Flirtano con i Democratici e i Repubblicani, raccolgono milioni di seguaci e tentano spesso il salto verso le urne: sono i predicatori americani, paradosso politico nel Paese trionfo del materialismo e del “destino manifesto”. Anche queste midterm hanno riproposto il modello del predicatore politico, proprio nello Stato che ha in mano gli equilibri al Senato: in Georgia, infatti, il prossimo 6 dicembre andranno al ballottaggio il reverendo dem Rafael Warnock e l’ex campione di football Herschel Walker.

Chi è Raphael Warnock

Classe 1969, il senatore Raphael Warnock è cresciuto in quartiere popolare di Savannah, undicesimo di dodici fratelli, padre predicatore e madre raccoglitrice di tabacco. Non viene da una missione qualsiasi: per oltre 16 anni Warnock ha servito come pastore senior presso la Ebenezer Baptist Church di Atlanta, l’ex pulpito del reverendo Martin Luther King Jr. È il pastore più giovane selezionato per ricoprire quel ruolo di leadership nella storica chiesa.

Warnock è diventato famoso nella politica della Georgia come attivista leader nella campagna per espandere Medicaid nello Stato ai sensi dell’Affordable Care Act. Nel gennaio 2020, Warnock ha annunciato la sua candidatura alle elezioni speciali del Senato degli Stati Uniti cercando di spodestare la repubblicana in carica Kelly Loeffler, strappandole il seggio-corsi e ricorsi storici- proprio al ballottaggio. Warnock è il primo afroamericano a rappresentare la Georgia al Senato e il primo democratico nero ad essere eletto al Senato da un ex stato della Confederazione.

Warnock è la perfetta incarnazione del reverendo nero. Carismatico, oratore progressista, teologo e politico. Nel suo curriculum ci sono campagne per combattere la povertà, denunce contro il sistema carcerario e le discriminazioni ai seggi, temi che ad Atlanta scottano più che mai. Pur non avendo abbandonato l’abito talare, Warnock è sulle barricate in tema di aborto (ha definito il ribaltamento di Roe v. Wade “devastante”), matrimoni gay, armi da fuoco (guadagnandosi l’odio della National Rifle Association, pena di morte (ha tentato senza successo di fermare l’esecuzione del condannato a morte Troy Davis nel 2011).

Ma l’agone politico americano è da sempre avvezzo a figure simili.

Norman Thomas, il pastore socialista

Esponente del cosiddetto cristianesimo sociale, che si batteva contro l’individualismo e l’utilitarismo della società americana, il pastore presbiteriano Norman Thomas si candidò alle presidenziali per ben sei volte (dal 1928 al 1948) con l’etichetta socialista.

Studente modello a Princeton, Thomas studiò con Woodrow Wilson, futuro presidente degli Stati Uniti. Dopo la laurea, intraprese la carriera da assistente sociale e allo stesso tempo l’Union Theological Seminary. Nel 1911 fu ordinato sacerdote e accettò un incarico presso la Chiesa presbiteriana di East Harlem a New York. Thomas si interessò al socialismo e iniziò a svolgere un ruolo molto più attivo nei movimenti sociali e nella politica. A causa delle sue opinioni pacifiste, fu strenuo oppositore dell’ingresso nella prima guerra mondiale, bollando il conflitto come “immorale” e “insensato”.

Nel 1924 Thomas, ormai membro del Partito Socialista, venne sconfitto nella corsa per diventare Governatore di New York. Nel 1928, 1932, 1936, 1940, 1944 e 1948, si candidò alla presidenza come presentando una piattaforma socialista lontana però dal sovietismo. Thomas ha contribuito a fondare l’American First Committee, un’organizzazione che ha incoraggiato il governo degli Stati Uniti e le imprese americane a concentrare le proprie attività negli Stati Uniti piuttosto che in altri Paesi. Dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor nel 1941, sostenne l’ingresso degli americani nella seconda guerra mondiale. Con l’inizio della Guerra Fredda alla fine degli anni Quaranta, Thomas denunciò la dittatura comunista, incoraggiando gli Stati Uniti a tornare all’isolazionismo di un tempo.

