A gioire per l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca non sono stati solo milioni di americani che hanno scelto il candidato democratico, ma anche molti cittadini ucraini.

“L’Ucraina ha la fortuna di avere un presidente degli Stati Uniti con una conoscenza così profonda e personale del nostro paese”, aveva twittato Petro Poroshenko il 7 novembre, poco dopo la notizia della sconfitta di Donald Trump.

Nonostante la pandemia sia stata al centro dei dibattiti tra Donald Trump e Joe Biden, la politica estera degli Stati Uniti rimane uno dei più importanti nodi che caratterizzeranno la prossima presidenza Biden-Harris. E perché non rispolverare vecchie amicizie e interessi?

Joe Biden e l’Ucraina

Sei viaggi a Kiev come vice presidente, cinque dei quali dal 2014 in poi – dopo che la Russia ha riannesso la penisola di Crimea con un controverso referendum indetto da Vladimir Putin – l’ex punto di riferimento sull’Ucraina di Barack Obama è un volto familiare a Kiev, e a sua volta potrebbe dare molta importanza alle relazioni con l’Ucraina più di qualsiasi altro precedente presidente degli Stati Uniti.

“In primo luogo, farei dell’Ucraina una priorità della politica estera degli Stati Uniti. Dal punto di vista militare, fornirei più assistenza alla sicurezza degli Stati Uniti, comprese le armi, per rafforzare la capacità dell’Ucraina di difendersi. Vorrei anche espandere la missione di addestramento di successo per le forze armate ucraine avviata dall’amministrazione Obama-Biden”. È così che nell’estate del 2019 Joe Biden rispondeva alla stampa riguardo quali misure intraprendere per contrastare l’aggressione russa contro l’Ucraina da presidente.

Durante i due mandati di Obama, Washington ha fornito un sostanziale sostegno politico, economico e, in particolare dal 2014, un sostegno militare a Kiev. Le sanzioni contro la Russia dopo la riannessione della Crimea e il conseguente inizio della guerra nel Donbass possono in qualche modo delineare le basi per il futuro delle relazioni tra Biden e Zelenskyy. Il senatore del Delaware non ha infatti esitato a esprimere le sue priorità durante le prime conversazioni con i leader europei, da Emmanuel Macron a Boris Johnson. Con l’inquilino dell’Eliseo, Biden ha sottolineato un interesse per un lavoro congiunto “sulla risoluzione dei conflitti in Ucraina e Siria, sulla sicurezza e lo sviluppo dell’Africa, nonché sul programma nucleare iraniano”. Con Johnson, Biden ha discusso di “consolidare la democrazia e lavorare su questioni come l’Ucraina e i Balcani”.

Gli interessi di Hunter Biden e l’impeachment

Ma perché così tanto interesse? Oltre a voler aumentare gli investimenti occidentali e il sostegno all’indipendenza energetica dell’Ucraina dalla Russia, in particolare con il completamento del gasdotto Nord Stream II, non è chiaro se nel coinvolgimento di Biden c’entri anche il figlio Hunter. Nel pieno della crisi politica ucraina del 2014, il figlio dell’allora vicepresidente accettò l’incarico di membro del consiglio d’amministrazione della Burisma, azienda ucraina che produce gas con sede a Kiev e registrata a Cipro. Nulla di illegale secondo la legge americana che non vieta ai familiari dei politici di poter essere assunti da aziende o governi stranieri. A destare curiosità è però stato il cospicuo stipendio mensile di 50mila dollari percepito da Hunter Biden fino all’aprile del 2019 senza che venisse mai fatta chiarezza sulla sua mansione all’interno dell’azienda ucraina.

A rivelarsi significativo nella sconfitta di Donald Trump, anche la telefonata del 45esimo presidente americano all’omologo ucraino Volodymyr Zelenskyy nell’estate del 2019. Nella deposizione del whistleblower, Trump avrebbe fatto pressione verso il leader ucraino affinché aprisse un’investigazione sul suo avversario democratico Joe Biden e sul figlio Hunter Biden. Tra i sospetti di Trump, quello di aver illecitamente approfittato del proprio nome per assicurarsi proprio l’incarico nel consiglio d’amministrazione dell’azienda petrolifera ucraina. Nelle accuse del cosiddetto segnalatore di illeciti, Trump “ha usato il potere del suo incarico per sollecitare l’interferenza di un paese straniero nelle elezioni presidenziali del 2020”, tanto da essere stato il terzo presidente nella storia degli Stati Uniti ad essere messo ufficialmente sotto accusa.

Tra le scelte future che dovrà prendere Joe Biden – una volta confermato presidente – quella dell’ambasciatore permanente in Ucraina che manca dal maggio 2019, quando Trump silurò Marie Yovanovitch. Vista come ostile dal presidente Zelensky, la diplomatica americana fu definita da Trump come una che “portava cattive notizie”. Scelta come ambasciatrice in Ucraina nell’ultima presidenza di Obama, durante il suo incarico a Kiev, la diplomatica spinse per mettere fine all’immunità dei parlamentari ucraini accusati di corruzione, grande piaga del Paese.

E se nelle audizioni pubbliche del processo di impeachment contro Donald Trump, Yovanovitch dichiarò di non aver mai incontrato né parlato con Hunter Biden, dovremo aspettare di vedere chi Joe manderà a Kiev per capire le prossime mosse della nuova presidenza.

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