Agosto 2017, Steve Bannon lascia la Casa Bianca. Ad abbandonarla, una delle teste più prestigiose e controverse che hanno contribuito alla vittoria di Donald Trump alle presidenziali soltanto qualche mese prima. E da Bannon arriva un commento amaro: “La presidenza Trump per cui abbiamo lottato, e vinto, è finita”, ha detto in una intervista concessa al Weekly Standard dopo il licenziamento. “Abbiamo ancora un enorme movimento – ha aggiunto – e faremo qualcosa di questa presidenza Trump. Ma quella presidenza è finita. Sarà qualcos’altro”. Fuori dalla Casa Bianca, Steve Bannon fa crescere The Movement e i movimenti sovranisti che si ispirano alla vittoria del tycoon.

Poi, nell’agosto 2020, i guai giudiziari: l’ex stratega di Donald Trump, infatti, viene arrestato dopo essere stato accusato di frode dalla procura di New York per una presunta appropriazione di denaro. Bannon avrebbe destinato a se stesso parte di una raccolta fondi destinata alla costruzione del famoso muro al confine con il Messico, quello che il presidente degli Stati Uniti d’America aveva promesso di costruire nel corso della campagna elettorale del 2016. L’accusa, in sintesi, è quella di appropriazione indebita.”Sono vittima di un complotto politico”commenta Steve Bannon, rilasciato pochi giorni dopo con una cauzione da 5 milioni di dollari.

Bannon riprende i contatti con Donald Trump

Dopo l’allontanamento dalla Casa Bianca, Steve Bannon mantiene vivi i contatti con il tycoon che ha contribuito a portare al potere. Alcune caratteristiche e indirizzi dell’ex chief strategist della Casa Bianca permangono come, ad esempio, l’ostilità verso le istituzioni internazionali, il multilateralismo e la Repubblica Popolare cinese. Tant’è che i due continuano a sentirsi in gran segreto. Soprattutto nell’ultimo periodo, dove Donald Trump sembra essere solo, abbandonato da tutti dopo l’assalto dei suoi supporter al Campidoglioc del 6 gennaio 2021. Come riporta Bloomberg, Trump ha ripetutamente parlato per telefono nelle ultime settimane con Steve Bannon, al fine di chiedergli consigli sulla situazione politica e su come ribaltare il risultato elettorale.

Come ricorda la testata americana, Steve Bannon, durante il primo impeachment a cavallo fra il 2019 e il 2020 ha lanciato un podcast chiamato “War Room” in cui lui e altri alleati di Trump hanno difeso pubblicamente il presidente. Bannon ha usato il suo podcast per sostenere il tycoon duante gli ultimi due, complessi, anni da Presidente degli Stati Uniti. L’ex chief strategist della Casa Bianca deve affrontare accuse penali federali per il suo coinvolgimento con un’organizzazione no profit privata che ha raccolto fondi per costruire un muro al confine degli Stati Uniti con il Messico. I pubblici ministeri affermano che Bannon e altre persone associate al progetto hanno rubato le donazioni per uso personale. Bannon ha negato le accuse.

Trump potrebbe concedere la grazie al suo ex consulente

Secondo lAdnkronos, che cita Politico, Trump starebbe valutando di concedere la grazia a Steve Bannon: Trump, che tra quattro giorni lascerà definitivamente la Casa Bianca, potrebbe decidere di fare tutto all’ultimo minuto. L’annuncio della grazia presidenziale a Bannon, infatti, potrebbe giungere mercoledì mattina, prima del giuramento del presidente eletto Joe Biden, secondo quanto riferisce una delle fonti. Sempre mercoledì mattina, Donald Trump lascerà la Casa Bianca, diretto alla sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, dove il presidente uscente ha annunciato di volersi trasferire dopo il suo mandato.

Bannon e il legame con Guo Wngui

Bannon è particolarmente legato a Guo Wengui, il miliardario cinese che ha lasciato la Repubblica Popolare nel 2014 durante la campagna anti-corruzione voluta da Xi Jinping. Le autorità cinesi hanno accusato Guo di stupro, rapimento, corruzione e altri reati. Dal un lussuoso appartamento a Manhattan, è stato particolarmente critico nei confronti del vicepresidente Wang Qishan, un alleato di Xi e figura chiave nella campagna anti-corruzione del partito. A giugno, Guo e Bannon hanno annunciato la fondazione dello “Stato federale della Nuova Cina”, un’iniziativa volta a “rovesciare il governo cinese”.

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