La politica israeliana nell’ultimo anno è stata preda di enormi paradossi. Del resto, basta considerare che il paese è andato al voto per tre volte nel giro di 11 mesi per capire come dai banchi della Knesset, il parlamento israeliano, è possibile aspettarsi ogni genere di sorpresa. Certo che però l’ultima, in ordine di tempo, avrebbe dell’incredibile: proprio nel momento in cui il premier uscente, Benjamin Netanyahu, ha potuto rivendicare una netta vittoria elettorale grazie al distanziamento degli avversari e ad un importante incremento di voti del suo Likud, ecco che potrebbe arrivare la detronizzazione di “Bibi”. E questo per via di possibili inedite alleanze, favorite da una legge elettorale che non prevede premi di maggioranza e dà spazio unicamente ad accordi post voto.

Lieberman pronto ad appoggiare Gantz

Così come scritto nei giorni scorsi su InsideOver, il verdetto delle urne da un lato ha portato, per la prima volta dopo tre tentativi, il partito di Netanyahu nettamente in testa. Tuttavia, il blocco degli alleati a lui tradizionalmente più vicini non ha accresciuto i consensi e si è fermato ad un totale, compresi i seggi presi dal Likud, di 58 parlamentari. La soglia minima per la maggioranza è di 61 in un’aula che conta 120 deputati, dunque per Netanyahu la strada per la riconferma si è subito mostrata in salita. Fino alle scorse ore però, nessuno pensava ad un possibile ritorno sulla scena di Benny Gantz. Lui, sconfitto nettamente e fermo con la sua lista “Blu&Bianco” a 33 parlamentari, sembrava oramai fuori dai giochi. Sommando i seggi del suo partito con quelli dei due alleati, ossia i 15 della Lista Araba Unita ed i 7 dei Laburisti, la coalizione di centro – sinistra si fermerebbe a 55. Se dunque era già difficile per Netanyahu, da vincitore, formare un governo la situazione è apparsa nettamente peggiore per Gantz.

Ma, in mezzo a queste due potenziali coalizioni, pendevano i 7 deputati di Yisrael Beiteinu. Si tratta del partito, orientato per la verità molto più a destra, che è riferimento per gli israeliani emigrati dai paesi dell’ex Unione Sovietica e che, soprattutto, è guidato da Avigdor Lieberman. Le chiavi della politica israeliana negli ultimi mesi di fatto le ha avute lui: nel dicembre del 2018 le sue dimissioni da ministro della difesa hanno comportato la caduta del governo di Netanyahu e la convocazione di nuove elezioni per l’aprile del 2019. In quest’ultima circostanza, così come nelle successive consultazioni del settembre 2019, Lieberman è apparso come attore decisivo per formare un governo. E le sue decisioni volte a non appoggiare né Netanuyahu e né Gantz hanno comportato l’aborto di due legislature.

Andando a guardare i dati delle ultime elezioni, Yisrael Beiteinu di fatto potrebbe garantire la maggioranza ad entrambi i contendenti: il centro – destra avrebbe 65 deputati, il centro – sinistra 62. E, stando alle ultime notizie, Lieberman avrebbe scelto di appoggiare Gantz. I contatti tra i due sarebbero in corso già da giovedì, i media israeliani nelle ultime ore hanno rilanciato e si sono detti oramai certi: il leader di Yisrael Beiteinu indicherà Gantz nelle consultazioni al presidente della Repubblica, Reunen Rivlin.

Possibile un governo di scopo, ma non mancano le incognite

Gantz e Lieberman non hanno molti punti in comune: centrista il primo, di destra il secondo, tuttavia entrambi vorrebbero la fine politica di Netanyahu. E così, al terzo tentativo, ecco che la suggestione fatta trapelare dai media israeliani potrebbe diventare realtà: creare un esecutivo in grado di scalzare il leader del Likud ed approvare una legge per vietare agli inquisiti di essere nominati premier. Netanyahu, che nello scorso mese di ottobre è stato rinviato a processo per corruzione, con una norma del genere non potrebbe più essere riconfermato primo ministro. Ma non solo: Lieberman e Gantz starebbero pensando ad una norma per imporre un limite ai mandati del premier. Anche in questo caso, Netanyahu verrebbe estromesso dalla possibilità di guidare un nuovo esecutivo.

All’orizzonte si prevede dunque un governo di scopo, il cui reale obiettivo è quello di far terminare dopo 11 anni l’era Netanyahu in Israele. La strada non è comunque così in discesa. Alla vigilia del voto, Lieberman aveva escluso un appoggio al Likud se quest’ultimo si fosse alleato con i partiti religiosi. Al tempo stesso però, il fondatore di Yisrael Beiteinu aveva dato chiaro indirizzo di evitare ogni accordo con coalizioni che comprendessero la Lista Araba Unita. Quota 62 con Gantz si raggiungerebbe soltanto con intese anche con il partito degli arabi israeliani: questi ultimi dunque, accetteranno adesso un appoggio ad un governo con Lieberman? Un’incognita, una delle tante, non da poco. I prossimi giorni saranno in tal senso decisivi.

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