La centralità del Giappone nell’agenda estera degli Stati Uniti è aumentata notevolmente negli ultimi quattro anni, ossia da quando Donald Trump ha dato il via all’atteso confronto egemonico con la Cina. Il Paese del Sol Levante è tornato a reclamare il proprio spazio in Estremo Oriente e nel Pacifico e, in cambio dell’appoggio incondizionato al contenimento dell’antico rivale, chiede alla Casa Bianca di essere incorporato nell’alleanza fra agenzie di intelligence più longeva del mondo: i Cinque Occhi.

Il Giappone vuole entrare nei Cinque Occhi

L’ultima settimana di dicembre si è aperta con la diffusione e la conferma, da parte della stampa nipponica, di una notizia a lungo rumoreggiata: il Giappone è stato fra i Paesi che hanno partecipato alla raccolta di documentazione comprovante l’esistenza dei campi di detenzione per gli uiguri nello Xinjiang. Il materiale – questa è la vera novità – non sarebbe stato condiviso con gli Stati Uniti a mero titolo collaborativo, ma per una ragione precisa: utilizzare le capacità di intelligence e spionaggio dei servizi giapponesi per dare prova di meritare l’ingresso nei Cinque Occhi.

Un appello a Washington affinché sia consentita l’entrata di Tokyo nell’alleanza era stato lanciato lo scorso agosto dall’attuale ministro della difesa giapponese, Taro Kono, raggiunto dai microfoni di Nikkei. La trasformazione dei Cinque Occhi nei Sei Occhi, infatti, permetterebbe al governo giapponese di avere accesso ad una mole di informazioni altrimenti impossibili da possedere e che, pur in presenza di collaborazioni fra i servizi segreti, raramente vengono condivise in virtù della loro natura estremamente riservata.

L’era Trump volge al termine, perciò l’onere di rispondere alle richieste di Tokyo ricadrà sull’amministrazione Biden, alla quale si è già rivolto l’influente Centro per gli Studi Internazionali e Strategici di Washington, nel mese di dicembre, spezzando una lancia a favore dell’alleato asiatico.

I Cinque Occhi, di cosa si tratta?

Cinque Occhi, o Five Eyes, è il termine con cui si fa riferimento ad un’alleanza fra le agenzie di intelligence e i servizi segreti di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, risultante dall’accordo UKUSA del 1946. Le agenzie dei Cinque Occhi si scambiano informazioni, raccolgono dati e lavorano congiuntamente nell’intelligence dei segnali nel nome di un unico imperativo: la supremazia e l’integrità dell’ordine internazionale americano-centrico.

Connessa alla realtà dei Cinque Occhi, di cui fanno parte anche MI6, CIA e NSA, è la rete ECHELON, ovvero quel sistema globale di raccolta, analisi e intercettazione di intelligence dei segnali, la cui esistenza è divenuta di pubblico dominio a cavallo fra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000.

L’obiettivo dei Cinque Occhi muta in base all’esigenza del periodo storico: fino al 1991 l’attenzione dell’alleanza è stata rivolta al contrasto dell’Unione Sovietica, e a latere alla lotta al comunismo in tutto il mondo, nel dopo-11 settembre il mirino è stato spostato sul terrorismo internazionale, e negli anni recenti il focus è stato trasferito su Cina, Russia e i cosiddetti stati canaglia, in primis la Corea del Nord.

Edward Snowden ritiene che i Cinque Occhi siano la colonna portante del sistema di sorveglianza globale creato dagli Stati Uniti negli anni della Guerra al Terrore e li ha definiti “un artefatto del secondo dopoguerra che unisce i Paesi anglofoni, i quali cooperano e condividono i costi dell’infrastruttura di raccolta di intelligence. […] Nei decenni [è divenuta] un’organizzazione di intelligence sovranazionale che non risponde alle leggi dei suoi stati”.

I Cinque Occhi hanno collaborato e collaborano attivamente con le agenzie di intelligence e spionaggio di alleati-chiave dell’Occidente, in particolare Israele, Corea del Sud e Giappone, ma l’ingresso formale di altri membri è stato impedito, anche negli anni recenti, dalla riluttanza degli Stati Uniti a fornire le stesse garanzie e i medesimi diritti a quelli che avrebbero potuto essere i nuovi soci. Tali indugi, motivati da un miscuglio di memoria storica e diffidenza, sono stati alla base del tanto discusso ma mai avvenuto allargamento verso Francia, Germania (e Giappone).

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