C’era molta attesa per l’incontro di martedì alla Casa Bianca tra il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ed il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov. Un bilaterale, quello tra Stati Uniti e Russia, a cui non hanno partecipato solo i due rappresentanti delle rispettive diplomazie, ma anche lo stesso presidente Donald Trump. Tuttavia, la conferenza stampa finale ha visto protagonisti a Washington Pompeo e Lavrov, i quali hanno toccato con i giornalisti i vari dossier più scottanti. A partire da quello libico.

Lavrov: “Lavoriamo insieme sulla Libia”

Proprio la guerra in Libia, come sottolineato dal sito libico Al Wasat, ha rappresentato uno dei temi più dibattuti nella congiunta conferenza stampa finale. Le ultime vicende inerenti il dossier libico stanno suscitando sempre più scalpore e clamore, specialmente per l’attivismo mostrato di recente sia dalla Turchia che dalla stessa Russia. Il dipartimento di Stato Usa nello scorso mese di novembre è intervenuto contro il generale Khalifa Haftar, intimandogli  di stoppare l’offensiva contro Tripoli. Una mossa quella, interpretata come palesemente anti russa: l’uomo forte della Cirenaica è aiutato dal Cremlino, ci sono uomini della Wagner presenti in Libia al suo fianco, i quali stanno contribuendo a farlo avanzare verso la capitale libica. Da qui le preoccupazioni da parte del Dipartimento di Stato, così come anche del Pentagono e del Congresso, circa un possibile aumento dell’influenza russa all’interno dello scacchiere libico.

Risulta da interpretare anche in questa direzione l’accusa, lanciata dal comando Usa in Africa (Africom), alla Russia di aver abbattuto un drone americano a Tripoli a fine novembre. Tensioni non indifferenti, smorzate però nell’incontro bilaterale: “Mosca e Washington stanno collaborando sulle crisi in Libia e Yemen”, ha dichiarato Lavrov. Una collaborazione che, stando alle parole del ministro degli esteri russo, non è esente da difficoltà ancora da superare nei rapporti bilaterali. Tuttavia, l’impegno per il superamento dell’attuale stallo libico sarebbe “comune” per via di canali di comunicazione tra le due diplomazie mai chiusi.

“Stiamo discutendo con la controparte americana – ha sottolineato Lavrov – evidenziando il perseguimento da parte di Mosca del dialogo con Washington per migliorare i rapporti bilaterali, considerando che l’attuale livello delle relazioni bilaterali non corrisponde agli interessi dei due Paesi e il mondo nel suo insieme”.

In che modo Usa e Russia potrebbero collaborare sulla Libia

Come evidenziato sopra, Mosca e Washington sembrerebbero in Libia barricate su due sponde opposte: il Cremlino è con Haftar, la Casa Bianca invece con il governo di Fayez Al Sarraj, l’unico riconosciuto dall’Onu. Ma questo non potrebbe precludere una collaborazione tra le due superpotenze in Libia. Le parole di Lavrov potrebbero quindi non essere state di circostanza. Del resto, Usa e Russia sono su due distinte e distanti barricate anche in Siria, ma questo non ha impedito negli ultimi anni la possibilità di tenere aperti canali privilegiati di comunicazione tra le parti soprattutto nei periodi più caldi del conflitto. Inoltre, la posizione degli Stati Uniti in Libia non è affatto così chiara come si potrebbe pensare: Washington riconosce solo Al Sarraj, ma ad aprile Trump ha lanciato un endorsement pro Haftar. Inoltre, gli Usa hanno sì intimato al generale di fermarsi, ma non hanno messo in campo alcuna azione concreta per impedirgli di continuare con la sua offensiva su Tripoli.

In poche parole, al di là delle preoccupazioni per la crescente influenza russa in Libia, dalla Casa Bianca non è arrivato alcun concreto segnale volto a far pensare ad un diretto intervento Usa sulla questione. Né tanto meno è possibile al momento ipotizzare un Donald Trump impegnato a difendere fino alla fine Al Sarraj. Il vero nodo consiste nel fatto che gli Stati Uniti considerano marginale il dossier libico, non prioritario nella propria agenda. Trump potrebbe lavorare al massimo per un cessate il fuoco, da ottenere con la promessa da parte di Al Sarraj di sbarazzarsi degli elementi più estremisti. In tal senso, il mandato di arresto per il presunto terrorista Emad Al-Shagabi, emanato dal governo di Tripoli nei giorni scorsi, potrebbe andare verso questa direzione.

Ma oltre a queste mosse, è difficile ipotizzare un impegno più incisivo degli Stati Uniti in Libia. Ed ecco quindi che, in un simile scenario, potrebbe emergere all’orizzonte la concreta possibilità di una collaborazione tra Washington e Mosca volta a gestire possibili escalation ed a contenere il protagonismo evidenziato dai principali attori regionali. A partire da quella Turchia che, in questi giorni, con la firma dell’accordo sui confini marittimi con il governo di Al Sarraj ha contribuito a destabilizzare il quadro in tutto il Mediterraneo orientale.

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