La destra austriaca farà parte del nuovo governo presieduto da Sebastian Kurz. Il presidente della Repubblica Alexander Van der Bellen ha dato il proprio via libera alla coalizione di centrodestra composta dal Partito popolare (Ovp) e dagli ultranazionalisti del Partito liberale (Fpoe). L’Austria diviene così la prima nazione europea con un governo a trazione “populista”. Il Partito della Libertà, nonostante Kurz abbia basato la campagna su tematiche elettoralmente sovrapponibili,  ha guadagnato ulteriori consensi. Un’ascesa che dura ormai da dieci anni e che non ha conosciuto battute d’arresto: nel 2006 la formazione oggi guidata da Heinz-Christian Strache ha preso l’11%, nel 2017 è arrivata quasi a triplicare i consensi. Kurz, che è diventato ufficialmente il più giovane leader governativo del vecchio continente, ha chiuso un accordo per cui all’Fpoe spetteranno tre ministeri chiave: Herbert Kickl, presidente del partito, sarà il ministro degli Interni, Mario Kunasek sarà ministro della Difesa mentre Karin Kneissl, giurista esterna all’FPÖ, diverrà ministro degli Esteri. Il leader del Partito della Libertà sarà vice-cancelliere. 

Kurz e Strache, accomunati dal fatto di essere due uomini nuovi della destra austriaca, hanno individuato alcune priorità: quella più rilevante potrebbe riguardare un referendum sull’uscita dall’Unione europea, ma alcune fonti sostengono sia più probabile che Kurz si limiti a depotenziare il ministero degli Esteri e prenda per sè alcune deleghe ad interim. Soprattutto per evitare bocciature immediate da parte della comunità internazionale. La parola d’ordine – in ogni caso – resta “sicurezza”, specie rispetto alle continue richieste d’asilo di cui l’Austria è divenuta oggetto (8% del totale europeo). Altre convergenze – poi – sono state trovate in ambito lavorativo, dove Kurz ha promesso di introdurre maggiore flessibilità e un orario complessivo di dodici ore, e in materia fiscale, dove si andrebbe verso un taglio lineare delle imposte. Un capitolo a parte – inoltre – merita il tanto chiacchierato divieto di fumo nei luoghi pubblici: l’abolizione della legge attualmente in vigore avrebbe addirittura fatto parte delle trattative per la formazione del governo. La sigaretta, con qualche eccezione anagrafica, tornerà ad essere protagonista nei locali. Angela Merkel, solo nella giornata di ieri, ha lanciato l’ennesimo monito ai paesi dell’est -Europa, definendo “inaccettabile” il rifiuto di accogliere migranti. Kurz e Strache – insomma – sono chiamati ad una scelta: cambiare le linee programmatiche sui migranti ed accettare le quote di rilocalizzazione o finire nel blocco dei paesi euroscettici (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca), con sanzioni annesse. 

Il duo governativo più “populista” d’Europa – però – deve fare i conti anche con il proprio elettorato. Il leader del Partito della Libertà ha già ricordato come “gli elettori ci abbiano dato un chiaro mandato perché si tengano in considerazione le loro preoccupazioni, in particolare in materia di sicurezza”. Differentemente dagli altri governi guidati in passato da questi due partiti – però – questa coalizione presenta una novità: il partito maggioritario – in questo caso – è quello popolare, che potrebbe tranquillizzare le cancellerie europee e moderare i propositi sovranisti di Strache. La nuova destra austriaca deve trovare un equilibrio e la volontà di Kurz di tenere per sè le deleghe più “delicate” in materia estera evidenzia il fatto che il Partito popolare sia cosciente della necessità di fare sintesi tra le richieste dell’Unione europea e i proclami nazionalisti. In queste ultime settimane – infine – il “bambino prodigio” ha smorzato i toni critici verso le istituzioni sovranazionali, mostrandosi apertamente filoeuropeo. Conservatori e destra estrema – del resto – sono su posizioni contigue, ma diverse. Sebastian Kurz, dopo essere riuscito nel “miracolo” di divenire cancelliere a soli 31anni, è chiamato adesso ad un altro difficile compito: restare in sella, nonostante le differenze e le pressioni della Merkel. 

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