L’Italia è interamente ferma, il Covid-19 sta mettendo a dura prova il nostro Paese, che ha letteralmente “chiuso bottega”. Non sono soltanto le saracinesche di negozi, bar, ristoranti e di tutte la altre attività che da sempre segnano il quotidiano ad essere rimaste abbassate. E non è soltanto l’economia adesso a frenare. I problemi per l’Italia arrivano anche dalla e sulla politica estera. Nessuno può uscire di casa, nemmeno i funzionari della Farnesina, nemmeno coloro chiamati ogni giorno a rappresentare le istanze diplomatiche del nostro Paese all’estero. E così da tutti i dossier più delicati, a partire da quello libico, l’Italia rimane al momento tagliata fuori.

Il coronavirus e gli interessi italiani in Libia

Nei giorni scorsi il generale Khalifa Haftar ha visitato l’Europa, facendo atterrare il suo aereo in due diverse capitali del vecchio continente: Parigi e Berlino. In altri tempi, ossia non lontano di più di un mese fa, la prima tappa sarebbe stata probabilmente rappresentata da Roma. Ma oggi nel nostro Paese c’è altro a cui pensare, nell’agenda di Giuseppe Conte e di Luigi Di Maio non c’è spazio per il dossier libico, né nella capitale ci sono al momento le condizioni logistiche per gestire la trasferta di un ospite. Haftar è così volato da Emmanuel Macron prima e da Angela Merkel poi, ben contenti questi ultimi ad essere loro a poter provare a far tornare l’Europa protagonista in Libia.

Anche perché l’assenza italiana ha consegnato a Parigi ed a Berlino maggiori margini di manovra. Per adesso Francia e Germania non si sono fermati, né probabilmente lo faranno. Contro il Covid-19 al massimo imporranno diverse limitazioni, ma la vita (quotidiana e politica) andrà avanti. A Berlino si sta propendendo per un’immunizzazione di massa, che vuol dire lasciare “sfogare” il virus e tenerlo sotto controllo, tutelando al contempo le fasce più deboli. In Francia forse useranno una mano più dura, ma niente misura drastiche e totali. A livello politico questo vuol dire che solo l’Italia resterà del tutto ferma, per i principali partner europei questa eventualità non appare proprio una sciagura. Le visite del generale Haftar sono un esempio: la Francia ha potuto proseguire la sua politica del doppio gioco, promettendo all’uomo forte della Cirenaica sostegno nelle sue richieste di ripartizione delle entrate petrolifere e, al contempo, presentando l’offerta di cessione di elicotteri airbus al governo di Tripoli. Dall’altro lato, la Germania ha la possibilità, con l’Italia ferma al palo, di poter riprovare a riproporsi quale attore in grado di mediare tra le parti. E questo, per i nostri interessi nazionali, è un grave rischio.

Italia declassata

Ma quello riguardante il dossier libico è, per l’appunto, soltanto un esempio. Non da poco, visto che ha a che fare con un Paese che per storia e per vicinanza geografica ha sempre rappresentato il perno di molti nostri interessi nel Mediterraneo e non solo. Come rimaniamo fuori dalla Libia, certamente rischiamo di essere estromessi anche da altri tavoli. Al pari di come si proibisce ai nostri turisti di sbarcare nelle varie parti del mondo, allo stesso modo si nega al nostro paese di essere ancora (pur in minima parte) protagonista nelle stanze diplomatiche più importanti. L’impressione è quella che l’Italia sia stata nei fatti già declassata.

Nel nostro Paese negli ultimi giorni sono accaduti fatti solitamente associabili a dinamiche di zone in via di sviluppo: l’esplosione di un’epidemia proveniente da oriente, ospedali quasi saturi, rivolta nelle carceri. È come se improvvisamente l’Italia fosse diventata non più “occidentale”, declassata appunto e dunque quasi depennata da ogni dossier. Certo, il virus andrà via e si porterà con sé il ricordo terribile di una brutta emergenza, il punto è però che adesso il nostro PAese vivrà a lungo con il grimaldello di essere fanalino di coda di quel mondo occidentale a cui apparterrebbe solo per ragioni geografiche, “appestato” non tanto per la diffusione del coronavirus quanto per il suo valore sempre più mediocre agli occhi del mondo. Una circostanza che, se non sanata subito, rischierà di avere conseguenze quasi irreversibili.

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