La popolarità e il destino di Donald Trump si stanno trasformando in una spirale avvolta su se stessa. Se l’ex presidente degli Stati Uniti doveva già vedersela con i suoi garbugli giudiziari e i detrattori all’interno del Gop, adesso rischia di perdere una fetta importante dell’elettorato conservatore. Il tycoon è stato, infatti, aspramente criticato da diversi esponenti del fronte pro-vita e della destra del Partito repubblicano, dopo aver imputato alla questione dell’aborto l’insuccesso dei conservatori alle recenti midterm. Diversi conservatori hanno criticato Trump, affermando che nessuno dei candidati da lui sostenuti fosse favorevole a un divieto assoluto all’aborto, contrariamente a quanto apparentemente affermato dall’ex presidente.

Le accuse di Trump

Trump era tornato a commentare nel fine settimana il risultato dei Repubblicani alle elezioni di metà mandato dello scorso novembre, imputando la sconfitta della maggior arte dei candidati conservatori al tema dell’aborto, realizzando un autogol clamoroso. In un messaggio pubblicato sul suo social Truth, ha infatti raccontato che troppi candidati hanno gestito la questione in maniera inadeguata, riferendosi in particolare a quelli che a suo dire avrebbero insistito “con troppa fermezza” nel promuovere il divieto assoluto dell’interruzione di gravidanza, anche in caso di stupro o incesto. Trump è parso anche puntare l’indice contro l’elettorato conservatore, sostenendo che la tradizionale componente antiabortista “ha ottenuto quel che voleva” con la sentenza della Corte Suprema dello scorso anno, “e poi si è dileguata” abbandonando sostanzialmente la causa e le piazze.

Diversi conservatori sarebbero ora pronti a detronizzarlo. “Letteralmente zero candidati repubblicani hanno sostenuto che l’aborto debba essere vietato anche quando la vita della madre è a rischio”, ha dichiarato, ad esempio, il noto commentatore di orientamento conservatore Ben Domenech, che ha accusato l’ex presidente di “tradire la causa pro-vita”. Analizzando le primarie del 2024, in cui Trump è l’unico candidato dichiarato (scivolato però in basso nei sondaggi), Domenech ha aggiunto: “Trump ha tradito la causa pro-vita. Esiste ora un’enorme apertura per colpirlo nella posta in gioco del 2024, che mi aspetto che diversi candidati seguano.

Trump e i pro-life, un matrimonio di convenienza

Quello che sembrerebbe un rapporto datato, ovvero quello tra Trump e gli antiabortisti non è stato altro che un matrimonio di convenienza sin dal 2016. Nessuno, all’interno dei militanti pro-life, ha mai pensato veramente a Trump (che all’epoca era inequivocabilmente favorevole alla scelta) come un vero sostenitore della sua causa o delle basi religiose conservatrici di quella causa stessa. Ma la la promessa di ribaltare grazie alla Corte Suprema la storica Roe vs. Wade è stato un carrozzone troppo ghiotto per non saltarci sopra.

Ora che però il gioco si fa duro, Trump è pronto a far volare gli stracci, perfino scaricando questa fetta di elettorato. Pronto a fargli la guerra anche il noto opinionista Ramesh Ponnuru (lui stesso un attivista anti-aborto di lunga data) bollando le affermazioni di Trump come “un mucchio di sciocchezze in cima a un nocciolo di verità”. La verità consisterebbe nel fatto che alcuni candidati repubblicani che hanno preso posizione sull’aborto-come Dixon, Michels, Mastriano, Walker e Masters- hanno tutti perso. Ma come ormai è assodato, alle midterm sono intervenute ben altre dinamiche nelle scelte di voto, definito mai così “personale” come in questa tornata: lo schema generale dei risultati suggerisce, infatti, che gli elettori hanno punito i repubblicani più per i loro stretti legami con Trump, e con il refrain della frode elettorale presunta nel 2020, che per la loro opposizione all’aborto. Del resto, i governatori repubblicani che hanno firmato divieti totali o parziali sull’aborto, infatti, sono stati rieletti in Florida, Georgia, Ohio e Texas.

Trump ha bisogno dei pro-life per vincere

Sfortunatamente per Trump, fintanto che la sua candidatura per il 2024 sarà in piedi, necessiterà del movimento anti-aborto più di quanto il movimento abbia bisogno di lui. Con ogni probabilità, ci saranno altri candidati (sicuramente l’ex presidente Pence, forse l’arcirivale Ron DeSantis) disposti a mettersi in riga. La reazione alla collera di Trump, secondo NBC News, da parte delle organizzazioni anti-aborto più aggressive è stata significativa. Un importante gruppo anti-aborto ha respinto i commenti dell’ex presidente, invitando Trump a presentare un programma di “ambizioso consenso a favore della vita”.

Susan B. Anthony Pro-Life America ha criticato i candidati del Gop che adottano quella che ha definito una “strategia dello struzzo“, sostenendo che Trump e altri candidati alla presidenza nel 2024 dovrebbero articolare in modo più completo la loro posizione sul divieto all’interruzione di gravidanza. “L’approccio alla vittoria sull’aborto nelle gare federali, dimostrato da un decennio, è questo: affermare chiaramente l’ambiziosa posizione di consenso a favore della vita e contrastarla con la visione estrema degli oppositori democratici”, ha affermato lunedì il gruppo in una dichiarazione. “Non vediamo l’ora di sentire quella posizione completamente articolata da Trump e da tutti i candidati alla presidenza”.

La corsa al più antiabortista di tutti nel Gop

Che l’argomento metta già pepe fra i runners per Usa2024 è già chiaro da parte di un semimorigerato come Mike Pence: la provocazione da parte di Pro-Life America ha ricevuto una calorosa risposta dall’ex vicepresidente, che ha ritwittato la dichiarazione del gruppo anti-aborto, aggiungendo che era “ben detto”, dopo aver ripetutamente elogiato il ribaltamento di Roe v. Wade.

La domanda, dunque, è ormai lecita: la campagna antiabortista può fare a meno di Trump? Certamente. Trump può vincere senza i pro-life, amesso che superi le sue beghe legali? Difficile, se non impossibile. Significa perdere una fetta d’America conservatrice fino al midollo che non negozierà per nessuna ragione la propria etichetta pro-life che già qualcuno ambisce a mettersi sul petto, presentandosi come il più antiabortista degli antiabortisti. La percezione, sempre più ampia, è che la candidatura dell’ex presidente nel 2024 rischi di andare in pezzi un anno prima delle primarie: come l’ha dipinta bene il New York Magazine, si tratta sempre più di una “corsa per la rielezione triste, solitaria, assetata, distrutta, praticamente finta”. Che si tratti di Pence o di qualcun’altro, i conservatori antiabortisti sono alla ricerca di un nuovo padrino. The Donald, nel frattempo, ha già perso un enorme bacino di imprescindibili, mettendoli alla berlina invece che rinfocolarne l’affezione.

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