Può un aereo civile letteralmente sparire dai cieli senza essere precipitato? A quanto pare sì. Un Boeing 737-300 della compagnia Fly Armenia decollato da Tallinn, in Estonia è scomparso nel cielo iraniano il 19 febbraio scorso dopo aver volato sopra mezza Europa Orientale. L’aereo, che doveva atterrare negli Emirati Arabi Uniti per la manutenzione prima della sua entrata in servizio con la compagnia aerea, avrebbe dovuto effettuare uno scalo tecnico non previsto a Hostomel, in Ucraina, ma mentre era in volo ha deviato su Varan, in Bulgaria, dove è atterrato.

Questa deviazione basterebbe a sollevare dubbi e perplessità, in quanto il velivolo non ha dichiarato nessuna emergenza per decidere di cambiare il piano di volo, ma non è finita qui. Il mattino successivo il Boeing 737 decolla nuovamente, come mostrano i tracciati recuperati dalle piattaforme specializzate, e verso le 12:43, ora Italiana, entra nello spazio aereo iraniano per sparire dai radar. Fonti specializzate riferiscono che l’aereo, le cui marche sono Ek-Faa, avrebbe dichiarato emergenza e sarebbe atterrato a Teheran.

Quando la società di manutenzione degli Eau, sconosciuta, ha chiesto il motivo per cui l’aereo non fosse ancora arrivato, le autorità armene hanno inizialmente pensato che l’aereo fosse stato dirottato, prima di scoprire l’atterraggio di emergenza.

Le autorità aeronautiche dell’Armenia, il 23 febbraio, hanno risposto alla segnalazione secondo cui il Boeing sarebbe stato dirottato affermando che “il comitato non ha ricevuto alcuna informazione ufficialmente confermata dalle autorità competenti”. Sappiamo che l’aereo non aveva passeggeri a bordo al momento del presunto dirottamento e che i due piloti sono stati indicati come genericamente “di nazionalità straniera”.

Ma le cose non sono così chiare come sembrano: i media iraniani riferiscono che un secondo 737, questa volta modello 400, è stato acquisito dalla iraniana Caspian Airlines e presto si unirà alla sua flotta. Le sue marche di identificazione corrisponderebbero con quelle dell’aereo “scomparso”.

Ci potrebbe essere una spiegazione per questo groviglio di aerei fantasma. L’atterraggio di emergenza del 737-300 armeno ha l’aria di essere stato un trucco per aggirare le sanzioni imposte all’Iran, che gli vieta di acquistare aerei con parti occidentali. L’uso di compagnie aeree (fittizie) in Armenia, Iraq, Uzbekistan e Kirgistan è stata infatti una modalità già utilizzata precedentemente per ottenere nuovi aerei da utilizzare nelle compagnie aeree iraniane.

La Mahan Air, ad esempio, ha utilizzato lo stesso sotterfugio per mettere le mani su una flotta di A340 nel 2015. Originariamente, l’aereo era stato acquistato dalla al-Naser Airlines in Iraq. Quando questa compagnia aerea decise di far giungere tutti gli A340 nello stesso giorno in Kazakistan per effettuare lavori di manutenzione, tutti i velivoli dichiararono emergenza sopra l’Iran atterrarono a Teheran, venendo poi inglobati nella flotta della Mahan Air.

Questa compagnia compare nella “lista nera” del Dipartimento del Tesoro Usa, perché strettamente collegata a un’altra, la Fars Air Qeshm, che risulta aver violato l’embargo sugli armamenti in Siria.

La Fars Air Qeshm è infatti una compagnia aerea di copertura dei Pasdaran iraniani che, anche di recente, è stata molto attiva con voli cargo tra l’Iran, la Siria ed il Venezuela. Si suppone, data la natura dei voli ed il numero degli scali effettuati, che i velivoli, dei 747, siano partiti da Teheran carichi di armi e tornati vuoti.
La Fars Air è legata a doppio filo con la Mahan Air: risulta infatti che dipendenti della Mahan occupino posizioni dirigenziali presso Fars Air e la stessa Mahan Air le fornisca supporto tecnico e operativo, facilitandone le operazioni illecite.

L’autorità dell’aviazione civile armena, ancora lunedì 1 marzo, interrogata sulla questione non è stata capace di fornire informazioni sulla sorte del Boeing 737.

Il comitato per l’aviazione civile ha tuttavia affermato che è in corso un’indagine e che le autorità armene sono in stretto contatto “con tutte le parti interessate”. Il ministero degli Esteri ha poi aggiunto, nel frattempo, che l’Armenia non ha ricevuto alcuna una nota di protesta dall’ambasciata degli Stati Uniti a Yerevan.

Qualche giorno prima (il 26), infatti, era circolata la notizia, sul media armeno Tert.am, che gli Stati Uniti avrebbero chiesto chiarimenti ufficiali su dove si trovasse il 737. “Il governo degli Stati Uniti è a conoscenza di affermazioni secondo cui un aereo registrato per una compagnia armena è stato dirottato in Iran. Invitiamo tutte le parti interessate a chiarire immediatamente la posizione e lo stato di questo velivolo. La legge statunitense vieta il trasferimento o la fornitura in altro modo di aeromobili o parti di aviazione di origine statunitense in Iran. Le entità che si impegnano in queste azioni potrebbero esporsi alle sanzioni statunitensi”. Ma di questo comunicato non v’è traccia sul sito dell’ambasciata statunitense a Yerevan.

Non ci stupiremmo, stante i precedenti, di vedere comparire il 737 in Iran, ma risulta quantomeno singolare che un velivolo possa letteralmente aggirare i controlli del traffico aereo effettuando scali non previsti nei cieli dell’Europa Orientale. La compagnia Fly Armenia risulta essere nella lista nera dell’Ue, e pertanto il velivolo ha accuratamente evitato lo spazio aereo dei Paesi dell’Unione, ma Estonia, Romania e Bulgaria sono nazioni che comunque fanno parte dell’Alleanza Atlantica, e pertanto risulta evidente che ci sia una qualche falla nel sistema di controllo militare del traffico aereo se il 737 ha potuto cambiare in corsa il suo piano di volo e “sparire” in Iran.

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