Basta leggere le parole che Paolo Gentiloni ha usato per commentare i risultati delle elezioni nel Regno Unito per comprendere l’insuccesso del partito di Jeremy Corbyn (in particolare) e della sinistra europa (in generale): “Vince Johnson cavalcando l’onda di Brexit. Perde l’illusione di una sinistra nostalgica. Speranza e fiducia nell’Unione europea. Oggi più che mai”. Le prime due frasi sono corrette: BoJo è stato votato perché, piaccia o meno, la gran parte del popolo britannico vuole la Brexit ed è disposta a votare un “cane pazzo” (ma solo all’apparenza) come lui pur di portarla a termine; Corbyn, invece, non è stato votato perché è stato percepito come un vecchio arnese della sinistra, è stato accusato di antisemitismo e ha promesso di tassare praticamente tutti. Abc: “Anyone, but Corbyn”, scegli chiunque ma non Corbyn. La speranza di cui parla Gentiloni, invece, è solo una pia illusione, coccolata da chi, ancora oggi, non riesce a capire, o forse non vuole, dove sta andando il mondo.

Ma se invece vogliamo capire, o anche solo intuire dove sta andando il mondo, dobbiamo fare un passo indietro e tornare a quell’anno – il 2016 – che è stato il grande spartiacque della politica internazionale. Siamo a giugno e gli occhi del mondo sono puntati su quell’isola, la Gran Bretagna appunto, che è sempre stata così vicina, ma allo stesso tempo così lontana, dall’Europa. Tutti i sondaggi sono chiari: la Brexit non si farà. La gente ama l’Unione europea e ne ha compreso il suo valore. Falso. I sondaggisti riusciranno a fare di peggio solamente pochi mesi dopo, con le elezioni americane, dando Hillary Clinton praticamente già insediata alla Casa bianca. Ma torniamo a Londra: quando, poco alla volta, escono i primi exit poll, si comprende che la maggior parte dei britannici (il 51.89%) è pronta a lasciare la Ue. È uno choc non solo per Londra, ma anche (e soprattutto) per Bruxelles. Che fare? Innanzitutto demonizzare la Brexit e farla passare per una cosa portata avanti solamente da bifolchi e vecchi. E in parte la Brexit è stata ed è anche questo, sia chiaro. Basta guardare la mappa del voto per rendersene conto: sono soprattutto gli uomini e le donne delle periferie a volere lasciare la Ue. Sono (anche) gli sconfitti della globalizzazione a voler far saltare il banco. Ma non sono solo loro. E questa reductio ad bubulcum rappresenta il tentativo delle élite di demonizzare un risultato sgradito.

E lo dimostra il voto di ieri. La maggioranza (schiacciante) dei britannici ha scelto Boris Johnson con un unico obiettivo: portare a termine questa benedetta Brexit e, in questo senso, ha ragione Gentiloni. Che sbaglia però subito dopo quando invoca l’Unione europea. Il voto britannico è infatti un sonoro schiaffo in faccia a Bruxelles, le cui istituzioni sono percepite sempre più oppressive e soffocanti. Se le élite che ora si trovano nei palazzi di potere della Ue non saranno in grado di fare una sana autocritica e correggere il tiro, l’Unione europea crollerà. E non a causa di BoJo. Ma per colpa della miopia di chi, oggi, chiede più Europa. Anche quando la gente ha iniziato ad odiarla.

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