La Corea del Nord ha rotto una tregua durata due mesi ed è tornata a lanciare i soliti “proiettili non identificati”, per usare l’espressione utilizzata dalle autorità sudcoreane per riferirsi alle attività balistiche dei cugini situati oltre il 38esimo parallelo.

Secondo quanto riferiscono le Forze armate di Seul, Pyongyang ha sparato due proiettili (termine che a detta di alcuni esperti servirebbe per sostituire il più belligerante “missili”) dalle sue coste orientali verso est dall’area di Wonsan. I missili hanno compiuto una parabola di 240 chilometri, arrivando a toccare un’altitudine massima di 35 chilometri.

La Corea del Sud ha scritto in una nota che Seul “continua a monitorare la situazione in vista di ulteriori lanci”. L’ennesimo esperimento è avvenuto settimane dopo che il governo nordcoreano aveva proclamato la fine della moratoria ai suoi test balistici a lungo raggio. Dal canto suo il ministero della Difesa giapponese ha spiegato che i missili non sembrano aver raggiunto né le acque territoriali nipponiche né la sua zona economica esclusiva.

In ogni caso, questa è una preoccupazione in più tanto per Tokyo quanto per Seul. Il momento non è dei migliori, visto che entrambi i Paesi asiatici sono alle prese con un’inedita emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del nuovo coronavirus. Basti pensare che a causa del Covid-19 il presidente giapponese Shinzo Abe ha chiuso le scuole per due settimane, imposto lo svolgimento di eventi sportivi a porte chiuse nonché lo stop fino al 15 marzo del parco di divertimenti Disneyland, a Tokyo. Dall’altra parte la Corea del Sud deve fare i conti con una situazione sanitaria ancora più drammatica, con oltre 4mila pazienti contagiati.

Uno scenario stravolto dal coronavirus

Il coronavirus, almeno a giudicare da quanto riportano i media di Stato, non sarebbe invece ancora entrato in Corea del Nord, anche se nei giorni scorsi una fonte aveva parlato di un caso positivo a Pyongyang. In ogni caso, adesso, il Rodong, principale quotidiano del Paese, ha annunciato che altre 3.900 persone sono state messe sotto osservazioni per sintomi simili a quelli del Covid-19. Il numero totale di casi monitorati si attesta attorno alle 7mila unità.

Scendendo nel dettaglio, 2420 cittadini sono sotto osservazione nella provincia occidentale di Pyongan del Sud e altri 1.500 in quella di Gangwon sulla costa sud-orientale.

L’epidemia di coronavirus può in un certo senso essere ricollegata al tema economico delle sanzioni che gravano sul governo nordcoreano. Stando a quanto riferito da Afp, lo scorso 27 febbraio il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato che avrebbe adottato esenzioni umanitarie alle pesanti sanzioni imposte a Pyongyang. Il fine di questa decisione è quello di aiutare il Paese a combattere il Covid-19.

Margini di accordo

Il leader Kim Jong Un chiede tuttavia un abbattimento più massiccio delle sanzioni e non per motivi prettamente sanitari. Donald Trump è ancora disponibile a partecipare a un nuovo summit bilaterale anche se – ha fatto sapere il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Usa, Robert O’Brien – soltanto a patto che l’incontro apra le porte a un accordo sulla denuclearizzazione.

Lo stesso O’Brien ha smentito le indiscrezioni della Cnn secondo cui Trump si sarebbe disinteressato ai negoziati con i nordcoreani in vista delle prossime elezioni presidenziali statunitnesi. Intanto il dipartimento di Stato Usa si è detto disponibile ad adottare un approccio flessibile ai negoziati sulla denuclearizzazione: “Siamo disponibili ad adottare un approccio flessibile per giungere ad un accordo bilanciato, che dia seguito agli impegni assunti a Singapore”. Tornando al presente, l’ultimo test effettuato da Kim potrebbe essere un chiaro messaggio a Trump: il tempo sta finendo.

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