I contrasti tra la Catalogna ed il governo di Madrid si trascinano ormai da anni. Le forze autonomiste della regione, tra le più prospere e sviluppate della Spagna, aspirano all’autodeterminazione ma hanno dovuto scontrarsi con la contrarietà degli esecutivi centrali, fermamente opposti a questa idea.La Catalogna ha storicamente goduto di un’ampia autonomia interna, soppressa durante il regime di Francisco Franco e poi ripristinata a partire dal 1978. La crisi finanziaria del 2008-2009 ed in tagli della spesa pubblica effettuati da Madrid hanno fomentato un ritorno del nazionalismo. I separatisti ritengono che i contribuenti della regione paghino troppe tasse per i servizi ottenuti e le rimostranze espresse li hanno portati a vincere le consultazioni regionali del 2015. L’esecutivo di Barcellona, guidato da Carles Puigdemont, ha tentato di far svolgere un referendum indipendentista nel 2017 ma il governo spagnolo si è opposto, ha interrotto la consultazione ed arrestato, processato e condannato i principali leader separatisti catalani.

Il fattore Covid

La pandemia di Covid-19 ha aggravato le problematiche già esistenti ed aggiunto un ulteriore terreno di scontro tra le parti. Il governo catalano ha criticato la gestione della crisi da parte di Madrid ed ha cercato di sfruttare la situazione per intensificare la lotta per una Catalogna indipendente. Quim Torra, Presidente della Catalogna ed il suo esecutivo sostengono che la regione stia gestendo la situazione meglio di quanto non faccia il premier Pedro Sanchez. Oriol Junqueras, condannato al carcere per il ruolo avuto negli eventi del 2017, ha definito il governo centrale come “nazionalista, centralista e militarista” ed ha sostenuto che la Catalogna debba divenire indipendente. Barcellona ha implementato un modello autonomo per calcolare i decessi da Covid-19 ed ha criticato la decisione di dispiegare unità militari nella regione.

L’esecutivo Sanchez

Le complesse vicende catalane si intrecciano con gli equilibri politici a Madrid: il governo guidato dal socialista Pedro Sanchez non ha la maggioranza dei voti in Parlamento e necessita dell’appoggio del partner di coalizione Podemos e del sostegno (o dell’astensione) di alcuni movimenti nazionalisti Baschi, come il Partito Nazionale Basco (PNV) e persino Catalani, come la Sinistra Repubblicana Catalana (ERC). Sanchez è riuscito a far passare alle Cortes la sesta  estensione dello stato d’emergenza grazie agli accordi raggiunti con PNV ed ERC. I nazionalisti hanno ottenuto alcuni vantaggi: la Catalogna riotterrà i propri poteri nel momento in cui entrerà nella fase 3 dell’uscita dal lockdown ed inoltre Madrid si è impegnata “qualora ci sia un’altra emergenza” a creare un meccanismo di cogestione della crisi con le comunità autonome.

Il futuro della Catalogna

I nazionalisti sembrano destinati ad esercitare una considerevole influenza sul futuro politico della Catalogna. Questo almeno è quanto emerge da una serie di sondaggi realizzati tra il febbraio ed il maggio 2020: la Sinistra Repubblicana di Catalogna è (quasi sempre) in testa alle intenzioni di voto degli elettori con percentuali comprese tra il 23 ed il 28 per cento (fa eccezione la rilevazione di electoPanel/electomania.es che la vede al 21.1). La lotta per la seconda posizione è tra i nazionalisti di Junts per Catalunya, stimati tra tra il 15.4 ed il 21.2 ed il Partito Socialista Catalano, che dovrebbe ottenere tra il 17.4 ed il 20.8 per cento dei voti. Gli altri sono più lontani: dai liberali di Ciudadanos (tra il 9 ed il 12 per cento) a Podemos (tra l’8.1 ed il 10.9 per cento) passando per i radicali di sinistra del Cup (tra il 4.9 per cento ed il 7.1 per cento).

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.