Il 5 maggio per i cattolici dell’Irlanda del Nord non è un giorno qualsiasi: è il giorno della morte di Bobby Sands, l’attivista della Provisional Irish Republican Army morto in carcere nel 1981 dopo un lungo sciopero della fame, simbolo delle fratture che hanno diviso le contee dell’Ulster dominate dal Regno Unito al loro interno. E oggi, 5 maggio 2022, la giornata simbolica può essere a suo modo storica per il Paese: il Sinn Fein, il partito dei cattolici d’Irlanda, posizionato a sinistra sui temi economici e vicino alla causa nazionalista irlandese e all’unione dell’isola, sogna il sorpasso sul Democratic Union Party (Dup), esponente della fazione protestante unionista.

Gli ultimi sondaggi davano il Sinn Fein oltre il 25% e gli unionisti sotto il 20, a rischio dunque di uno storico sorpasso. A far presa sugli elettori, prima ancora dell’identificazione vera e propria, un mix di richieste politiche al governo centrale legate al timore per una desertificazione industriale dell’Irlanda del Nord, per le disuguaglianze endemiche, per le conseguenze della Brexit. Il Sinn Fein si troverebbe così a metà della strada per diventare il primo partito dell’isola su entrambi i versanti del confine: è già in testa nei sondaggi nell’Eire, ove è dato al 34%

Questo, in applicazione degli Accordi del Venerdì Santo del 1998, porterebbe la carica di First Minister a passare a Michelle O’Neill, leader del Sinn Fein, nel contesto del sistema che vede i due partiti chiamati a governare a maggioranza comune. Come scrive Patria Indipendente, il consociativismo alla nordirlandese, in virtù di una volontà del sistema di evitare che la fazione unionista e quella fedele alla Regina si trovino potenzialmente a deliberare senza la controparte: “in occasione della prima seduta dell’Assemblea dopo il voto, i membri eletti dichiarino di riconoscersi nella definizione di “Unionista” (favorevole al mantenimento dell’Unione fra l’Irlanda del Nord e la Gran Bretagna), “Nazionalista” (favorevole all’abolizione del confine e alla creazione di un’Irlanda unita) oppure Altro”.

Sarebbe la rivincita di Bobby Sands, la sua vittoria postuma sulla condanna a morte impostagli dalla reazione del governo di Margareth Thatcher, che lo spinse a portare all’estremo il suo sciopero della fame. Sarebbe la fine dell’Ulster come possedimento para-coloniale di Londra. Dovesse venire eletta, la O’Neill sarebbe un capo di governo “non semplicemente nazionalista ma repubblicana, un fatto di portata storica che potrebbe avere implicazioni sulle prospettive dell’esecutivo, all’indomani del voto, e sullo stesso processo di pace”.

Negli ultimi tempi molte variabili stanno favorendo questi trend. Il profilo demografico dell’Irlanda del Nord sta cambiando, aumentando lo slancio del Sinn Fein. L’ultimo censimento di un decennio fa ha segnalato la popolazione protestante al 48 per cento, con i cattolici al 45 per cento e, sebbene provenire da un contesto comunitario cattolico o protestante non equivale necessariamente a sostenere o meno l’unione del Regno Unito, il fatto che le analisi parlano di un possibile pareggio tra il numero di cattolici e quello dei protestanti nell’Irlanda del Nord odierna ha sicure conseguenze politiche.

Oltre confine, la leader del Sinn Fein di Dublino Mary Lou McDonald, da tempo al lavoro per portare l’ala nordista a prendere totalmente le distanze dai suoi passati legami terroristici, osserva interessata. E ne ha buone ragioni.

Una vittoria dei nazionalisti avrebbe conseguenze dirompenti non solo a Belfast, ma si rifletterebbe, nell’ordine a Dublino, a Londra e oltre Atlantico. A Dublino, rompendo l’accerchiamento dei partiti tradizionali contro la sinistra nazionalista: “Sebbene lo Sinn Féin avrebbe probabilmente bisogno di partner di coalizione per formare un governo nella Repubblica – nota Politico – ad oggi è più vicino al potere che mai”. A Londra, perchè la vittoria del Sinn Fein rappresenterebbe uno schiaffo al Regno Unito post-Brexit di Boris Johnson, dato che il Dup, proxy del Partito Conservatore nella regione, è in caduta libera. Ma anche negli Stati Uniti, perchè il Sinn Fein, prosegue Politico, “ha avuto a lungo il sostegno della comunità irlandese-americana”, favorevole all’ipotesi che vede “l’Irlanda pronta a eleggere un primo ministro dello Sinn Féin nel Nord e taoiseach, o primo ministro, nel Sud”.

La conseguenza di lungo termine? Un possibile referendum sulla riunificazione. A cui molti nelle due sponde d’Irlanda cominciano a pensare. Ad oggi i dati più interessanti sono quelli di un recente sondaggio dell’Irish Times, il quale ha rilevato che la maggioranza degli elettori del Sud è favorevole a un’Irlanda unita a lungo termine, ma teme le conseguenze economiche e sociali di una sua realizzazione. Il voto odierno, nel giorno di Bobby Sands, potrebbe iniziare a smuovere le acque. Trasformando forse per sempre il futuro del Regno Unito e delle isole britanniche.

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