Oggi è scattato il previsto tacito rinnovo degli accordi con la Libia: un memorandum che ha, tra i pochi articoli resi pubblici al momento della firma di due anni fa, anche quelli che riguardano un automatico prolungamento per altri tre anni. Punto focale dell’accordo, che in queste ultime settimane ha causato non pochi malumori interni alla maggioranza, è la collaborazione con la Guardia costiera libica. 

Cosa prevede il memorandum

Per la verità, come detto in precedenza, le intese con la Libia siglate dal governo Gentiloni non sono poi così chiare. Gran parte del documento è coperto dal segreto, quelle parti che qualcuno ha potuto visionare sono a tratti carcerate con gli omissis. Si sa, genericamente, che Roma aiuta alla Guardia costiera di Tripoli sia sotto il profilo finanziario che su quello legato ai mezzi usati dai libici. Dunque, riparazioni delle motovedette, alcune delle quali vendute dopo l’accordo con Gheddafi nel 2008, addestramento del personale, fondi e somme tali da provvedere al sostentamento del corpo militare di Tripoli. Che, in realtà, di militare ha ben poco visto che il governo a cui è ancorato, quello cioè di Al Sarraj, non ha un vero e proprio esercito a disposizione ma si è sempre affidato a delle milizie.

Ed è su questo punto che si sono concentrate le polemiche di questi giorni. Il caso inerente Bija, il comandante della Guardia Costiera di Zawiya che negli anni passati è stato descritto come uno dei più pericolosi trafficanti, ha alimentato in tal senso il dibattito. La presenza di questo personaggio in Italia nel maggio del 2017, dove avrebbe anche incontrato diversi funzionari, ha innescato non poche polemiche. Ed ha rappresentato, per la parte più a sinistra della maggioranza che sostiene il governo Conte II, uno dei motivi per i quali chiedere la fine del memorandum.

Un intreccio di misteri

È in gran parte segretato il memorandum, ma ciò che ha ruotato attorno all’automatico rinnovo di questi giorni non è certo stato meno nascosto. L’impressione è che, visto e considerato che in ballo vi è anche la stessa tenuta del governo, i vari attori principali si sono mossi in questi giorni in punta di piedi. A partire dallo stesso presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e dal ministro degli esteri, Luigi Di Maio. Come ha dichiarato Matteo Orfini, tra i più agguerriti detrattori del rinnovo del memorandum all’interno del Pd, aver fatto scattare l’automatismo per il suo partito rappresenterebbe una “sconfitta” e per il paese una “vergogna” ma, ha poi aggiunto in una recente dichiarazione, “almeno siamo riusciti a farne parlare”. Quest’ultima frase è la  più emblematica: evidentemente a sinistra avevano notato il clima di silenzio attorno al memorandum, con annesso tentativo di Conte di arrivare comodamente ad un tacito rinnovo. Del resto, sotto il profilo politico non dar seguito a quegli accordi avrebbe significato una grave mazzata in termini di consensi per il suo già poco popolare esecutivo. Non solo: in Libia non avrebbero preso bene l’improvviso passo indietro di un governo che ha sempre appoggiato Al Sarraj, con tutte le conseguenze poi del caso.

Ma anche tra i detrattori del memorandum, non è emersa poi chissà quanta chiarezza. Il 25 ottobre scorso al Viminale si è tenuta una riunione tra il ministro Lamorgese e le ong, contrarie ad ogni ipotesi di rinnovo. Di quell’incontro si è saputo molto poco, sulla stampa del nostro Paese il tutto è emerso a giochi fatti, in quella tedesca invece di questa riunione se ne parlava già da una settimana. Difficile capire di cosa, nel dettaglio, si è potuto parlare in quel vertice. Ma è difficile pensare che il dossier libico non è stato all’ordine del giorno. E di Libia si è discusso, sempre al Viminale, lo scorso 17 settembre: all’interno dell’ufficio del ministro Lamorgese, c’era l’ambasciatore libico in Italia, il sottosegretario Vito Crimi ma soprattutto l’ex numero uno dell’Aise, Alberto Manenti. Quest’ultimo, nato in Libia nel 1952, è profondo conoscitore del dossier che riguarda il paese nordafricano. Tra riunioni venute a galla giorni dopo e silenzi, sia dal governo che dagli altri attori, il memorandum è stato rinnovato. Ma tutto quel che si muove attorno è destinato, nei prossimi mesi, a creare molto rumore all’interno della maggioranza e non solo.

Secondo quanto riporta l’AdnKronos, il governo avrebbe chiesto la convocazione di una commissione italo-libica per migliorare “il memorandum sul fronte dei diritti umani”.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.