Alla vigilia dello storico incontro fra il presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e Donald Trump a Washington, il movimento islamista Hamas ha annunciato un cambio storico del proprio programma politico. L’organizzazione palestinese che da anni detiene il potere nella Striscia di Gaza, ha approvato una nuova linea programmatica che prevede l’accettazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967, pur non riconoscendo lo Stato di Israele. Non solo, ma Hamas ha preso per la prima volta le distanze dal movimento dei Fratelli Musulmani, di cui per anni è stata alleata.Le storiche modifiche alla cosiddetta Carta di Hamas, mai rivisitata dai tempi della sua creazione nel 1988, sono state annunciate da Khaled Mashaal, leader politico del gruppo. L’annuncio è avvenuto in Qatar, sede del movimento in esilio. Mashaal sta per concludere il suo mandato questo mese e sarà sostituito con ogni probabilità da Ismail Haniya, capo dell’organizzazione a Gaza fino allo scorso febbraio, quando è stato sostituito in carica da Yahya Sinwar, ex comandante dell’ala militare.La revisione del testo fondamentale di Hamas è di particolare rilevanza perché pone l’accento sul fatto che il conflitto con Israele abbia un carattere “politico” e manca di una base religiosa che abbia come obiettivo il popolo ebraico in quanto tale. Un cambio quindi di prospettiva che dimostra come il distacco dai Fratelli Musulmani sia sempre più marcato. Hamas, con questo gesto, vuole mostrarsi al mondo come guida di una guerra politica, non di una guerra santa. La sua è una revisione che interessa tutto il “movimento per la liberazione” della Palestina, perché con questa riforma il gruppo ha messo nero su bianco il fatto che ci debba essere una scissione totale fra religione e politica. Per Hamas l’obiettivo è la liberazione della Palestina e formare uno Stato con i confini del 1967. Motivazioni religiose non devono essere alla base della lotta, e si fa un distinguo tra ebraismo e Israele che, per la politica di Hamas, è una ver rivoluzione copernicana.Israele ha immediatamente rigetto le proposte provenienti da Hamas, che sono state tacciate di essere “fumo negli occhi”. Tramite un comunicato del governo, Benjamin Netanyahu ha subito voluto affermare che Israele non ha alcuna intenzione di ascoltare quanto detto da Mashaal. Anzi, il governo israeliano ha ribadito che la sua visione di Hamas è quella di un gruppo terroristico che si prepara alla guerra con Israele.Se però Israele, come ovvio, rifiuta quanto detto da parte di Hamas, dall’altro lato bisogna rilevare l’importanza che può avere quest’uscita del movimento in virtù della geopolitica di tutto il Medio Oriente. Hamas, con questa modifica, si è posta in una posizione di rottura con i Fratelli Musulmani. Una rottura che, in questo modo, avvicina l’organizzazione all’Egitto e alle monarchie del Golfo: paesi dove i Fratelli Musulmani non sono accolti. C’è quindi una ferma volontà da parte di Hamas di rompere con l’isolamento dal mondo arabo e di diventare una fazione all’interno del governo di unità nazionale palestinese.strip_reporter_dayIl fatto che l’annuncio di Hamas arrivi poche ore prima dell’arrivo a Washington del presidente Abu Mazen non è naturalmente casuale. Abu Mazen andrà da Donald Trump per cercare di convincerlo della necessità di uno Stato di Palestina riconosciuto da tutta la comunità internazionale ed in particolare dagli Stati Uniti. La base dei confini del 1967 potrebbe essere il primo passo verso un accordo che Trump ha sempre detto di voler far concludere tra Israele e Palestina per mettere fine a una questione umanitaria e politica che va avanti ormai da troppo tempo.Il fatto che Hamas sia giunta a più miti consigli è certamente dovuto anche alla politica del presidente palestinese, che da tempo ha deciso di mettere pressione al gruppo con tagli ai fondi per i suoi funzionari a Gaza e soprattutto con la diminuzione delle forniture elettriche. Una sorta di assedio da parte dell’Autorità palestinese che sembra comunque aver sortito un primo effetto, ovvero quello di provare a rilanciare un governo di unità nazionale dopo un decennio di rottura fra Hamas e Fatah. Un’unità nazionale che è la prima fondamentale necessità per giungere a una pacificazione di tutta la regione palestinese e per riuscire a convincere l’America della possibilità che la Palestina possa essere a tutti gli effetti uno Stato e non un ginepraio di sigle terroristiche che combattono contro il governo.

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