La Germania è un asse portante dell’Europa, è un membro della Nato, alleato degli Stati Uniti e fedele all’Atlantismo. Questo significa che Berlino ha sposato e continua a sposare i valori occidentali, oltre che l’Europeismo. Il punto è che la politica estera tedesca collide apparentemente con la sua posizione geopolitica, almeno per quel che riguarda le relazioni con Cina e Russia, i due principali avversari americani.

Con l’avvento di Joe Biden alla Casa Bianca, gli Stati Uniti si sono resi protagonisti di una duplice mossa: richiamare gli storici alleati sotto la bandiera dell’Atlantismo e, al tempo stesso, isolare Mosca e Pechino. In particolare, questa tattica appare più congegnata ad arginare il Dragone cinese che non il Cremlino, visto e considerando anche il recente meeting tra Biden e Vladimir Putin. In ogni caso, la Germania fa parte dell’alleanza atlantica sventolata da Washington per spaventare le autocrazie.

Il problema è che Berlino, pur facendo parte di questo schieramento, ha più volte dimostrato di non voler sacrificare i propri interessi economici per favorire gli Stati Uniti nella loro battaglia personale con attori che, in fin dei conti, alla Germania hanno creato problemi molto relativi. Anzi: sia Cina che Russia rappresentano per il governo tedesco due potenziali partner con i quali stringere accordi e chiudere affari vantaggiosi. Dunque, perché mandare tutto in fumo?

Affari e accordi

Quanto appena raccontato è ben incarnato dalla vicenda relativa al Nord Stream 2. Come ha sottolineato Asia Times, la scorsa settimana Angela Merkel e Joe Biden hanno chiuso un “accordo salva-faccia” che consentirà la conclusione del gasdotto dalla Russia alla Germania. Mentre la cancelliera Merkel ha ottenuto un trionfo diplomatico, superando, cronologicamente, sia l’opposizione dell’ex presidente americano Donald Trump che le obiezioni di Biden, quest’ultimo ha dovuto sostanzialmente accettare la realtà.

Considerando che Mosca è stata più volte etichettata come una minaccia, tanto per l’Europa che per l’alleanza Nato, la Casa Bianca sperava che il progetto da 11 miliardi alla fine naufragasse in alto mare. Così non è stato, e questo anche e soprattutto a causa dell’insistenza di Angela Merkel nel portare a compimento la missione. La politica estera tedesca ha irritato ovviamente gli Stati Uniti, ma anche alcuni alleati europei di Berlino. Come detto, la Germania sostiene l’ordine globale basato su regole, l’Ue e tutto il resto, ma la cancelliera ha più volte anteposto le politiche nazionaliste favorevoli al proprio Paese rispetto alla logica comunitaria che, a parole, dice di sostenere.

La politica estera tedesca

Dovessimo analizzare la politica estera tedesca ai raggi x, ci troveremo di fronte a una specie di Germania First. In altre parole, Merkel – tanto nel rapporto con la Russia che nelle relazioni con la Cina – non ha fatto altro che difendere l’espansione dello status nazionale tedesco come grande economia di esportazione. Facile spiegarne il motivo, visto che per Berlino le esportazioni verso l’estero rappresentano quasi la metà del Pil lordo (mentre per gli Stati Uniti tale quota di esportazione è inferiore al 12%).

Insomma, senza poter contare su un commercio massiccio, i sogni di gloria della Germania evaporerebbero come neve al sole. Dunque, l’unico modo per scongiurare che ciò possa accadere è uno: il governo tedesco deve rimuovere tutto quello che potrebbe ostacolare le relazioni economico-commerciali del Paese con ipotetici attori rilevanti.

Detto della Russia, vale la pena spendere qualche parola sulla Cina. La Germania è ovviamente attratta dall’immenso mercato cinese e, come se non bastasse, Pechino è stata, per il quinto anno consecutivo, il principale partner commerciale tedesco. Impossibile non tenerne conto, nonostante la guerra fredda in atto tra Biden e Xi Jinping, e nonostante le molteplici battaglie portate avanti dai Paesi occidentali nel condannare, ad esempio, la questione relativa agli uiguri, a Taiwan, a Hong Kong e ai diritti umani. Berlino ha sposato tutte queste battaglie, ma i suoi affari con la Cina proseguono a gonfie vele. Un pragmatismo, quello incarnato da Merkel, per alcuni troppo pericoloso.

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