Il 21 settembre è iniziato il dibattito generale della 76esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, uno degli eventi più attesi ed importanti della politica internazionale. L’appuntamento ha attratto nel Palazzo di vetro di New York i capi di Stato di quasi 100 Paesi e si protrarrà ancora per qualche giorno, cioè fino al 27 di questo mese.

Il dibattito, che è stato aperto, come da protocollo, dal segretario generale in carica delle Nazioni Unite – Antonio Guterres –, sta ruotando attorno ai temi caldi dell’attualità, come la pandemia e il cambiamento climatico, e, oggi come in passato, si sta rivelando un palcoscenico in grado di fornire visibilità alle stelle in ascesa del panorama mondiale.

Nel caso del Kazakistan, rappresentato dall’attuale presidente Kassym-Jomart Toqayev, il proscenio della 76esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stato utilizzato per illustrare agli spettatori il punto di vista kazako su crisi afghana, pandemia, diritti dei popoli, rivitalizzazione dell’Onu, salvaguardia dell’ambiente e utilizzazione sostenibile delle risorse del pianeta.

La questione Covid19

L’intervento del presidente kazako, avvenuto durante la sessione serale del secondo giorno di lavori, è stato accompagnato da un titolo eloquente ed autoesplicativo: “Costruire la resilienza attraverso la speranza – di guarire dal Covid19, ricostruire la sostenibilità, rispondere ai bisogni del pianeta, rispettare i diritti dei popoli e rivitalizzare le Nazioni Unite”.

Scegliendo di cominciare il discorso dalla pandemia, Tokayev ha voluto ringraziare “tutti i lavoratori sanitari, gli scienziati e i produttori di vaccini che hanno realizzato in un tempo notevolmente breve dei vaccini efficaci e sicuri”. Vaccini “globali”, come quelli occidentali, russi e cinesi, ma anche vaccini come il QazVac, altresì noto come QazCovid-In, la panacea autarchica che ha trasformato il Kazakistan in uno dei (pochi) Paesi aventi a disposizione un antidoto proprio.

Tokayev, parlando dell’agenda kazaka per la lotta alla pandemia, ha spiegato ai presenti che “altri due vaccini sono in fase di sviluppo” e che la nazione “è pronta a condividerli bilateralmente o attraverso il sistema COVAX”. Perché la crisi sanitaria globale, che ha annullato gli effetti di “decenni di progresso nello sviluppo […] ed evidenziato le nostre vulnerabilità”, secondo il presidente kazako avrebbe mostrato “l’importanza critica del multilateralismo e della solidarietà internazionale”. Ne consegue, alla luce di ciò, che i capi di Stato saranno chiamati “a ricostruire un mondo più umano, sostenibile e giusto” a pandemia terminata.

Nell’attesa che la natura e l’uomo facciano il loro corso, accelerando la fine della più grave emergenza sanitaria di questo secolo, Tokayev è convinto che si possano già costruire le fondamenta di quel nuovo mondo. Ad esempio, spiega il capo di Stato kazako, garantendo un “accesso equo ed universale ai vaccini”, motivato da ragioni di “solidarietà ed etica globale” e guidato dall’obiettivo di risolvere quel “divario vaccinale ingiusto, che agisce come moltiplicatore del divario”.

Il paragrafo dedicato alla visione di Tokayev sulla pandemia è terminato con un messaggio ai presenti: il Kazakistan non soltanto è disponibile a cooperare in materia di donazione dei vaccini al Sud globale, ma utilizzerà la presidenza della 12esima conferenza ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio per persuaderne i membri ad operare più attivamente in campo umanitario e a gettare le basi per una discussione centrata “sulla cooperazione focalizzata tra governi e industria farmaceutica su licenze, trasferimenti di tecnologia e supporto tecnico”.

Ultimo, ma non meno importante, il presidente kazako ha messo in guardia la comunità internazionale da quella “cortina di ferro economica” (economic iron curtain) che va gradatamente prendendo forma, minacciando l’economia globalizzata e suscettibile di condurre alla nascita di un “movimento tecnologico dei non allineati”, cioè una realtà composta da Paesi disinteressati a fare scelte di campo tra Occidente e Oriente in quanto unicamente desiderosi di “mitigare i rischi dell’intersezione tra tecnologie e geopolitica”.

Dall’inquinamento all’Afghanistan

Nel lungo intervento di Tokayev c’è stato spazio per parlare dei più importanti temi dell’attualità, e non soltanto di pandemia, come ad esempio l’inquinamento, il surriscaldamento globale, la transizione verde e la crisi afghana.

Per quanto riguarda il fascicolo clima-inquinamento-transizione verde, il presidente kazako ha esplicato ai presenti come il Kazakistan stia già sentendo e subendo le ripercussioni del surriscaldamento globale, dato che il suo “clima si sta riscaldando più velocemente della media globale, minacciando la popolazione e l’economia”. Il suddetto è il motivo per cui “il Kazakistan intende conseguire la neutralità del carbonio entro il 2060” attraverso una strategia che verrà implementata a partire da ottobre.

