In Afghanistan la strada intrapresa dai talebani è sempre più lontana da quelle “promesse di normalità” fatte nell’agosto del 2021, quando gli studenti coranici sono tornati al potere a Kabul. Progressivamente le nuove norme imposte dall’emirato stanno togliendo ogni diritto soprattutto alle donne. L’ultimo editto in ordine di tempo, ha vietato alle donne di lavorare con le Ong straniere. Il tutto perché, secondo i talebani, le donne all’interno delle organizzazioni non hanno rispettato l’obbligo di indossare l’hijab. La nuova norma ha fatto seguito di pochi giorni quella sul divieto per le donne di accedere alle università.

Save The Children: “Non possiamo più operare in sicurezza”

L’annuncio dei talebani ha ovviamente avuto un forte impatto sulle organizzazioni che operano in Afghanistan. Molte di queste sono impegnate nell’assistenza alla popolazione e nel fornire aiuti nelle zone più remote del Paese. Un compito vitale considerando la situazione sempre più precaria a livello umanitario, con l’economia in rotoli per via del marcato isolamento dell’emirato a livello internazionale.

I talebani non hanno cacciato le Ong, ma hanno loro intimato di non avere al proprio interno personale femminile. Molte delle organizzazioni hanno così preferito andare via di propria volontà, piuttosto che aspettare invece la cacciata da parte degli studenti coranici. Il perché di questa scelta l’hanno spiegato gli operatori di Save The Children, in una conferenza stampa congiunta tenuta in questo giovedì assieme ai vertici di Care International, World Vision e del consiglio norvegese per i rifugiati.

“Per noi – ha spiegato Inger Ashing, direttore generale di Save The Children – è impossibile operare senza le donne. Con grande rammarico quindi dobbiamo sospendere le attività in Afghanistan”. L’Ong è presente nel Paese da più di dieci anni e ha portato avanti progetti di assistenza alla popolazione. Su un personale formato da 5.700 operatori, 2.490 sono donne. Numeri che quindi spiegano il motivo per cui senza il personale femminile l’attività non può andare avanti.

Non è però soltanto una questione di dati. “Il nostro personale femminile – spiegano ancora da Save The Children – ci permette di accedere a donne e bambini. La maggior parte delle donne in Afghanistan può vedere solo operatori sanitari di sesso femminile, e le bambine possono essere istruite solo da insegnanti di sesso femminile. Se il personale femminile viene eliminato dalla forza lavoro delle Ong in Afghanistan, non saremo più in grado di fornire servizi salvavita a milioni di donne e bambini. Senza di loro, non possiamo operare in sicurezza”. Una posizione rimarcata anche dai vertici delle altre Ong presenti in conferenza stampa. Mancherà, da ora in avanti, gran parte del personale e mancherà anche la possibilità di lavorare in sicurezza, da qui lo stop a ogni attività.

Talebani sempre più isolati

Molte scuole femminili sono state chiuse, in molte attività la presenza delle donne è stata vietata, il 20 dicembre scorso le porte delle università afghane sono state sbarrate alle studentesse che frequentavano le lezioni. In ultimo, per l’appunto, anche il divieto per le donne di lavorare con le Ong. I talebani, dopo un breve periodo iniziale in cui hanno assicurato di non togliere alcun diritto garantito dal precedente sistema afghano, disciolto con l’avanzata dei combattenti islamisti, hanno poi mostrato il loro vero volto. Applicando, punto dopo punto, ogni piano già visto e previsto tra il 1996 e il 2001, nel quinquennio cioè del loro primo emirato.

Anche per questo Kabul ad oggi è sempre più isolata. Risultano ancora congelati i fondi della banca centrale afghana negli Usa, così come appare molto difficile per l’Afghanistan rifornirsi di materie prime. L’unico grande attore internazionale che ha mostrato segnali di apertura è stato il governo di Mosca, anche se le intese siglate per la fornitura di petrolio e cibo al momento non sembrano aver avuto seguito. Con l’ultima scelta intrapresa, i talebani adesso rischiano un clamoroso autogol. Buona parte della popolazione infatti ha tirato avanti con gli aiuti giunti dalle organizzazioni internazionali. Con l’addio delle Ong, il rischio è la mancanza di ogni servizio basilare per milioni di afghani. E, di conseguenza, un indebolimento dei talebani al proprio interno.

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