Manca poco più di una settimana al primo luglio, data in cui dovrebbe avere inizio l’annessione da parte di Israele del 30% della Valle del Giordano. Il piano si trova ancora sul tavolo dei ministri della Difesa, Benny Gantz, e degli Esteri, Gabi Ashkenazi, ben poco propensi ad assecondare in toto i desideri del primo ministro e desiderosi invece di rimandare l’annessione in attesa di ottenere il benestare internazionale sull’annessione. Ad incidere sul progetto israeliano, oltre alle divisioni interne, pesano anche le prossime elezioni americane.

In bilico tra Repubblicani e Democratici

L’idea del premier Benjamin Netanyahu di procedere all’annessione di una parte della Valle del Giordano è stata spesso presentata come l’implementazione del Piano di pace presentato dagli Stati Uniti a fine gennaio. Il famoso Accordo del Secolo prevede infatti che il 30% dell’attuale Cisgiordania e gli insediamenti presenti nei territori palestinesi passino sotto il diretto controllo di Israele, mentre la Palestina diverrebbe uno Stato privo di continuità territoriale e di una reale sovranità. Il progetto americano era stato accolto con entusiasmo dal premier Netanyahu, che nella lunga campagna elettorale aveva più volte promesso di procedere all’annessione della West Bank una volta rieletto. L’annuncio dell’inizio dell’espansione israeliana a luglio ha però allarmato la stessa Amministrazione Trump, che sta spingendo sempre di più per un’annessione “graduale”. Tale proposta sarà al centro dell’incontro che si terrà questa settimana alla Casa Bianca tra il presidente Trump, il consulente Jared Kushner e l’ambasciatore americano in Israele, David Friedman, che si recherà successivamente a Tel Aviv per parlare con Netanyahu.

Come detto, a pesare sulla decisione che prenderà nei prossimi giorni il premier israeliano pesano anche le elezioni presidenziali che si terranno negli Stati Uniti a novembre e il cui esito avrà inevitabilmente delle ripercussioni anche sul Governo Netanyahu. Al momento, il premier israeliano sa di poter contare sull’appoggio di Trump e di Friedman, per cui se dovesse procedere all’annessione della Valle del Giordano non incorrerebbe in sanzioni americane né in una risposta particolarmente dura come sarebbe invece successo in passato. Non tutti, però, all’interno dell’amministrazione americana sono d’accordo con Netanyahu: Kushner infatti si è opposto fin dall’inizio al progetto del premier israeliano, chiedendo ad Israele di procedere in un primo momento unicamente con l’annessione di alcuni insediamenti per non minare i rapporti in via di normalizzazione tra lo Stato ebraico e i Paesi arabi. Il premier potrebbe anche decidere di seguire i consigli del genero di Trump, ma così facendo rischia di perdere un’opportunità irripetibile. L’esito delle elezioni di novembre è incerto, per cui Netanyahu potrebbe ritrovarsi a fare i conti con un’amministrazione avversa o comunque meno propensa ad avvallare i piani espansionistici israeliani. A spingere sul piano interno per un’annessione parziale sono anche i servizi di sicurezza di Israele, preoccupati dallo scoppio di nuove proteste tra Gaza e la Cisgiordania che metterebbero a repentaglio la stabilità della regione e la sicurezza degli stessi israeliani.

Annettere solo alcuni insediamenti permetterebbe invece a Israele di sondare le reazioni a livello internazionale ed eviterebbe uno scontro diretto con un’eventuale amministrazione Democratica. Come spiegato da Haaretz, Netanyahu potrebbe presentare l’annessione parziale come un’azione per l’appunto limitata e che non minerebbe in alcun modo la soluzione dei due Stati. Lo stesso ambasciatore israeliano a Washington di recente ha iniziato a presentare le mosse del premier all’interno di questo frame, come dimostra il suo ultimo articolo pubblicato sul Washington Post. Anche solo l’annessione di alcuni insediamenti – in teoria – sarebbe sufficiente per alienarsi il sostegno dei Democratici, ma nella realtà permetterebbe a Netanyahu di mantenersi in buoni rapporti anche con una Casa Bianca non più Repubblicana. I prossimi giorni saranno decisivi per il futuro della regione.

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