L’idillio fra Aleksandr Lukashenko e la Comunità euroatlantica è ufficialmente terminato, dapprima minato dai disordini post-elettorali e poi ucciso dalle sanzioni introdotte dall’Unione Europea, e fra le due Russie, la Madre e la Bianca, è stato ripristinato lo storico clima di collaborazione fraterna.

Il presidente bielorusso ha contraccambiato il supporto fondamentale ricevuto dal Cremlino avviando un cambio di rotta celere e profondo basato sull’abbandono di ogni precedente proposito di diversificare il settore energetico e di partecipare a progetti come l’E40, sul recupero dal cassetto del processo di integrazione e sull’accettazione dell’ineluttabile: una riforma costituzionale che funga da apripista alla sua uscita di scena, essendo la sua immagine, ormai, danneggiata irreparabilmente ed essendo lui divenuto un ostacolo al fine della permanenza di Minsk nella sfera di influenza di Mosca.

Fra le ultime iniziative di Lukashenko, pensate per ricostruire la fiducia reciproca e migliorare ulteriormente il rinnovato clima di dialogo, figura l’accelerazione delle trattative per l’acquisto dei sistemi di difesa S-400 e Pantsir-S1, i quali contribuiranno non soltanto ad aumentare notevolmente le capacità di difesa della Bielorussia ma anche a mettere in stato di agitazione la periferia orientale dell’Alleanza Atlantica.

Negoziati in corso

Igor Golubcomandante dell’aeronautica militare della Bielorussia, il 14 gennaio ha confermato che le trattative per l’acquisto dei sistemi di difesa S400 e Pantsir S-1 sono ad un passo dalla conclusione. I lavori, secondo quanto dichiarato da Golub, sono nella fase precedente alla stipula del contratto, ragion per cui l’arrivo degli armamenti avanzati a Minsk potrebbe avvenire a breve.

L’acquisto dei due sistemi permetterà alla Bielorussia di migliorare sensibilmente le proprie capacità di difesa antiaerea, sostituendo l’attuale sistema di schermatura basato sul vetusto S300 di fabbricazione sovietica. Il termine dei negoziati potrebbe essere realmente alle porte: il 14 gennaio, data delle dichiarazioni di Golub, le forze armate bielorusse e russe erano impegnate in un’esercitazione congiunta durante la quale è stata simulata la reazione ad un attacco di tipo aereo.

Non è da escludere che l’arrivo a Minsk delle prime batterie di S400 e Pantsir S-1 possa avvenire entro la fine dell’estate, dal momento che in settembre è programmata la conduzione dell’esercitazione militare congiunta Zapad 2021, organizzata “per potenziare la sicurezza militare dell’Unione Russia-Bielorussia”. Il loro trasferimento, con annessa attivazione, sarebbe estremamente utile ai fini dell’evento, allestito, fra i vari motivi, anche per accelerare l’integrazione dei sistemi di difesa dei due Paesi.

Le ricadute regionali

Le ripercussioni a livello regionale di un eventuale armamento della Bielorussia con gli S400 sarebbero notevoli e di grande giovamento per la Russia. Il sistema, descritto da Paolo Mauri come “la spina nel fianco dell’aviazione della Nato”, “è stato pensato per ingaggiare tutti i bombardieri Usa (dal B-2 al B-52), i cacciabombardieri di quarta e quinta generazione, velivoli spia e da guerra elettronica, velivoli Awacs, Uav e Ucav, missili da crociera, e missili balistici sino agli Mrbm“.

La notizia dello stato di avanzamento delle trattative ha raggiunto rapidamente l’altra sponda dell’Atlantico. L’Istituto per lo Studio della Guerra (ISW, Institute for the Study of War), un influente think tank con sede a Washington, ha lanciato l’allarme: “L’acquisizione dei sistemi S400 da parte della Bielorussia pone una minaccia significativa alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti“.

Il timore, spiegano gli esperti dell’Isw, è che il Cremlino possa amalgamare i sistemi di difesa aerea della Bielorussia ai propri, eventualità che “darebbe a Mosca il controllo sul loro impiego [ndr. S400]” e che aumenterebbe sensibilmente le capacità di disturbo nello spazio aereo dell’Europa centrale, orientale e baltica.

L’armamento della Bielorussia sarebbe funzionale a controbilanciare lo spostamento ad Est della Cortina di ferro 2.0, la cui capitale è stata trasferita da Berlino a Varsavia dall’amministrazione Trump, generando un clima di turbamento generale presentante due sole vie di uscita: corsa agli armamenti o stallo.

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