Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro vive una condizione politica peculiare: secondo una serie di sondaggi realizzati dall’istituto demoscopico CNI/Ibope, infatti, il suo tasso di popolarità è in costante diminuzione mentre aumentano i giudizi negativi sul suo operato. Tuttavia, al tempo stesso e secondo altre rilevazioni, Bolsonaro sarebbe comunque nettamente favorito alle elezioni presidenziali del 2022. La percentuale di intervistati che ritengono che il capo di Stato stia svolgendo un buon lavoro è passata dal 35 per cento di aprile al 29 per cento di dicembre. Mentre i critici, nello stesso arco temporale, sono cresciuti fino al 38%. Il presidente ultraconservatore, che ha espresso diverse posizioni politiche controverse, non è uomo da mezze misure o da giudizi incolori e genera, probabilmente, reazioni opposte di stima e fedeltà assoluta oppure di odio e rigetto risultando, quindi, profondamente divisivo.

Le presidenziali del 2022

Il futuro del presidente brasiliano, in ogni caso, non appare così nefasto. Secondo le rilevazione demoscopica realizzata da Veja tra l’11 novembre ed il 2 dicembre, Bolsonaro sarebbe il candidato più votato al primo turno delle prossime consultazioni presidenziali. E questo scenario si realizzerebbe anche tenendo conto di possibili variazioni nella composizione dello schieramento avversario e con una percentuale di consensi oscillante tra il 28 per cento ed il 32 per cento. In una delle simulazioni, ad esempio, viene inserito come sfidante anche l’ex presidente progressista Lula ma, anche in questo caso, Bolsonaro riuscirebbe ad imporsi con il 32% dei suffragi contro il 29 del rivale.  Il leader brasiliano, sempre secondo la medesima rilevazione, uscirebbe vincitore anche qualora la contesa politica finisse al secondo turno e riuscirebbe ad imporsi, dunque, tanto su Lula quanto su Fernando Haddad ( il suo sfidante, alle ultime consultazioni, membro del Partito dei Lavoratori brasiliano) oppure su Joao Doria ( Partito Socialdemocratico). L’unica personalità in grado quantomeno di arginare Bolsonaro sarebbe, in realtà, l’attuale ministro della Giustizia ed ex procuratore Sergio Moro: un ballottaggio tra i due, secondo Veja, vedrebbe il 36 per cento dell’elettorato schierarsi con il presidente in carica e la stessa percentuale sostenere l’ex procuratore.

Le prospettive

Le buone prospettive di Bolsonaro potrebbero essere legate alle fratture presenti all’interno dell’opposizione politica, alla sua capacità di mobilitazione nei confronti dell’elettorato a lui più fedele ed alle buone prestazioni del sistema produttivo nazionale. Il ruolo di outsider giocato dall’attuale Presidente, che peraltro ha anche abbandonato il Partito Social Liberale di cui era membro per fondare un nuovo soggetto politico denominato Alleanza per il Brasile, ha una considerevole forza attrattiva nei confronti di segmenti dell’elettorato probabilmente minoritari, complessivamente, sul totale dei brasiliani ma di certo molto disposti a recarsi alle urne oppure a sostenerlo vocalmente. Il compito più difficile per l’opposizione politica, in vista delle future consultazioni, sarà quello di riuscire a trovare un candidato altrettanto carismatico ed in grado di fronteggiare, allo stesso livello, Jair Bolsonaro. Un compito, quest’ultimo, non facile visto che l’ex presidente Lula è attualmente ineleggibile e che il Capo di Stato in carica ha, necessariamente, una maggiore visibilità mediatica e di riflesso popolarità dei suoi rivali che siedono tra i banchi dell’opposizione. La distanza temporale con il 2022, in ogni caso, deve indurre prudenza perché lo scenario potrebbe mutare anche con breve preavviso ed in base ad eventi inaspettati e non programmabili.

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