La crisi politica spagnola, che ha portato allo svolgimento di quattro elezioni legislative negli ultimi cinque anni ed alla formazione di governi instabili e di breve durata, si appresta ad entrare in una nuova fase. La Sinistra Repubblicana Catalana (ERC), movimento progressista e secessionista il cui leader Oriol Junqueras è stato condannato a tredici anni di carcere per sedizione ed uso improprio dei fondi pubblici dalla magistratura spagnola, si asterrà durante il voto di investitura dell’esecutivo di Pedro Sanchez e ciò dovrebbe consentire la nascita del nuovo governo progressista di Madrid. Le consultazioni svoltesi nel mese di Novembre avevano infatti visto la vittoria del Partito Socialista, con il 28 per cento dei voti, sui rivali del Partito Popolare, fermi al 20.8 per cento, ma i socialisti erano comunque lontani dal raggiungere la maggioranza. Solamente difficili trattative con la sinistra radicale di Podemos avevano portato alla stipula di un’intesa che, comunque, ha dovuto trovare ulteriore supporto parlamentare per potersi consolidare.

Rischio di instabilità

La somma dei deputati del Partito Socialista e di Podemos si ferma, infatti, a 155 ben lontana, dunque, dalla soglia di 176 scranni necessari per controllare la maggioranza addokyea dei 350 seggi della Camera Bassa di Madrid. In soccorso dei progressisti sono così giunti, tra gli altri, anche il Partito Nazionale Basco (6 deputati), Mas Pais ( che si è scisso da Podemos ed ha conseguito 3 scranni) ma si è resa comunque necessaria almeno l’astensione di uno dei movimenti nazionalisti catalani ( ERC ha 13 deputati) per consentire, nel corso del secondo voto dell’investitura, la nascita dell’esecutivo Sanchez, che sarà il primo governo di di coalizione della Spagna dalla caduta del regime di Francisco Franco ad oggi. Il programma della coalizione è piuttosto ambizioso: aumento del salario minimo, smantellamento delle riforme del mondo del lavoro implementate durante la crisi finanziaria, una maggiore tassazione ( dal 2 al 4 per cento in più) nei confronti dei più ricchi, nuove misure per promuovere l’uguaglianza di genere, rendere l’energia del Paese al 100 per cento rinnovabile entro il 2050 ed un maggior dialogo con i separatisti catalani. Proprio quest’ultimo punto, in realtà, rischia di rivelarsi particolarmente divisivo e di generare ulteriore instabilità: i Socialisti, infatti, potranno governare grazie al sostegno ( indiretto) di un movimento secessionista il cui leader è attualmente detenuto in carcere. I partiti di centrodestra ed in particolare il movimento radicale Vox approfitteranno, probabilmente, di questa situazione e cercheranno di mobilitare le piazze contro l’esecutivo ed in nome dell’unità nazionale.

Una scelta controversa

La scelta fatta da ERC di astenersi durante il voto di investitura potrebbe essere semplicemente spiegata da una motivazione di convenienza politica: in caso di fallimento di Sanchez, infatti, ci sarebbe stato il rischio di un ritorno alle urne e della possibile formazione di un governo conservatore molto ostile agli interessi catalani. Di certo, però, l’esecutivo Sanchez dovrà fare qualche concessione ai separatisti per continuare ad accattivarsene le simpatie: sullo sfondo ci sono le spinte per l’autodeterminazione della regione, il possibile svolgimento di un nuovo referendum ed anche il destino di Junqueras. La coalizione progressista, in ogni caso, è intrinsecamente debole e di fatto non ha la maggioranza dei seggi e dovrà pertanto sperare nella compiacenza dei separatisti catalani per governare. L’ambizioso programma di governo, dunque, potrebbe non essere realizzato nella sua interezza e gli spagnoli potrebbero dover tornare alle urne.

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