Dalle parole ai fatti. Secondo un documento interno diffuso da Foreign Policy, Nikky Haley, rappresentante permanente per gli Usa alle Nazioni Unite, ha proposto una rivalutazione radicale dell’assistenza estera degli Stati Uniti al fine di punire tutti quei paesi che votano contro le politiche di Washington all’Onu, tagliando gli aiuti. “È opinione della missione statunitense presso l’Onu che tutti gli aiuti esteri concessi dagli Stati Uniti debbano essere rivalutati per assicurare che i dollari dei contribuenti siano spesi per promuovere gli interessi del nostro paese, non per finanziare programmi stranieri che danno pochi o nessun ritorno su quegli stessi investimenti”, si legge nel memorandum di 53 pagine reso noto dall’autorevole rivista americana.

Nikky Haley e il presidente Donald Trump, lo scorso dicembre, avevano minacciato di tagliare gli aiuti a quesi paesi che hanno votato contro gli Usa in merito alla decisione di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo quest’ultima capitale di Israele.

Il memorandum

Il documento, intitolato “America First Foreign Assistance Policy”, rispecchia le parole di Trump pronunciate in occasione del discorso sullo stato dell’Unione al fine di “garantire che i dollari americani che vanno in aiuti all’estero vadano sempre incontro agli interessi americani e solo agli amici dell’America”. Il documento propone di rivedere i finanziamenti concessi a quasi 40 paesi che hanno ricevuto un totale di 100 milioni di dollari dagli Stati Uniti nel 2016, ma che in sede Onu hanno votato contro Washington. Nel memo si rileva, per esempio, che il Sud Sudan, uno dei primi 10 beneficiari degli aiuti Usa, “ha votato a favore degli interessi degli Stati Uniti solamente il 47,9% delle volte”.

“La nota – spiega Colum Lynch su Foreign Policy – si rivolge principalmente a programmi di sviluppo, compresi i progetti di realizzazioni di infrastrutture, istruzione ed energia, anche se questa tipologia di programmi di aiuti all’estero sono spesso pensati esplicitamente per promuovere gli interessi della politica estera degli Stati Uniti. Gli investimenti nello sviluppo e nell’istruzione aiutano a frenare il radicalismo, mentre l’energia e l’assistenza allo sviluppo aumentato la crescita economica e la stabilità, riducendo le possibilità di conflitto”.

Tagli ai paesi poveri

Lo staff di Nikky Haley cita nello specifico tre progetti finanziati dagli Usa che, secondo la rappresentante permanente per gli Usa alle Nazioni Unite, meritano di essere riviste in considerazione “della frequente mancanza di sostegno da parte dei paesi beneficiari nei confronti delle posizioni degli Stati Uniti”: un programma di formazione professionale da 3,1 milioni di dollari nello Zimbabwe, un programma relativo ai mutamenti climatici da 6,6 milioni di dollari destinato al Vietnam e uno in favore dell’alfabetizzazione e della scuola da 4,9 milioni di dollari in Ghana. “Nessun ha votato con noi su Gerusalemme”, sottolinea il memorandum.

“Se i nostri avvertimenti falliranno, allora, come ha detto il presidente, risparmieremmo un sacco di soldi”, recita la nota. “Sono dell’opinione che i voti alle Nazioni Unite dovrebbero pesare, soprattutto verso quei paesi che votano contro di noi”, ha sottolineato di recente a Fox News John Bolton, ex ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite e nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, tracciando quella che sarà la linea della politica estera americana nell’imminente futuro. 

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