“Non c’è dubbio, nella mia testa, che Putin volesse che perdessi e che Donald Trump vincesse. Non ho alcun dubbio rispetto al fatto che ci sia un groviglio di rapporti finanziari tra Trump e le sue operazioni con soldi russi, come rimango convinta che durante la campagna elettorale i suoi collaboratori abbiano lavorato molto duramente per nascondere i loro legami con la Russia”.

Con queste parole, l’ex Segretario di Stato Usa  Hillary Clinton è tornata recentemente a parlare delle elezioni presidenziali dello scorso novembre e dei presunti rapporti tra il Cremlino e il tycoon. Le ultime e-mail rese note dimostrano come, tuttavia, la sua plateale avversità verso la Federazione Russa e Vladimir Putin sia un sentimento recente, uno strumento narrativo per screditare Donald Trump e minare il risultato delle elezioni presidenziali americane dello scorso novembre – in attesa che l’indagine sul Russiagate ci dica qualcosa di più di semplici illazioni o ipotesi. Questo al netto delle strategie geopolitiche che hanno visto contrapporsi Russia e Stati Uniti quando la Clinton ricopriva la carica di Segretario di Stato e che proseguono anche oggi con Trump.  

Putin invitato alle cene di gala della Clinton Foundation

Nel marzo 2009 Amitabh Desai, direttore della politica estera della Clinton Foundation, ha invitato ufficialmente oltre 200 leader mondiali – tra i quali figura il primo ministro russo Vladimir Putin, l’allora presidente Dmitry Medvedev e l’ex presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbachev – a presenziare ad alcuni eventi esclusivi e cene di gala organizzate dalla Clinton Foundation. La posta elettronica di Desai è stata inoltrata ad Andrew Shapiro, assistente di Hillary Clinton e a Jake Sullivan, vicinissimo alla famiglia Clinton. Le e-mail sono state diffuse dal watchdog conservatore Judical Watch e mostrano come, a pochi giorni dalla sua nomina a Segretario di Stato, Hillary Clinton fosse in rapporti quantomeno cordiali con le più alte personalità del Cremlino. 

Come cambia la narrativa

Questo recente sviluppo dà un’immagine molto diversa della Hillary Clinton ossessionata da Putin e dalle interferenze di Mosca. Ricordiamo come l’ex Segretario di Stato abbia regolarmente rimproverato, per tutta la campagna elettorale del 2016, lo sfidante Donald Trump in maniera quasi compulsiva di non condannare abbastanza il presidente russo e di aprire a una possibile riappacificazione tra le due potenze. E dopo aver perso le elezioni, l’esponente democratico ha continuato a sostenere la tesi secondo cui il tycoon fosse colluso con i russi e che Mosca lo abbia aiutato concretamente a diventare presidente. Nei giorni scorsi, allo show di Rachel Maddow della MSNBC, parlando del presidente Trump, ha detto: “Non è come Putin; vuole essere come lui”. Ennesima affermazione che rientra appieno in quella retorica che l’ex candidata democratica porta avanti da mesi. 

Riemerge il conflitto d’interesse di Hillary Clinton

Al di là di Putin, emerge un altro fattore importante dalla lettura di queste nuove e-mail: il conflitto d’interesse. L’elenco degli inviti agli eventi esclusivi, infatti, include i regnanti dell’Arabia Saudita, che hanno donato 14,5 milioni di dollari alla Clinton Foundation; il Kuwait, (tra i 5 e i 10 milioni di dollari dati alla fondazione); Oman, Emirati Arabi Uniti e Qatar – i quali hanno donato dall’1 ai 5 milioni ai Clinton nel corso degli anni. Di fatto, la Clinton ha beneficiato dei suoi contatti come Segretario di Stato per ricevere finanziamenti e risorse per la fondazione di famiglia. 

Non è affatto un caso se l’inaspettata sconfitta alle ultime elezioni presidenziali e i vari scandali legati alle e-mail hanno affossato i conti della Clinton Foundation: poche settimane dopo l’esito delle elezioni, infatti, le donazioni da parte dei governi stranieri sono calate dell’87% mentre quelle dal settore industriale e dalle società private sono diminuite del 37%.

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