Gli Stati Uniti in Medio Oriente hanno un unico obiettivo: limitare il più possibile l’estensione dell’influenza dell’Iran, spezzando l’ormai famoso asse sciita che dovrebbe collegare Teheran al Mediterraneo unendo le forze della Repubblica Islamica agli alleati libanesi di Hezbollah. Un obiettivo dichiarato non solo dagli Stati Uniti, ma anche dai suoi maggiori partner mediorientali, ovvero Israele ed Arabia Saudita, che hanno il totale supporto di Washington nella loro ostilità nei confronti degli iraniani. A confermare quanto appena sostento, ci ha pensato nelle ultime ore Nikki Haley, rappresentante degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite. A margine di un incontro del Consiglio di Sicurezza sul Medio Oriente, la diplomatica statunitense si è lasciata a una serie di dichiarazioni che mostrano, senza mezze misure, quale sia la vera natura della politica americana per ciò che concerne il Medio Oriente. “Bisogna dire la verità, il Consiglio di Sicurezza spesso rende il Medio Oriente più complicato di quanto lo sia” ha sostenuto Haley, “si concentra su Israele e si rifiuta di riconoscere una delle principali fonti di conflitti e di uccisioni in Medio Oriente, cioè l’Iran e la sua milizia alleata, gli Hezbollah libanesi.”

Per l’ambasciatrice della Casa Bianca al Palazzo di Vetro, Hezbollah è più forte di prima, molto più forte di dieci anni fa, e sarebbe pronto a una guerra contro Israele. Il rischio, a detta degli Stati Uniti, è che Hezbollah riceva armi dall’Iran e utilizzi i sistemi iraniani per colpire Israele. Il tutto senza rispettare le risoluzioni ONU sul suo disarmo. Un messaggio chiaro che dimostra come il Medio Oriente, dopo la Siria e l’Iraq, sia tutt’altro che pacificato e che dimostrano l’importanza del confronto con l’Iran per la diplomazia americana. Non a caso, queste dichiarazioni in sede ONU sono giunte nelle stesse ore in cui il presidente Trump incontrava il primo ministro libanese a Washington: incontro in cui lo stesso presidente degli Stati Uniti ha definito Hezbollah “una minaccia per tutta la regione”. Parole che non hanno ricevuto condanna da parte del primo ministro libanese, il quale non ha mai visto di buon occhio la forza politica e militare di Hezbollah, ma che contrastano con il pensiero di molti politici libanesi, a partire da quelle del presidente Aoun, che ha sempre apprezzato la lotta degli sciiti in Siria contro lo Stato Islamico.  

La questioni di un possibile prossimo conflitto tra Israele e milizie libanesi è un tema che soprattutto negli Stati Uniti è diventato centrale all’interno del dibattito sulla geopolitica americana nel Mediterraneo Orientale e in Medio Oriente. Dal Pentagono sono spesso trapelate informazioni riguardo l’imminenza di un conflitto tra Israele e milizie scite, e anche da parte delle forze di sicurezza israeliane non è mai stata negata la possibilità di assistere uno scontro armato di ampio respiro fra le due forze. La guerra in Siria, soprattutto per quanto riguarda il confine israelo-siriano, si è trasformata negli ultimi tempi in un laboratorio di scontro fra Israele ed Hezbollah, e i raid dell’aviazione di Tel Aviv in territorio siriano avevano come unico scopo quello di bloccare l’avanzata degli sciiti prima che raggiungessero il confine israeliano o che avanzassero eccessivamente in Siria e assumessero una posizione di netto vantaggio nei confronti delle forze della coalizione internazionale. Se, infatti, Israele sperava che il coinvolgimento della milizia sciita in Siria diventasse un boomerang per il movimento libanese, l’evoluzione del conflitto ha creato in realtà una situazione opposta, in cui Hezbollah non si è solo esteso, ma ha anche raggiunto un livello di collaborazione con Iran, Siria e Russia che prima non era prevedibile.

Stando a quanto trapela dagli ambienti militari israeliani, la guerra con Hezbollah non è una possibilità, ma è una certezza. Come confermato dal generale Nitzan Nuriel, ex capo dell’Ufficio dell’Antiterrorismo israeliano, la guerra è “soltanto una questione di tempo”. Il problema è che questo conflitto, qualora dovesse deflagrare, rischierebbe di incendiare definitivamente il Medio Oriente, con rischi enormi per il coinvolgimento delle truppe di un ampio numero di Stati che vedrebbero la guerra fra Israele ed Hezbollah come l’inizio della resa dei conti per la leadership della regione.

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