Se c’è una cosa che abbiamo imparato dal Covid-19, è che il mondo si può capovolgere nel giro di pochi giorni. Ciò che era impensabile diventa realtà. E cambia tutto. È successo con l’11 settembre e poi con la lunga stagione degli attentati compiuti dallo Stato islamico. Dire che cosa accadrà domani può sembrare quasi un gioco da profeti. Tuttavia, questo esercizio è utile, soprattutto se fatto con sano realismo. Per questo ne ci siamo confrontati con il professore Arduino Paniccia, analista e presidente della Scuola di guerra economica e competizione internazionale.

America e Stati Uniti: cosa resta della rivoluzione Trump?

Questa è una bella domanda. Credo che resterà poco perché Biden è un politico di lungo corso, con una più forte capacità di eliminare il lascito di Trump nel breve periodo. Il nuovo presidente americano non sarà in grado di proporre cose altrettanto nuove e importanti. Una grossa parte degli sforzi del Partito democratico sarà dedicata a cercare di cancellare quanto di innovativo è stato portato da Trump e a ripristinare un ruolo e una visione tradizionale degli Stati Uniti. Non è detto che questo riesca, ma questo è il primo obiettivo. Il secondo, invece, è quello di costituire un mondo multipolare a guida americana, nel quale vengano ridate voci più organiche ad alleati tradizionali. Questo non significa che Biden andrà d’accordo con la Cina, né che potrà fare accordi con l’Iran o cambiare di punto in bianco i rapporti con la Russia. Tutto diventerà però più soffice e meno spigoloso rispetto agli anni di Trump. Detto altrimenti, tutto rientrerà nell’ambito di una mediazione politica, dove Biden e i suoi sono molto preparati. 

Nuova Via della Seta: è ancora possibile il grande progetto di Xi Jinping, dopo la pandemia di Covid-19?

Trump ha pagato il fatto di essere stato un presidente che ha detto che la Cina deve cambiare rotta. Potremmo riassumere così quanto accaduto con il coronavirus: da Est è arrivata la pandemia, dall’Occidente sono arrivati i vaccini. La Via della Seta è diventato un progetto irrealizzabile per come lo avevano pensato i cinesi. Il grande progetto faraonico doveva assicurare decine di mercati alla produzione cinese, così da poter equilibrare tutto quanto poteva succedere sul mercato interno. Ma così come l’avevano pensato, è ormai irrealizzabile. E per molti motivi: pandemia, sicurezza, allarme suscitato dall’atteggiamento cinese sull’emergenza sanitaria, il risveglio dell’India, solo per citarne alcuni. La visione idilliaca della Nuova Via della Seta era già saltata in aria in Malesia e Sri Lanka. Nonostante le telefonate formali tra Xi Jinping e Putin, inoltre, c’è sempre stata una certa diffidenza della Russia. Il progetto faraonico lanciato da Pechino farà molta fatica ad andare avanti. Se lo farà, sarà in formato ridotto. L’ultimo colpo è stato assestato a Trieste, quando il porto è andato agli amburghesi e non ai cinesi.

Torniamo in Occidente: la Brexit è ormai alle porte…

Gli italiani hanno detestato la vicenda della Brexit in modo quasi inaspettato. I nostri sono stati commenti ferocissimi e rancorosi. Mai nessun Paese è stato attaccato da media e comuni cittadini tanto quanto l’Inghilterra. La Gran Bretagna non ricoprirà il ruolo di un Paese isolato e alla deriva, ma di uno Stato che medierà con gli Stati Uniti e con alcune nazioni che fanno parte del vecchio Commonwealth. Senza considerare che gli inglesi hanno una flotta oceanica militare e un esercito di prima categoria.

Esiste un’alternativa alla gestione franco-tedesca dell’Unione europea?

Bisogna prendere atto che possiamo soltanto ampliare la gestione con delle deleghe. Avendo preso atto che sul fronte della solidarietà, in qualche modo, l’Europa si è mossa, bisogna prendere posizioni. Non c’è un cambio possibile dell’asse franco-tedesco, ma è possibile una redistribuzione dei compiti tra i vari Paesi. Non ci resta molto di più. È difficile far scendere i tedeschi dal loro trono. Vedrei una fase pragmatica, se avessimo la capacità diplomatica e operativa di interagire con l’Europa.

Ultimamente, sono tornate a farsi sentire le voci che parlano di una possibile malattia di Vladimir Putin. Che succede in Russia?

Oggi c’è un asse che lega la Russia alla Cina in una maniera abbastanza obliqua. Mosca guarda con molto timore alla fase di espansione cinese. Ha tuttavia puntato sulla potenza militare: in parte ci è riuscita, ma questo non le ha permesso di creare una vera base industriale. Il Paese si affida alla vendita di energia e di armamenti. La Russia si muove su un fronte che sembra superato, mentre la competizione economica è la vera padrona del mercato di domani. Certo, Putin si è posto come stabilizzatore, ad esempio dell’area mediterranea, e riscuote dei successi. Ma questo è sempre sul fronte degli interventi militari. Alla fine, tuttavia, questo rivela una certa debolezza. La Russia è un Paese apparentemente stabile ma, come ai tempi dell’Urss, ha sacrificato l’effervescenza economica per una stabilità politico-militare. È un sacrificio pericoloso. Quando il tuo mondo è dominato da oligarchi e da una strategia, magari anche interessante, ma calibrata sulla forza, questo disegno, nel tempo, potrebbe non reggere. In tal caso si aprirebbero grandi problemi.

Ci sono altissime probabilità che il virus sia nato in Cina. Ma quali sono i problemi del Dragone?

I problemi della Cina non arrivano dall’esterno; sono tutti di natura interna. Non a caso, da tempo, gli analisti parlano di eventi quali catastrofi naturali o sanitarie. Questa apparente forza per cui sembrerebbe che la Cina si sia rimessa in sella nel post Covid, è in realtà un elemento di grande debolezza. Negli ultimi 20-30 anni il ritmo delle epidemie provenienti dalla Cina è stato elevato. Adesso si è alzato a una media di un’epidemia ogni cinque anni. I conti non tornano, considerando il benessere raggiunto dal Paese asiatico. Una politica americana intelligente dovrebbe chiedere a Pechino di rendere conto di tutto ciò che ha provocato in questi anni, dall’inquinamento alle epidemie. Così come Reagan contribuì a far cadere l’Urss senza combattere, la Cina dovrà essere trattata allo stesso modo. Non terrei un atteggiamento genuflesso, perché potrebbe essere molto pericoloso. Servirebbe una guida occidentale. E soprattutto, quando il loro Pil inizierà a calare, Pechino potrebbe avere problemi…

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