Mentre il Venezuela continua a vivere una crisi istituzionale, economica e sociale che la sta inesorabilmente conducendo alla guerra civile, c’è qualcuno, dall’altra parte dell’America, che su questa crisi ci investe o ci specula, secondo come si vogliano ritenere le operazioni finanziarie in Paesi nel baratro. Goldman Sachs ha così deciso di attivarsi per fare affari in Venezuela ed ha acquistato bond della compagnia nazionale petrolifera di Caracas. Fin qui nulla di strano, ma quello che lascia molto perplessi è la scelta del prezzo. Il governo ha, infatti, ceduto bond della Petróleos de Venezuela (Pdvsa) a un prezzo inferiore del 69% rispetto a quello reale. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Goldman Sachs avrebbe speso circa 860 milioni di dollari, mentre il valore dei bond acquisiti sarebbe intorno ai due miliardi e 800 milioni di dollari.L’operazione di acquisto da parte della multinazionale finanziaria di New York ha avuto il benestare del governo di Maduro, che è in piena crisi di liquidità ed ha assoluta necessità di denaro dal momento che le casse dello Stato, con la crisi degli ultimi mesi, è sceso sempre di più nel baratro. L’arrivo di questi 865 milioni di dollari è certamente una boccata di ossigeno per un Pese al collasso, utili già soltanto per avere i fondi necessari per pagare le urgenze sanitarie e per assicurare gli stipendi dei dipendenti statali.Ma è una manovra speculativa che, evidentemente, lascia con sé i dubbi su cosa significhi questo investimento da parte di una delle principali banche d’affari del mondo. Perché un Paese sull’orlo del baratro diventa oggetto di attenzione proprio da parte di affaristi statunitensi, tanto da impegnarsi in buoni del petrolio da qui al 2022? Ebbene, in molti, ovviamente, sposano la linea secondo la quale dietro questa speculazione vi sia la certezza che Maduro crolli nel giro di poco tempo e che nei prossimi anni il Venezuela diventi un Paese sotto guida delle opposizioni, probabilmente con il placet di Washington. Del resto, Tillerson, Segretario di Stato Usa, prima di entrare nell’amministrazione pubblica è stato proprio per molti anni nella direzione della Exxon che si occupava di estrazione petrolifera in Venezuela.L’investimento di Goldman Sachs sembra essere quindi spinto da garanzie sul futuro di Caracas, tanto che le operazioni di speculazione avanzate dalla banca d’affari sui fondi statali venezuelani sono iniziati già da molto tempo, ben prima di questa crisi. Già nel 2014, il governo Maduro fu costretto a ipotecare alla banca circa 45 tonnellate di oro delle proprie riserve auree per dare credito alla propria economia. Una manovra, quella sull’oro, che fece già a suo tempo gridare allo scandalo, dal momento che proprio Goldman Sachs aveva da poco pubblicato un report dettagliato sull’impossibilitò di una forte risalita del presso del metallo nel giro di pochi anni. Fu, in sostanza, un acquisto con cui Maduro ottenne un breve respiro per le proprie casse, ma che permise a Goldman Sachs di poter acquisire decine di tonnellate d’oro a prezzi bassissimi, attendendo che il prezzo risalisse.Ora, con il petrolio, sembra avvenire quanto accaduto con l’oro. Il governo di Caracas costretto a cedere a prezzi bassissimi bond statali e Goldman che scommette sul futuro del Venezuela. Un futuro che, evidentemente, dovrà essere senza governi di matrice chavista. Le opposizioni, che hanno lanciato l’allarme su quest’operazione della banca d’affari, dal momento che è stato svenduto l’oro nero di Caracas, hanno quindi in realtà ricevuto un assist fondamentale proprio dal sistema finanziario occidentale. Nessuno avrebbe investito 865 milioni di dollari senza certezze che quei bond, dopo anni, avrebbero avuto un valore nettamente superiore. In questo senso, quindi, la speculazione sarebbe preludio a un complesso cambiamento politico da cui le opposizioni trarrebbero sicuramente giovamento.D’altronde, se il futuro del Venezuela sarà di apertura al mercato, il petrolio sarà evidentemente il volano di ogni investimento. Secondo le stime delle grandi compagnie petrolifere mondiali, il Venezuela ha attualmente il più grande giacimento di petrolio non sfruttato nel mondo, e se continuasse con questi livelli di estrazione, potrebbe proseguire a sfruttarlo per almeno altri trecento anni. Nonostante questo, la Petróleos de Venezuela vive una crisi pluriennale che ha costretto il governo di Caracas a importare greggio leggero dagli Stati Uniti stessi per mescolarlo al proprio greggio pesante, in modo da poter esportare petrolio. Una crisi su cui ha da anni puntato gli occhi proprio Goldman Sachs e su cui si gioca, senza dubbio, il futuro del Venezuela ed anche, inevitabilmente, il suo presente.

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