Cancellare gli accordi di Dayton e ridisegnare i confini dei Balcani. La proposta rivoluzionaria non viene da qualche mente distopica o complottista dell’etere, ma direttamente dalle pagine di una stimata rivista d’Oltreoceano: il New York Observer. Dalla penna di John Schindler, esperto di Balcani ed Europa orientale, il settimanale americano lancia la provocazione che, forse, non va presa come una semplice idea di un analista, ma come una possibilità di lettura del quadro geopolitico balcanico da parte dell’establishment statunitense nei prossimi anni.John Schindler non è un personaggio qualunque all’interno della stampa americana. E non è soprattutto di poco conto il fatto che scriva sull’Observer. L’analista viene dalle fila della Nsa, la National Security Agency, e rappresenta uno dei maggiori esperti di politica militare negli Stati Uniti. Inoltre, l’Observer è di proprietà di Jared Kushner, genero di Donald Trump e consigliere molto influente all’interno della cerchia dei collaboratori del nuovo presidente americano. E quindi, quanto scritto dalla rivista newyorkese non può essere preso come la semplice elucubrazione mentale di un osservatore, ma quantomeno come un dubbio che si sta inserendo nella classe dirigente dello Stato americano.La proposta di Schindler è che, trovandosi di fronte a dei Balcani in ebollizione, con la Russia che sta assumendo un ruolo sempre più preponderante nel mondo e con la Nato che cerca in tutti i modi di costringere il Cremlino a rinchiudersi nella sua fortezza, l’unica soluzione sarebbe quella di riformulare la geografia politica della regione europea. In sostanza, l’America sarebbe caduta in un errore storico di proporzioni enormi, che ha fatto sì che si desse adito a una serie di conflitti che potrebbero esplodere nell’arco di qualche decennio. L’errore commesso dall’Occidente, in sostanza, sarebbe stato quello di utilizzare come base per la nascita delle nazioni indipendenti dei Balcani, i confini imposti alle varie regioni dalla classe dirigente titina ai tempi del socialismo jugoslavo. Confini amministrativi che, però, rappresentavano a detta dell’analista non tanto realtà entiche e territoriali reali ma il semplice frutto di errori o di malafede dei dirigenti comunisti. La realtà sarebbe un’altra, e potrebbe essere una necessità nel prossimo futuro.Quale sarebbe la ricetta di Schindler? Ridisegnare i confini secondo quanto la storia e la cultura dei luoghi ci dicono su quella regione. In sostanza si darebbe il via a una spartizione dei territori balcanici non su base politica ma su base etnica. Dayton è stata un errore e così la politica dell’Unione Europea e della Nato, e, sempre secondo l’analista, sarebbe inutile e controproducente perseverare nello sbaglio. La Repubblica Srpska andrebbe quindi consegnata alla Serbia, il Kosovo all’Albania, la parte occidentale della Bosnia assegnata alla Croazia, il Kosovo settentrionale ridato ai serbi e la Macedonia divisa quale là fra gli Stati che rappresentano le diverse etnie del Paese. Per l’Observer tutto ciò sarà inevitabile, e pertanto, l’unica soluzione sarebbe quella di coadiuvare il tutto dall’alto, con l’ombrella della Nato e della comunità internazionale. Piuttosto che aspettare il sorgere di conflitti etnici che nei Balcani sono sempre un rischio cui nessuno vuole incorrere.L’idea ha naturalmente fatto il giro del mondo ed è già giunta alle orecchie di molti quotidiani balcanici nonché di molti analisti sia slavi che russi, che non vedono certo di buon occhio quest’opzione di ridefinizione dei confini. In particolare a preoccupare sarebbe proprio la Macedonia, che già da qualche tempo è in preda a una totale destabilizzazione politica. Una crisi istituzionale prima ancora che politica che sembra proprio indicare quanto sostenuto da Schindler nella sua analisi. Nella stessa direzione dell’Observer sembrano poi andare le scelte della politica albanese, che ormai da settimane, se non da mesi, parla con molta facilità di Grande Albania, un Paese che comprenderebbe parte della Macedonia e il Kosovo appena divenuto indipendente. Certamente, per ora, resta un’idea. Ma è l’idea di un uomo della NSA amico di Jared Kushner. E per come si stanno evolvendo le cose nei Balcani, non sembra che sia da sottovalutarla.

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