Il premier Boris Johnson si è espresso in favore di elezioni anticipate, da svolgersi possibilmente il 12 dicembre, per far sì che il Partito conservatore torni ad ottenere la maggioranza dei seggi alla Camera dei Comuni consentendo così al suo piano Brexit di essere finalizzato con rapidità. Questo sviluppo incontra, però, alcune difficoltà: il Fixed Term Parliamentary Act prevede che le consultazioni anticipate possano aver luogo solamente qualora i due terzi dei parlamentari approvino la richiesta del premier e le opposizioni, al momento, vogliono che prima del ritorno alle urne sia esclusa la possibilità di una Hard Brexit.  C’è poi la possibilità che lo stesso esecutivo introduca una mozione di sfiducia contro se stesso o che lo facciano gli altri partiti, in questo caso basterebbero i voti della maggioranza dei parlamentari. Il governo, come terza opzione, potrebbe sottoporre all’approvazione del Parlamento un disegno di legge molto stringato, che convochi le elezioni per una determinata data e che bypassi, a maggioranza semplice, il Fixed Term Parliamentary Act.

Una strategia vincente

Boris Johnson è consapevole di come il ritorno alle urne sia l’unico modo per garantire governabilità al Regno Unito ed una tenuta stabile all’esecutivo: il Partito conservatore non ha più la maggioranza alla Camera dei Comuni ed il suo governo rischia di logorarsi nel continuo scontro con i deputati riottosi ed ostili. I Tories, secondo molti istituti demoscopici, beneficerebbero di elezioni anticipate e dovrebbero imporsi come primo partito del Paese. La maggior parte dei sondaggi diffusi negli ultimi dieci giorni, infatti, stimano i Conservatori tra il 36 ed il 40 per cento dei voti mentre i Laburisti oscillerebbero tra il 23 ed il 27 per cento dei consensi. I Liberaldemocratici dovrebbero ottenere il 17-19 per cento dei suffragi, il Partito Brexit il 10-12 per cento mentre i Verdi il 6-7 per cento dei voti. Solamente due rilevazioni,  quella di Survation per il Daily Mail  e di ComRes per Britain Elects, vedono i Tories più in difficoltà, al 32-33 per cento, con i Laburisti tra il 24 ed il 29 per cento ed i Liberal-Democratici tra il 18 ed il 2.

Le posizioni politiche di Boris Johnson sembrano riscuotere un discreto livello di consenso destinato a tramutarsi, grazie al sistema elettorale maggioritario basato sul “first past the post”, in una solida maggioranza parlamentare. L’azione di disturbo compiuta, a destra, dal Brexit Party non riuscirebbe a spaccare il fronte conservatore favorevole all’uscita dall’Unione Europea mentre il campo progressista verrebbe fortemente penalizzato dalla rivalità Laburisti-Liberali. I due partiti, infatti, rischiano di dividersi quasi in parti uguali l’elettorato anti-brexit o a favore di un secondo referendum: nei collegi, dove basta ottenere un voto più dei rivali per aggiudicarsi il seggio, ciò potrebbe rivelarsi fatale.

Il timore del voto

Una parte delle opposizioni teme il ritorno alle urne perché sa che, probabilmente, perderebbe le consultazioni e regalerebbe al premier cinque anni di governo stabile e maggioritario. Solamente la formazione di una coalizione tra Laburisti-Liberali-Verdi e nazionalisti scozzesi e gallesi potrebbe evitare questo sviluppo. La coalizione dovrebbe presentare un solo candidato per ciascun seggio ed in questo modo avrebbe la possibilità di sbaragliare la concorrenza dei Tories. Questa prospettiva, al momento, è però lontana dal realizzarsi anche perché estranea alle dinamiche politiche inglesi. Alcune fazioni dell’opposizione, Liberal Democratici e nazionalisti scozzesi, sembrerebbero però pronte a tornare al voto ed hanno proposto una legge che consentirebbe, con il supporto dei Conservatori, lo svolgimento di elezioni il 9 dicembre: bisognerà vedere se l’esecutivo sarà disposto ad appoggiare questa mozione. Solamente una serie di gravi errori politici da parte di Boris Johnson potrebbe, in questo momento, portare i Tories a perdere le prossime consultazioni e lo sviluppo più probabile, nel medio termine, è quello di una vittoria elettorale dei Conservatori. La Brexit, in un modo o nell’altro, è destinata ad avere luogo.

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