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Non esistono solo gli americani THAAD e GMD. Nel campo dei sistemi antimissile (ABM) anche i russi schierano le proprie batterie a difesa del territorio nazionale, sebbene solo nella zona di Mosca a differenza di quanto prevedano i sistemi statunitensi.

Le differenze però non risiedono solo nel dispiegamento della cintura difensiva, le scelte fatte da Mosca e da Washington per i propri sistemi ABM sono molto diverse anche per quanto riguarda la metodologia di intercettazione dei veicoli di rientro: gli americani, infatti, ormai sono definitivamente orientati verso una tecnologia “hit to kill”: THAAD e GMD usano infatti il metodo del “colpo diretto” – ma con alcune differenze dovute dalla diversa quota di intercettazione – per distruggere i veicoli di rientro dei missili balistici nemici. Il GMD, in particolare, usa un EKV (Exoatmospheric Kill Vehicle) per colpire le testate al di fuori dell’atmosfera terrestre, mentre il THAAD si dirige verso l’obiettivo quando è già in fase di rientro.

La filosofia russa, invece, si è basata sin dai tempi dell’Unione Sovietica su una strategia di intercettazione diversa. I primi missili furono gli intercettori UR-96 (ABM-1 “Galosh” in codice Nato) schierati, come dicevamo, intorno a Mosca e in seguito sostituiti dal missile 51T6 (ABM-4 “Gorgon”) ritirato dal servizio nel 2005. Oggi i missili a protezione della capitale russa sono i 53T6 (ABM-3 “Gazelle”) entrati in servizio per la prima volta nel 1995 e basati in silos così come il sistema americano GMD. A differenza del sistema americano, però, quello russo non utilizza la tecnica del “colpo diretto” ma si affida ad una testata nucleare a basso potenziale – circa 10 kT – attivata da una spoletta di prossimità per sopperire alla mancanza di precisione. Questo sistema è stato continuamente aggiornato sino ad arrivare all’attuale versione – la 53T6M – capace di una velocità di Mach 13,5 con una quota di tangenza operativa compresa tra i 40 e i 50 km ed un inviluppo orizzontale massimo di 350 km. La Russia attualmente ha 68 lanciatori di questo sistema endoatmosferico ciascuno dei quali dotato di 12/16 missili e operante con la 9° Divisione della Difesa Antimissile.

Nella giornata di domenica 11 febbraio, presso il poligono di Sary-Shagan in Kazakistan, le Forze Aerospaziali Russe hanno condotto un test di un nuovo missile facente parte sempre della famiglia dei “Gazelle” che, secondo le fonti ufficiali del Cremlino, sarebbe dotato di una testata atomica meno potente – 3 kT – e di conseguenza capace di una maggiore precisione. Il missile ha un nuovo motore in grado di aumentarne la velocità di intercettazione a 4 km/s (a fronte dei 3 precedenti) con una accelerazione di 300 g. Sarebbe aumentata anche la quota di tangenza operativa e la portata orizzontale anche grazie all’utilizzo di nuovi materiali compositi che ne alleggeriscono notevolmente la struttura. Il test effettuato domenica è il terzo dal giugno del 2017 – il secondo risale a novembre dello scorso anno – ma secondo alcuni analisti che hanno esaminato le foto del “canister” di lancio rilasciate da Mosca, non si tratterebbe del “Gazelle” bensì del “Gorgon” e quindi del vecchio sistema esoatmosferico che era dato per ritirato dal servizio attivo nel febbraio del 2007.

Andrei Prikhodko, vicecomandante delle Forze Aerospaziali, riferisce che il test “È stato un pieno successo” e che il missile ha “caratteristiche tattiche e tecniche riguardanti la portata, precisione e vita operativa significativamente migliorate rispetto alle armi attualmente in servizio” aggiungendo che è in grado di ingaggiare bersagli multipli inclusa la nuova generazione di missili balistici intercontinentali americani.

Ancora non è dato sapere quando il nuovo missile entrerà in servizio attivo ma, sempre il vicecomandante Prikhodko, interrogato sulla questione riferisce che presto lo vedremo in linea.

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