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Secondo quanto riporta Die Welt, gli Stati Uniti avrebbero cercato di persuadere una società farmaceutica tedesca, la CureVac che ha sede a Tubinga, a spostare le proprie ricerche inerenti la fabbricazione di un vaccino per il coronavirus negli Stati Uniti, dietro il pagamento di una lauta somma di denaro.

La mossa di Donald Trump, secondo il quotidiano tedesco, sarebbe volta ad assicurarsi i diritti esclusivi di produzione di un futuro vaccino e sarebbe da far risalire al 2 marzo scorso, quando l’esecutivo americano ha incontrato, alla Casa Bianca, i delegati dell’azienda tedesca incluso Daniel Menichella, allora amministratore delegato che ha recentemente lasciato la carica dopo due anni sollevando più di un sospetto sulla trattativa.

Menichella, di nazionalità americana, è stato avvicendato al vertice dell’azienda tedesca lo scorso mercoledì 11 marzo, quando la CureVac ne ha reso noto, tramite comunicato stampa, la sostituzione con Ingmar Hoerr, che è stato tra i fondatori.

“Da parte del consiglio di amministrazione vorrei ringraziare molto Dan Menichella per il grande contributo che ha dato a CureVac negli anni recenti” si legge nella nota stampa, in particolare “Dan ha sviluppato i nostri affari e ha dato impulso allo sviluppo di importanti prodotti tra cui il recente inizio del nostro programma sul vaccino per il coronavirus“.

Questo è bastato per scatenare una serie di speculazioni su quanto accaduto durante quell’incontro alla Casa Bianca aprendo un vero e proprio giallo che le dichiarazioni ufficiali non sembrano avere risolto.

Secondo Die Welt il presidente americano avrebbe offerto un’ingente somma di denaro, alcune fonti riportano un miliardo di dollari, alla CureVac per trasferire le ricerche sul vaccino negli Stati Uniti, e così facendo, date le leggi vigenti, avrebbe automaticamente acquisito i diritti esclusivi di produzione, cioè il brevetto. Le aziende straniere che vogliono lavorare su suolo americano, infatti, sono costrette a cedere qualsiasi tipo di brevetto che dovessero utilizzare.

A quanto sembra, secondo il quotidiano tedesco, ci sarebbe stata una sorta di colloquio informativo tra i rispettivi governi con Berlino interessata a capire se si potesse comunque sviluppare il vaccino e altre sostanze attive in Europa e in Germania in caso di trasferimento dei processi produttivi negli Usa.

La notizia ha fatto infuriare esponenti della politica di Berlino. “Il regime americano ha commesso un atto estremamente ostile” sono state le parole di Karl Lauterbach, della Spd, che ha proseguito affermando che gli impiegati della sanità tedesca, così come quelli del resto del mondo, hanno bisogno di avere accesso libero a quanto si sviluppa in Germania e che nessun Paese dovrebbe essere in grado di avere un vaccino in esclusiva. “Il capitalismo ha dei limiti” ha concluso Lauterbach.

Anche il ministro tedesco per l’Economia si scaglia duramente contro il presunto tentativo americano di acquistare il brevetto: “la Germania non è in vendita” ha detto Peter Altmeir riferendo che la questione verrà discussa oggi dal governo durante un consiglio di crisi sul coronavirus. Parallelamente il ministro degli Esteri, Heiko Maas, ha ribadito che lBerlino intende condividere i risultati della ricerca. “I ricercatori tedeschi sono leader nello sviluppo di medicine e vaccini, nell’ambito di collaborazioni globali. Non possiamo permettere ad altri di acquisire in esclusiva i vaccini” ha affermato come riportato da Adnkronos “possiamo sconfiggere il virus solo se agiamo insieme, non gli uni contro gli altri”.

Da parte americana ovviamente si nega ed è lo stesso ambasciatore e trumpiano di ferro Richard Grenell a smentire che gli Stati Uniti abbiano cercato di acquisire diritti esclusivi sulle ricerche di un vaccino per il coronavirus. “Non è vero” ha detto il legato “la storia di Die Welt è sbagliata. Ma Business Insider, Reuters e altri ci si sono buttati non avendo le proprie fonti”.

Anche l’azienda tedesca sembra smentire quanto riportato dai media in queste ore. Domenica ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che “rigetta fermamente le voci che riguardano la vendita di tecnologia della compagnia” rifiutandosi di commentare ulteriormente le speculazioni che si sono lette sui media.

L’incontro però c’è stato, e lo sappiamo direttamente dalla CureVac che ha reso noto come il presidente Trump ed il vice presidente Pence con altri membri della task force della Casa Bianca per l’emergenza coronavirus insieme ad alti rappresentati delle case farmaceutiche e biotecnologiche Usa si siano incontrati con Menichella. Durante la riunione l’allora amministratore delegato ha sottolineato il potenziale della ricerca dell’azienda tedesca sul vaccino e la tecnologia che adottano sottolineando in particolare come potrebbero essere in grado di svilupparlo in “pochi mesi”. Niente di segreto e complottista a quanto pare: del resto un’iniezione di liquidità immediata è quanto occorre per far galoppare la ricerca, in tutti i campi.

Gli Stati Uniti, per cercare di combattere l’epidemia da Covid-19, stanno cercando di muoversi su più fronti e sebbene pericolosamente in ritardo su quello del contenimento del contagio – solo recentemente sono state chiuse le scuole ad esempio – dal punto di vista della ricerca medica hanno mosso quasi da subito i primi passi verso la scoperta di un vaccino. La Casa Bianca, infatti, non ha preso contatto esclusivamente con la società tedesca, ma ha incontrato i delegati di più di 25 case farmaceutiche per cercare di capire a che punto siano le ricerche e, plausibilmente, per capire quali finanziare.

Sebbene i sospetti che l’eventuale scoperta di un vaccino negli Stati Uniti possa venire tutelata da un brevetto, alcuni rappresentanti dell’esecutivo hanno riferito, come riportato dal New York Times, che i risultati verranno condivisi con il resto del mondo.

È cominciata, da quando è stato scoperto il virus e ne sono stati sequenziati i geni dei vari ceppi, una “corsa al vaccino” che sta vedendo schierati i ricercatori dei maggiori Paesi del mondo: Cina, Stati Uniti, Francia, Italia, Germania e perfino Israele che per il momento sembra ben lontano dai numeri di contagiati che stiamo osservando in Europa. Chi lo scoprirà per primo acquisterà sicuramente prestigio a livello internazionale in ambito accademico e avrà un’arma in più alla propria propaganda, in un periodo in cui proprio il virus sta ridefinendo gli equilibri della geopolitica non solo grazie alla scoperta della fallacia della società globalizzata, bensì proprio grazie alla possibilità di sfruttare il momento per mostrare sostegno ai Paesi maggiormente in difficoltà, come il nostro, per poi incassarne una futura riconoscenza.

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