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(Beirut) Il 20 maggio in Camerun si è celebrata la festa nazionale, alla presenza del presidente Paul Biya, 85enne, il capo di Stato più anziano dell’Africa. Ma la manifestazione anziché essere una dimostrazione di unità nazionale, ha mostrato le profonde divisioni che attraversano il Paese. Le due regioni di lingua inglese sono state teatro di una rivolta latente e di una conseguente brutale repressione da parte del governo. Durante la parata del 20 maggio membri del partito di opposizione, il Fronte socialdemocratico,  hanno sfilato davanti al presidente e mostrato sotto le loro magliette immagini di persone torturate, mutilate e uccise.

La rivolta è iniziata nell’ottobre 2016, quando avvocati anglofoni sono scesi in piazza lamentando il fatto che i documenti legali non venissero tradotti dal francese e che gli inglesi fossero discriminati. Il Paese è ufficialmente bilingue da quando si è votato per creare una repubblica federale dopo l’indipendenza nel 1960. La popolazione di lingua inglese è meno di un quinto di quella complessiva, e sostiene di ottenere meno denaro pubblico e che il governo li costringe ad usare il francese nelle scuole, nei tribunali e in tutte le istituzioni pubbliche.

“Abbiamo problemi con l’acqua, le strade e l’assistenza sanitaria”, afferma Edna Njilin, segretaria generale del Partito popolare del Camerun dell’opposizione. “Non vogliamo che i nostri insegnanti impartiscano lezioni in francese”.

Ma la risposta del governo è stata una repressione brutale. Biya ha arrestato attivisti e tagliato internet nelle regioni di lingua inglese. “È attraverso l’impegno collettivo che saremo in grado di affrontare la sfida della transizione digitale”,  affermava mentre le province anglofone rimanevano offline.

Alle proteste inizialmente pacifiche son seguiti rapimenti e decapitazioni. Ma la ferocia è stata usata da entrambe le parti. Il 25 maggio sette attivisti sono stati condannati a pene dai 10 ai 15 anni con l’accusa di ribellione e terrorismo. Più di 100 civii sono stati uccisi insieme a 40 uomini delle forze di sicurezza. In questo modo sono ritornate le antiche volontà secessioniste del paese. E migliaia di persone sono fuggite, molte in Nigeria.

Il conflitto sta anche toccando la lotta contro l’insurrezione jihadista di Boko Haram. Nelle paludi che circondano il Lago Ciad nel nord del Camerun si nascondono i combattenti islamisti. I soldati delle unità di élite cemerunensi sono stati spostati dal Lago Ciad alle regioni anglofone. Lasciando così campo libero agli estremisti.

Ma non finisce qui. A marzo Biya ha tenuto un discorso in cui trapelava la sua volontà di ricandidarsi alle prossime elezioni presidenziali programmate per fine anno. Sarebbe, se ciò avvenisse, il suo settimo mandato. Ma Biya sta facendo ben poco per arrivare ad una soluzione pacifica degli scontri. Però governa il Camerun da un hotel a 5 stelle in Svizzera dove è in compagnia della sua eccentrica moglie, Chantal, conosciuta per gli abiti carissimi e le acconciature inusuali.

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