, il pastore Andrew Craig Brunson, con l’ accusa di essere coinvolto nel golpe del 2016. Erdogan voleva ‘scambiarlo’ con Gulen, che vive in Pennsylvania, in volontario esilio. Alla fine, Brunson poté tornare a casa e Gülen restò dove tuttora è. Di lì a qualche tempo, Giuliani progettò un altro scambio: Gülen in cambio d’ un suo cliente, Reza Zarrab, un uomo d’ affari turco-iraniano, accusato di maneggi per aggirare le sanzioni contro l’ Iran. Nel ricostruire la vicenda, il Washington Post e il New York Times raccontano che Giuliani definiva Gülen “un estremista violento”, che avrebbe dovuto affrontare la giustizia nel suo Paese.

Fetullah Gulen, politologo e predicatore turco, è leader del movimento che da lui prende il nome e che si è configurato come gruppo politico-religioso profondamente radicato in tutto il mondo. Tra gli intellettuali islamici più famosi al mondo, autore di oltre 60 libri, Gulen è attualmente risiedente negli Stati Uniti e ricercato nel suo Paese, ove il Presidente Erdogan sospetta sia stato l’organizzatore del fallito golpe del luglio 2016. Fino al 2013, Gulen è stato alleato di Erdogan, prima che un durissimo scontro sul tema della corruzione ponesse fine al loro sodalizio.

Arrestati i soci di Giuliani per presunti finanziamenti illeciti

La scorsa settimana, due finanziatori che donarono fondi pro Trump e che aiutarono l’avvocato Rudy Giuliani nel suo viaggio in Ucraina per indagare sul democratico Joe Biden sono stati arrestati con l’accusa di aver violato le regole di finanziamento della campagna. Si tratta di Lev Parnas e Igor Fruman, imprenditori della Florida, indagati dall’ufficio del procuratore degli Stati Uniti a Manhattan. Secondo l’accusa “Parnas e Fruman, che non avevano precedenti con significativi di donazioni politiche, cercavano di far avanzare gli interessi finanziari personali e gli interessi politici di almeno un funzionario del governo ucraino con cui stavano lavorando”. A seguito dell’accusa, il presidente della commissione per i servizi segreti della Camera, Adam B. Schiff, il presidente della commissione per la sorveglianza della Camera, Elijah E. Cummings, e il presidente della commissione per gli affari esteri della Camera, Eliot L. Engel, hanno inviato una lettera ai due uomini d’affari.

Il 12 ottobre le autorità federali di New York hanno confermato le indagini a carico su Rudolph Giuliani per accertare se il legale personale di Donald Trump abbia violato o meno le leggi sulla lobby con le sue attività e i suoi lavori in Ucraina.

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