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Sono ormai passati alcuni giorni dallo scoppio delle prime proteste a Hong Kong e i giornali di tutto il mondo hanno coperto con attenzione quanto accaduto nell’ex colonia britannica. Ma i media cinesi come hanno affrontato la questione? E cosa sanno i cinesi della protesta scoppiata a pochi passi da Pechino? Il punto di vista della Cina sui fatti di Hong Kong è del tutto sui generis: scelta legittima ma che, per certi versi, fa discutere il mondo occidentale per una copertura dei fatti giudicata parziale e poco veritiera.

Un’altra prospettiva

Il punto di vista del Dragone è diverso; mentre i media internazionali riportavano foto e racconti dell’oceanica folla scesa nelle strade di Hong Kong, i quotidiani cinesi hanno offerto una copertura parziale dell’ì’evento dandogli un’altra chiave di lettura. Nella maggior parte dei siti, lo scoppio delle proteste dei cittadini hongkonghesi è stato oscurato dalla visita di Xi Jinping in Asia centrale e dall’inaugurazione del Consumer Electronic Show di Shanghai, una fiera dell’elettronica in salsa asiatica. Nei casi in cui è stato dato risalto alla notizia, le testate giornalistiche hanno puntato il dito sulla presunta interferenza di potenze straniere, causa degli incidenti avvenuti ad Hong Kong.

La chiave di lettura dei quotidiani cinesi

Ieri il China Daily, quotidiano edito in lingua inglese e diffuso anche nel mondo occidentale, capovolgeva la situazione. Anziché parlare dei due milioni – così dicono le stime non ufficiali – di cittadini scesi in piazza per protestare contro la legge sull’estradizione chiesta da Pechino a Hong Kong, il giornale ha aperto con un’altra protesta, avvenuta sempre nel vecchio possedimento inglese, ma che niente aveva a che fare con quella principale. “HK parents march against US meddling” titolava il China Daily, dando risalto alla protesta inscenata da una trentina di persone davanti al consolato americano per protestare contro l’ingerenza straniera negli affari di politica interna cinese. “È spregevole – continua l’articolo – che alcuni politici statunitensi abbiano interferito ripetutamente sul tema dell’estradizione”.

Accuse e ricostruzioni parziali

Un altro importante quotidiano cinese, il People’s Daily, ha scritto nella sua edizione internazionale che la legge sull’estradizione continua a essere supportata e sostenuta da gran parte della società di Hong Kong. Considerando che la città ospita quasi 8 milioni di persone e che circa un paio hanno protestato, il concetto riportato dalla notizia è verosimile ma non accenna alle proteste di una quantità non trascurabile di persone. Il Global Times, invece, lancia un monito direttamente agli Stati Uniti: “Se Washington crede di poter utilizzare quanto accaduto a Hong Kong come moneta di scambio fra Cina e Usa per costringere Pechino a scendere a compromessi nei negoziati commerciali, è bene che ci pensi due volte prima di farlo”.

La censura del Great Firewall

Il web cinese, recentemente “ripulito” da una nuova campagna del governo, è stato messo in sicurezza dalle parole sensibili, come “Hong Kong” e tutti gli altri termini ad esso correlato. I controlli hanno toccato sia Internet, e quindi i siti presenti online, che le app di messaggistica istantanea come WeChat e i social network. Foto, commenti, immagini e riferimenti alla manifestazione di Hong Kong e alla legge sull’estradizione, in disaccordo con i rapporti approvati dai media statali, sono stati censurati. Il Great Firewall della Cina colpisce ancora.

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