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Mentre molti paesi guardano al modello coreano per impostare o reimpostare una strategia di contenimento efficace per l’emergenza coronavirus, il democratico e stravagante governo di Stoccolma si appresta a varare un nuovo peculiare modello: quello “svedese”, che basa l’intera sicurezza del Paese sul senso di responsabilità e di autodisciplina dei propri cittadini. Ecco come questo eccesso di patriottica fiducia – se qualcuno cadrà in errore – rischia di tramutarsi in una catastrofe da migliaia di morti.

Sebbene la fondamentale legge del 1974 consenta al governo di concedere “autonomia assoluta” all’autorità nazionale per quanto concerne la Sanità, dunque coloro che dovrebbero intervenire per gestire un’epidemia o una pandemia, qualche alto papavero di Stoccolma ritiene che “le misure drastiche” e coercitive applicate dagli altri Paesi che stanno facendo i conti con il Covid-19 – solo nel nostro paese sono morte oltre 8.000 persone per il contagio – siano “inutili”. Attualmente in Svezia i casi riscontrati sono 3.046, con 92 decessi; le università sono state chiuse, ma i bar, i ristoranti, le discoteche, le fabbriche e ogni sorta di ufficio, pubblico o privato, restano aperti. Così come le scuole che seguono i rampolli svedesi che non hanno compiuto i sedici anni d’età. Questo nonostante anche la loro beniamina marinatrice, Greta Thunberg, sia rimasta contagia dalla malattia respiratoria acuta da Sars-CoV-2. Treni e mezzi pubblici restano così stracolmi nonostante l’incombere del virus potenzialmente letale, e l’unica raccomandazione espressa dall’epidemiologo Nils Anders Tegnell è quella di privilegiare lo smart working, lì dove sia possibile. Non importa se poi la sera si prende la metro per andare a bere una birra in un pub del centro gomito a gomito con colleghi e amici.

È questa la risposta della moderna e democratica Svezia all’emergenza. Il paese preso ad esempio ogni due per tre dai paladini della democrazia per il suo ultra efficace welfare e la sua condotta solidale, ora si rivolge con temerarietà ad una sfida potenzialmente letale, opponendo un modello che qualcuno ha definito “soft” e che altri potrebbero anche definire “stragista”. Perché questa scommessa sanitaria potrebbe essere persa. “Ragioni storiche, costituzionali e di cultura politica spiegano questa scelta, che però è discutibile” afferma lo storico Lars Träghard; citato dai media svedesi, che nulla possono fare se non rammentare la prudenza alla popolazione che deve cimentarsi con l’autodisciplina: unica risorsa per frenare la diffusione del virus che si sta diffondendo anche nella confinante Norvegia – dove sono stati registrati ad ora (aggiornamento odierno ore 16.45 Gmt+1) 3.867 casi. Secondo Träghard infatti, grande esperto e studioso della costituzione svedese, la scelta del governo sarebbe motivata principalmente dall’autonomia assoluta conferita dalla Costituzione all’ Autorità nazionale per la sanità. Una linea in completa controtendenza con quella di Danimarca, Norvegia e Finlandia.

Un gruppo di epidemiologi che evidentemente non sposa la linea rilassata del succitato capo dell’Autorità nazionale della sanità Anders Tregnell, ha esortato il governo ad applicare misure “drastiche e immediate” per arginare il rischio di diffusione del virus. Ma l’appello, pubblicato sul Svenska Dagbladet, una delle maggiori testate nazionali, non ha minimamente toccato Tregnell, che non è tornato sui propri passi ma ha anzi ribadito che reputa le “decisioni drastiche sarebbero inutili” e preferisce puntare tutto sul senso civico dei cittadini come la Costituzione consente – o forse non vuole dichiarare la sua adesione all’ipotesi immunità di gregge che vuole mettere in pratica l’Olanda. Se perderà la scommessa, il prezzo questa volta verrà pagato in vite umane. E sarà per questo motivo che le forze armate, di autonoma iniziativa, hanno cominciato ad allestire ospedali per il primo soccorso in tende da campo sperse sulla penisola.

 

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