Spostando l’attenzione sull’Afghanistan, poi, il capo di Stato kazako ha dichiarato di condividere la posizione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – cioè di “un nuovo governo che sia inclusivo e rappresentativo” – e illustrato ai presenti quella che è la visione nazionale sulla questione. Nur-Sultan, ha spiegato Tokayev, “immagina l’Afghanistan come una nazione realmente indipendente e sovrana, in pace con se stessa e con i vicini, che continui ad aderire agli obblighi internazionali e garantisca che il proprio territorio sia libero da terroristi, droghe e trafficanti di esseri umani”.

Ricordando ai colleghi che politica e popolo possono non corrispondere, Tokayev ha invitato gli ascoltatori a non dimenticare la crisi umanitaria che sta affliggendo la gente comune. Crisi che “dovrebbe essere la nostra prima priorità” e che, almeno per il Kazakistan, lo è, come hanno dimostrato gesti quali il trasferimento ad Almaty dei distaccamenti aghani delle agenzie dell’Onu e la proposta di stabilire, sempre ad Almaty, “un hub regionale delle Nazioni Unite che funga da piattaforma logistica per gli aiuti umanitari [da inviare] in Afghanistan”.

Gli altri punti dell’intervento

Le ultime tematiche affrontate da Tokayev sono state il disararmmento nucleare, lo sviluppo sostenibile e la pace. Per quanto riguarda il primo tema, cioè quello della denuclearizzazione degli arsenali delle grandi potenze terrestri, Tokayev ha voluto ricordare ai colleghi spettatori il dramma vissuto dalla nazione kazaka a causa del poligono di tiro di Semipalatinsk e invitato le potenze atomiche a disfarsi dei loro arsenali “entro il 2045, per il centennale delle Nazioni Unite”.

La minaccia nucleare, comunque, non dovrebbe far dimenticare alla comunità internazionale altri pericoli imminenti, come “le minacce biologiche”. Questa è la ragione per cui l’anno scorso, ha proseguito il presidente kazako, da Nur-Sultan è stata lanciata la proposta di istituire “un’agenzia internazionale per la sicurezza biologica”.

Passando dalle armi allo sviluppo sostenibile, il capo di Stato kazako ha voluto farsi portavoce, in qualità di “presidente globale dei Paesi meno sviluppati”, di tutte quelle realtà statuali che “sono state colpite dalla pandemia in maniera sproporzionata a causa della limitatezza di mezzi coi quali rispondere agli choc e della loro vulnerabilità alle crisi del debito”. Tokayev, dunque, ha chiesto alle Nazioni Unite di accelerare i lavori in seno al Programma d’azione di Vienna e alla comunità internazionale di partecipare assertivamente all’agenda 2030.

Il modello kazako

Nella speranza-aspettativa di fungere da modello ispirazionale per i Paesi meno sviluppati, il presidente kazako ha dedicato la penultima parte del discorso ai principali traguardi tagliati dal Kazakistan in trent’anni di indipendenza. Traguardi come la costruzione di una società e di un’economia inclusive nei confronti delle donne, la democratizzazione del sistema politico, l’abolizione della pena capitale, la lotta senza quartiere al crimine e la maggiore tutela dei diritti umani. Traguardi che, secondo Tokayev, renderebbero il Kazakistan, “a soli trent’anni, una nazione già matura e compiuta”.

Il presidente kazako ha terminato il discorso parlando della speranza che il suo Paese entri a far parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite per il periodo 2022-24, preannunciando il tema del prossimo Congresso dei leader delle religioni mondiali e religioni – cioè il “nesso tra democrazia, religione e sviluppo” –, esprimendo gratitudine e apprezzamento verso i Paesi dell’Asia centrale – che stanno gradualmente lavorando alla costruzione di “una regione resiliente e più cooperativa” – e lanciando un monito ai Grandi.

Un monito, quello di Tokayev, indicativo dell’elevato grado di autonomia strategica raggiunto dal Kazakistan ed eloquentemente lanciato nel principale palcoscenico del globo. Un monito concepito allo scopo di avvisare le grande potenze sul fatto che il Kazakistan non si lascerà trumentalizzare dal Grande Gioco – al quale preferirà il Grande Guadagno (Great Gain) a beneficio dei popoli del Cuore dell’Asia (Heart of Asia) –, perché continuerà ad essere ciò che è stato sempre, ovvero “il crocevia eurasiatico delle civiltà”, e ciò che è stato negli ultimi trent’anni, ossia una nazione dalla “politica estera costruttiva, ben bilanciata” e orientata allo sviluppo di relazioni cordiali con chiunque.

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