La questione relativa al nucleare iraniano continua a essere molto seguita dalle cancellerie internazionali, nonostante la guerra in Ucraina l’abbia ovviamente posta in secondo piano. Nelle scorse ore Israele ha avanzato le proprie perplessità riguardo la possibile rimozione dei Pasdaran dalla lista dei terroristi da parte degli Stati Uniti. Una possibile concessione quest’ultima da offrire a Teheran, difficilmente digeribile però dal governo dello Stato ebraico.

Le trattative intanto stanno andando avanti e le concessioni poste sul tavolo dei negoziati ne sono una diretta testimonianza. continuano e prima dello scoppio del conflitto alcuni passi in avanti erano stati raggiunti. L’obiettivo del formato 5+1, con al suo interno la presenza dei cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza Onu (Russia, Usa, Cina, Francia e Gran Bretagna) e della Germania, è l’ottenimento di una garanzia da parte iraniana di uno sviluppo della tecnologia nucleare solo in ambito civile. Mentre, da parte di Teheran, l’obiettivo sta nella fine delle sanzioni.

Le possibili concessioni Usa

La storia delle negoziazioni sul nucleare iraniano è lunga e travagliata. Iniziata ufficialmente nel 2013, tre anni più tardi un primo accordo era stato raggiunto. Per Teheran si erano aperte le porte della fine progressiva delle sanzioni e dell’embargo. La situazione è cambiata con l’arrivo alla presidenza Usa di Donald Trump. Quest’ultimo ha fatto proprie le preoccupazioni di Israele e all’inizio del 2018 ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo, inasprendo le sanzioni contro l’Iran. Israele infatti è sempre stata contraria alla “riabilitazione” iraniana. Lo Stato ebraico teme che alla fine Teheran possa avere tra le mani ordigni atomici da puntare contro il territorio israeliano. Tra i due Paesi la distanza è totale sia a livello ideologico che politico. Nella retorica ideologica degli ayatollah, Israele è sempre stato definito come il “piccolo satana”. Sotto il profilo politico, lo scontro tra i due Paesi è evidente nel sostegno dato dall’Iran agli Hezbollah, la formazione politica e paramilitare libanese con cui nel 2006 Israele è entrata in guerra.

L’asse tra Trump e Netanyahu, all’epoca primo ministro israeliano, ha decretato la fine dell’accordo sul nucleare. Con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca il discorso è cambiato. Obiettivo degli Usa è trovare un accordo soddisfacente per entrambe le parti con Teheran. Così come sottolineato da Nicola Pedde sul sito dell’Ispi, a febbraio erano arrivati segnali molto incoraggianti in tal senso. In primo luogo perché in ballo non c’è più soltanto la questione relativa al nucleare, quanto il posizionamento del governo iraniano nella regione. In poche parole, con l’accordo Teheran potrebbe uscire dal dedalo di sanzioni che ne stanno stroncando l’economia, mentre gli Usa potrebbero “contenere” il ruolo dell’Iran in medio oriente. Per questo, grazie anche alla mediazione esercitata da Iraq e Kuwait, questa volta gli storici rivali regionali degli ayatollah, ossia Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, non sarebbero così ostili al nuovo negoziato. Il compromesso potrebbe prevedere la fine di alcune sanzioni e l’eliminazione, da parte Usa, dalla lista dei terroristi dei Pasdaran. Ossia delle Guardie Rivoluzionarie, il braccio armato più potente della teocrazia sciita.

L’ira di Israele

Anche in Israele è cambiato il governo. Dallo scorso anno non c’è più Netanyahu ma il “tandem” Bennett-Lapid. Un accordo elettorale che prevede la presenza, nella prima parte della legislatura, di Naftali Bennett nel ruolo di primo ministro, con il testimone poi da passare nella seconda fase a Yair Lapid. La loro coalizione sull’Iran però non ha cambiato posizione. Per Israele un accordo di qualsiasi tipo con Teheran creerebbe timori sulla propria sicurezza nazionale. La notizia quindi di una possibile rimozione dalla lista dei terroristi dei Pasdaran non è stata ben accolta. “I Pasdaran iraniani – si legge in un comunicato congiunto di Bennett e Lapid – sono Hezbollah in Libano, la Jihad islamica a Gaza, gli Huthi nello Yemen, le milizie in Iraq. Sono responsabili degli attacchi a civili e militari americani attraverso il Medio Oriente compreso l’anno passato. Sono dietro i piani per assassinare alti esponenti del governo Usa. Sono stati coinvolti nell’omicidio di centinaia di migliaia di civili siriani, hanno distrutto il Libano e stanno opprimendo brutalmente i civili iraniani”.

“Uccidono ebrei perché sono ebrei, cristiani perché cristiani e musulmani perché rifiutano di arrendersi a loro – hanno proseguito Bennett e Lapid – il tentativo di rimuovere i Guardiani della Rivoluzione dalla lista delle organizzazione terroristiche è un insulto alle vittime e ignorerebbe una realtà documentale supportata da inequivoche evidenze”. Per i due principali esponenti del governo israeliano non è concepibile “che un’organizzazione terroristica sia rimossa in cambio di una promessa di non colpire gli americani”.

 

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