È ancora distante l’accordo tra Cina e Stati Uniti per porre fine alla guerra dei dazi. La clessidra scorre e manca soltanto un mese alla deadline tracciata da Trump. Il presidente americano ha sospeso il rincaro delle tasse doganali interne che lo scorso gennaio avrebbero dovuto colpire 200 miliardi di dollari di merci provenienti dal gigante asiatico. L’aumento dei dazi dal 10 al 25% è congelato in attesa che i due Paesi arrivino a una pax commerciale.

A marzo incontro Xi-Trump

Il primo round, svoltosi a Pechino a fine gennaio, aveva visto la Cina mettere sul tavolo una prima proposta. L’aumento delle importazioni americane – soprattutto per quanto concerne il settore alimentare – e altre vaghe promesse, tra cui un’apertura del mercato cinese per il settore auto, una nuova legge sulla proprietà intellettuale, una tiepida riforma sugli investimenti esteri. Troppo poco per accontentare Trump. Nel secondo giro di colloqui, avvenuto a Washington a inizio mese, pare ci siano stati importanti progressi. Il governo cinese, secondo i media americani, avrebbe proposto di organizzare un vertice tra Donald Trump e Xi Jinping.

La tranquillità di Trump

Il testa a testa avverrà presumibilmente dopo il meeting tra Trump e Kim Jong Un. Ancora non ci sono date ufficiali, ma si parla di marzo come mese più papabile. Il luogo dell’incontro ipotizzato dalla delegazione commerciale cinese sarebbe la città di Hainan, in Cina. La risposta di Trump non si è fatta attendere. Il Presidente americano ha usato Twitter per esprimere i suoi pensieri: “Non ci sarà nessun accordo finché il Presidente Xi e io non ci incontreremo nel prossimo futuro per discutere e concordare sulle problematiche più difficili”. Nonostante questo Trump rassicura la comunità internazionale dichiarando che “i colloqui stanno andando bene, ci sono buone intenzioni da entrambe le parti”.

I timori di Pechino

Sarà pur vero quel che dice Trump, ma a Pechino c’è chi non si fida per nulla. In una kermesse di studio organizzata dal Partito Comunista Cinese, i più importanti funzionari hanno analizzato i possibili rischi della guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti. Il governo centrale ha usato parole forti per descrivere il presente e il più imminente futuro. “Periodo di instabilità”, “incertezza” e “volatilità” tolgono il sonno a tecnici e politici mandarini. L’ideologo più importante del Partito, Wang Huning, ha chiesto ai quadri dirigenti di “prepararsi al peggio”. Cosa si nasconde dietro a questo avvertimento? La sensazione è che Cina e Stati Uniti possano non trovare un accordo e che la guerra dei dazi possa trasformarsi in una vera e propria guerra militare. Il controllo dei rischi attuato da Pechino è fondamentale per compattare tutto il governo attorno alla linea di Xi Jinping. Il countdown, intanto, prosegue minaccioso.

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