Una guerra lampo trasformatasi in uno stallo che oramai dura quasi da due mesi: il conflitto alle porte di Tripoli, caduto quasi nel dimenticatoio negli ultimi giorni, prosegue ed allo stesso modo proseguono le mosse politico-diplomatiche dei suoi protagonisti. Proprio in questo venerdì il leader dell’Lna (Libyan National Army) Khalifa Haftar si reca a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin. Un incontro definito da Inforos come “informale ed urgente”, di sicuro importante per capire le ultime evoluzioni sul campo.

La prima volta di Haftar da Putin

Ben si comprende la posizione russa sul fronte libico: il Cremlino è tra gli alleati più stretti del generale Haftar, da anni la federazione russa intrattiene importanti rapporti con l’uomo forte della Cirenaica, fornendo al suo esercito armi e munizioni. Ma non solo: è in Russia che vengono stampate le banconote del Dinaro libico circolante nell’est del paese e che attualmente dà un senso alla banca centrale situata in Cirenaica e sostiene l’economia in questa regione della Libia. A dimostrazione dell’alleanza tra Haftar e Mosca, anche una visita compiuta nel gennaio 2017 dal generale a bordo della portaerei russa Kuznetsov, di rientro dalla Siria e di passaggio dalle acque di fronte la Libia.

Ma di persona il generale ed il presidente non si sono mai incontrati, almeno fino alle scorse ore. Il sito libico AddressLibya dà per certo il colloquio tra i due, fornendo dettagli sull’evento, dal Cremlino invece non giunge alcuna conferma ufficiale. Se l’incontro è confermato, come detto è il primo tra Haftar e Putin. Questo a testimonianza dell’importanza del momento e della strategia politica molto attiva in questi giorni da parte del generale. Nel giro di due settimane, Haftar visita Roma, Parigi e quindi adesso Mosca: in tutte e tre le capitali l’uomo forte della Cirenaica cerca rassicurazioni o sul sostegno o sulla possibilità di andare avanti nella sua azione militare su Tripoli. Avviata con le sue truppe lo scorso 4 aprile, l’operazione per la presa della capitale libica è ostacolata dalla resistenza delle forze vicine ad Al Sarraj ma per Haftar è più che mai vitale.

La telefonata di Putin ad Erdogan

Così come riporta AgenziaNova, emerge poi un dettaglio che trapela da Inforos e che potrebbe spiegare la natura del viaggio di Haftar a Mosca. Infatti, poco dopo l’incontro con il generale, Vladimir Putin avrebbe chiamato il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan. Con Ankara, Mosca ha importanti discorsi avviati soprattutto per quanto riguarda la situazione in Siria. Ed in queste ore di frenetici contatti diplomatici nella capitale russa, il dossier libico e siriano potrebbero essersi in effetti incrociati. Putin ed Erdogan dalla fine del 2016, da quando i due rispettivi governi si riavvicinano nei mesi successivi al fallito golpe turco, concordano alcune importanti strategia sulla Siria: qui Ankara, dopo aver appoggiato le fazioni islamiste in funzione anti Assad, contribuisce a stabilire alcune tappe per il ridimensionamento del conflitto in corso dal 2011 nel paese asiatico.

Un rapporto, quello tra Russia e Turchia, che se non è di alleanza quanto meno è di reciproco confronto politico, almeno per quanto concerne la Siria. Forse è per questo che Haftar corre urgentemente a Mosca, come riferisce Inforos. Il generale, che nei giorni scorsi accusa Erdogan di armare Al Sarraj, avrebbe chiesto in particolare a Putin di fermare l’esportazione di armi e rifornimenti verso Tripoli da parte della Turchia. Che le milizie di Al Sarraj usufruiscano di rinforzi turchi è in effetti dimostrato: nuovi mezzi provenienti dal paese anatolico vengono fotografati appena sbarcati al porto di Tripoli, così come le forze di Haftar si imbattono più di una volta contro droni turchi nelle zone a sud della capitale libica. Del resto, la Turchia assieme al Qatar è principale sostenitrice del movimento dei Fratelli musulmani, le cui fazioni libiche vantano diversi esponenti nell’esecutivo di Al Sarraj.

Possibile quindi che, nella telefonata riportata da Inforos, Putin ed Erdogan abbiano discusso di Siria e Libia e, in particolare, delle azioni dei gruppi vicini alla Turchia sia ad Idlib che a Tripoli. In poche parole, le guerre che coinvolgono i due paesi arabi potrebbero essere oggetto di reciproci scambi politici nei prossimi tavoli diplomatici. Ed è questo forse l’obiettivo minimo che Haftar sa di poter ottenere a Mosca: tirare in ballo il rapporto tra Russia e Turchia sulla Siria per provare quantomeno a frenare Erdogan nella sua azione di supporto ad Al Sarraj.

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