“Gli sforzi degli Stati Uniti di costruire una nazione in Afghanistan sono falliti. Il prolungamento della guerra americana non avrebbe prodotto un risultato diverso. Pertanto, la decisione del presidente Biden di porre fine al coinvolgimento militare degli Stati Uniti è quella corretta”. A dirlo è Andrew J. Bacevich, saggista e professore emerito di relazioni internazionali e storia presso l’Università di Boston.

Uno che la guerra l’ha conosciuta anche sul campo di battaglia e non soltanto sui libri: tra il 1970 e il 1971, infatti, ha combattuto come ufficiale dell’esercito nella guerra del Vietnam, per poi servire il suo Paese in Germania nell’11esimo Reggimento di Cavalleria Motorizzata e nel Golfo Persico. Si è ritirato con il grado di colonnello. Bacevich è inoltre il presidente del prestigioso Quincy Institute, think-tank che si batte contro l’interventismo statunitense degli ultimi 20 anni, che ha portato a dei “fallimenti pratici e morali”, da parte di Washington, “nel plasmare unilateralmente il destino di altre nazioni”. 

“Tutti i Paesi vicini hanno interesse nel futuro dell’Afghanistan”

Parliamo con Bacevich mentre in Afghanistan sono in corso le – disordinate e confuse – operazioni di evacuazione del personale diplomatico dell’ambasciate e agenzie straniere, e i talebani garantiscono che daranno “servizi e serenità alla nazione”. Quali saranno le conseguenze a breve termine per il Paese? Tutto ora è nelle mani dei talebani. “È impossibile dirlo” osserva. “Molto dipende dal comportamento dei talebani e da come reagiranno i vicini dell’Afghanistan come Pakistan e Iran”. Come suggerisce l’esperto, “tutti i vicini dell’Afghanistan hanno interesse per il futuro di quel Paese. Resta da vedere come cercheranno di proteggere i loro interessi. Il miglior risultato sarebbe la cooperazione per stabilizzare il Paese”. Pechino si è già fatta avanti, in tal senso: come riporta l’agenzia Agi, infatti, la Cina si dichiara disposta a sviluppare una “cooperazione di buon vicinato e amichevole” con l’Afghanistan, all’indomani della presa di Kabul da parte dei talebani, e si dice pronta a “svolgere un ruolo costruttivo nella pace e nella ricostruzione” del Paese.

“Fallita la missione degli Usa. Biden smilitarizza anche il Medio Oriente”

Le terribili immagini dei civili ammassati all’aeroporto di Kabul nel tentativo di fuggire dai talebani, raccontano molto. Secondo l’esperto, “le prove ci suggeriscono che si sta creando un disastro umanitario su vasta scala”. Molti analisti e osservatori paragonano l’uscita di scena degli Stati Uniti come una nuova Saigon ma su questo punto Bacevich precisa: “Gli Stati Uniti e i suoi partner non sono stati confitti militarmente”: il problema, sottolinea, è che “non sono riusciti completamente a realizzare gli scopi per i quali si erano impegnati”, ovvero creare e consolidare uno stato afghano su modello occidentale: democratico, pluralistico e che facesse suoi i dogmi dell’economia di mercato. C’è dunque una grande lezione da trarre dopo questi 20 anni di guerra, ci racconta l’ex ufficiale: “Trasformare un Paese lontano con una storia di resistenza alle interferenze esterne è molto difficile, anche per una superpotenza”.

“L’attenzione di Biden volgerà altrove”

Facciamo notare che fra le amministrazioni Biden e Trump sembra esserci una certa continuità, dato che nel febbraio 2020 le delegazioni di Stati Uniti e Talebani, guidate dall’inviato della Casa Bianca Zalmay Khalilzad e dal mullah Baradar, firmarono a Doha uno storico accordo che preannunciò il disimpegno statunitense che si sta concretizzando in questi giorni. L’esperto sottolinea, tuttavia, che questa continuità c’è “solo in senso superficiale. Trump non aveva una vera linea politica; si limitava a dichiarazioni che poi mancavano di un seguito. Biden invece la ha”. Gli Usa se ne andranno anche dal Medio Oriente e dalla Siria, dunque? “A quanto pare [Biden] ha intenzione di farlo” spiega Bacevich. “Il Presidente Usa riconosce che il coinvolgimento militare degli Stati Uniti nella regione, fin dalla presidenza Carter, ha prodotto pochi benefici per gli Stati Uniti, esigendo al contempo enormi costi. La sua attenzione è altrove. Ciò non significa che ignorerà la regione, ma cercherà di smilitarizzare la politica statunitense lì”. E i neocon che hanno supportato gli interventi militari degli Usa degli ultimi 20 anni? Bacevich ne è convinto: “Sono stati momentaneamente screditati. Ma torneranno”.

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