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Il 15 novembre è stata una giornata importante per i fragili equilibri che sorreggono la pace nella vena scoperta del Caucaso meridionale, il Karabakh.

Due eventi, accaduti nell’arco della seconda metà della giornata, hanno spinto gli Stati Uniti a rivolgersi alle parti direttamente ed esternamente interessate alla questione karabakha: una risoluzione del Senato francese destinata a far discutere – il dibattito è già cominciato – e uno scontro a fuoco nei pressi di Mollabayramlı, distretto di Kəlbəcər.

Il Karabakh non dorme mai

Nella giornata del 15 novembre, dopo mesi di indiscrezioni e dopo settimane di lavori, il Senato della Repubblica francese ha approvato una controversa risoluzione – passata con un roboante 295 contro 1 – che chiede al governo Borne, e dunque alla presidenza Macron, di imporre delle sanzioni all’Azerbaigian. Obiettivo della richiesta, che non è vincolante – all’esecutivo l’ultima parola –, è di punire e di addossare la responsabilità su Baku per la due-giorni di escalation militare dello scorso settembre. Due giorni terminati con più di 300 morti e con la ricattura, da parte di Baku, di circa 10 chilometri quadrati di territorio karabakho.

La risoluzione del Senato francese imputa a Baku la responsabilità di suddetta crisi, chiedendo al governo di introdurre sanzioni nei suoi confronti e di esercitare pressioni affinché ritiri il dispositivo militare da quelli che vengono definiti territori armeni. Ultimo, ma non meno importante, la risoluzione invita l’esecutivo a fare propria una precedente risoluzione, a firma dell’Assemblea nazionale e datata 2020, riguardante il riconoscimento della statualità dell’autoproclamata repubblica dell’Artsakh – che, ad oggi, non gode di nessuna legittimazione a livello internazionale.

A poche ore di distanza dall’approvazione della risoluzione, che è stata accompagnata dalle proteste della diaspora azerbaigiana in Francia, un fatto eloquente: una postazione militare azerbaigiana a Mollabayramlı, distretto di Kəlbəcər, viene raggiunta da fuoco (armeno) proveniente da oltreconfine, dal villaggio di Verin Shorzha. La notte, dieci minuti prima dell’una, un altro scontro a fuoco, stavolta ad Ağdam.

L’intervento degli Stati Uniti

Poco meno di un’ora dopo lo scontro a fuoco di Ağdam, la presidenza Biden, nonostante la distrazione obbligata dai fatti di Przewodów, comunica attraverso Anthony Blinken di “aver sollecitato il primo ministro Pashinyan a sostenere lo slancio nei negoziati di pace tra Azerbaigian e Armenia”.

Un messaggio breve ma conciso, postato su Twitter, che non lascia dubbi sul (vero) destinatario al quale è stato rivolto: la Francia. Francia che viene invitata a non sabotare l’agenda statunitense per il Karabakh, giacché la risoluzione del Senato è suscettibile di convincere Erevan a far saltare il tavolo dei lavori e, in potenza, di riaccendere le ostilità in un teatro in cui la pace si regge sul filo del rasoio.

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