Kamala Harris è tra le più accreditate per ottenere la nomination presidenziale. C’è bagarre tra gli asinelli, , ma la senatrice californiana è considerata quella più in grado di dialogare con le minoranze, pur mantenendo un rapporto positivo, per non dire privilegiato, con gli ambienti moderati. Solo che a mettere in discussione la sua appartenenza, oggi, non sono i liberaldemocratici ultraprogressisti, ma alcuni degli afroamericani che avrebbero potuto sostenerla.

La questione, che è complicata, è stata sciorinata nei dettagli su Il Corriere della Sera. Kamala Harris può vantare origini tanto giamaicane quanto indiane, ma la sua famiglia non è ascrivibile a quelli che vengono chiamati “eredi degli schiavi”. Sarebbe, insomma, un’interlocutrice indiretta di un mondo, quello delle persone di colore che provengono dall’Africa, che potrebbe considerarla molto distante dalle sue prerogative. Barack Obama aveva una vicenda personale che, in maniera pacifica, poteva consentire ai neri d’America di identificarsi con quello che poi sarebbe divenuto il primo presidente di colore della storia degli States. Kamala Harris no. Se il suo comitato elettorale dovesse premere su una narrativa obamiana, potrebbe incontrare più di qualche ostacolo.

L’esponente dei Dem viene data come terza classificata nelle prime rilevazioni che stanno uscendo sui caucus, quelli che avranno luogo in New Hampshire e in Iowa. Prima di lei ci sarebbero solo Joe Biden, che è solo un “candidato ufficioso” anche se è dato al primo posto, e Bernie Sanders, che pescherà in un bacino elettorale molto diverso da quello della Harris. Non dovrebbe essere la base socialista a premiare l’ex procuratrice distrettuale.

In sostanza, viene caldeggiata per il secondo piazzamento. Un esito che potrebbe essere ribaltato a suo favore quando a esprimersi saranno gli elettori delle coste. Sanders dovrebbe sbancare in Midwest, la Harris negli Stati che assegnano la maggior parte dei grandi elettori, come la California. La vittoria, pure quella contro Donald Trump, passa soprattutto dall’apporto che le minoranze decideranno di darle. Nel caso dovesse arrivare davanti ai suoi competitors alle primarie, poi le servirebbe di riuscire in quello che non è riuscito a Hillary Clinton: un’enorme mobilitazione popolare.

Ma sulla percezione che gli americani hanno della sua discesa in campo si sta discutendo negli ambienti mediatici, dove alcuni analisti stanno allontanando la figura della Harris dall’universo afroamericano. La dialettica televisiva, come ha specificato il quotidiano citato, rileva pure in funzione dei risarcimenti che la comunità degli “eredi degli schiavi” stanno domandando da tempo. La Harris è la giusta testimonial di quella che è sì una causa sociale – quella dei compensi economici che dovrebbero compensare anni di schiavitù – ma che raffigura pure una contesa simbolica? Se ne dibatte.

Le elezioni presidenziali statunitensi offrono poche certezze. Tra questi il fatto che Kamala Harris possa, seppur dopo un aspro combattimento, possa portare a casa la nomination presidenziale. Ma sulla sua strada, contro ogni pronostico, potrebbe trovare coloro che gli avrebbero dovuto garantire l’apporto principale.

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