Il fondamentalista Jerry Falwell

La marcata presenza di personaggi legati al mondo delle chiese protestanti ha spesso assunto una deriva decisamente fondamentalista. Il movimento ha cominciato ad avere una certa consistenza durante la presidenza Reagan con il successo della Christian Coalition, un’organizzazione che si sviluppò dalle ceneri della cosiddetta Moral Majority. La sua notorietà raggiunse il picco con la proliferazione dei predicatori televisivi, tra cui il reverendo Jerry Falwell, meglio noto come “The Doctor”.

Nato nel 1933 a Lynchburg, in Virginia, raggiunse un vasto pubblico con Old Time Gospel Hour, un programma radiofonico e televisivo trasmesso negli anni Ottanta dalla rete Liberty Broadcasting Network, raccogliendo un milione e mezzo di ascoltatori. Ha fondato la Lynchburg Christian Academy nel 1967 e il Liberty Baptist College nel 1971. Dimessosi come presidente della Moral Majority nel 1987, ha ricostituito il movimento sotto il nome di The Moral Majority Coalition nel 2004, in concomitanza della conferma di George W. Bush Jr alla Casa Bianca. Del resto, i gruppi tradizionalisti hanno rappresentato un importante gruppo di pressione sui Repubblicani all’alba degli anni Duemila. Falwell può a ragion veduta essere inquadrato come un tycoon dei media cristiani: nel 1995 ha iniziato con il National Liberty Journal, una pubblicazione mensile per i cristiani evangelici, poi è stata poi la volta, nel 2002, di Liberty Channel, una all news cristiana che ne ha fatto un eroe della Bible belt.

Nella sua carriera Falwell non si è risparmiato attacchi violenti e fondamentalisti contro gruppi e minoranze, per essere poi costretto a perenni scuse pubbliche. Come quella volta che prese di mira il cartone animato Teletubbies, a suo dire reo di difendere la presunta ”ideologia gender”. In tema di aborto, femminismo e omosessualità, la peggiore delle bordate giunse all’indomani degli attacchi dell’11 settembre 2001 quando dichiarò: “Io credo davvero che i pagani, gli abortisti, e le femministe, e i gay, e le lesbiche che stanno attivamente cercando di condurre uno stile alternativo di vita, l’ACLU, la “People For the American Way”, tutti quelli che hanno cercato di secolarizzare l’America. Io punto il dito sul loro viso e dico avete aiutato a far succedere questo”. Soltanto un anno dopo tornò sull’argomento, questa volta prendendosela con il profeta Maometto: “Credo che Maometto fosse un terrorista. Ho letto a sufficienza sia autori musulmani e non musulmani [per decidere] che fosse un uomo violento, un uomo di guerra”.

Morto nel 2007, ha lasciato il testimone al figlio Jerry Falwell Jr: trumpiano della prima ora, si batte per l’integrità morale a tutto tondo come elemento fondante della vita cristiana, tanto da imporre agli studenti del suo ateneo relazioni sessuali prematrimoniali, l’assunzione di alcol, la lettura di pubblicazioni o siti “che sono offensivi verso gli standard e le tradizioni della Liberty University”.

Il reverendo Jesse Jackson

Il reverendo Jessie Jackson, invece, nasce politicamente come uno dei “ragazzi di Selma”. Nato nella Carolina del Sud nel 1941, nel 1965 entra a far parte della Southern Christian Leadership Conference (Sclc): la collaborazione e l’intesa con Martin Luther King Jr è tale che quest’ultimo decide nel 1966 di affidargli la direzione organizzativa del movimento a Chicago, e poi la direzione nazionale. Dopo la morte di King, i rapporti col suo successore Ralph Abernathy si fecero tesi: alla fine del 1971, Jackson e Abernathy ebbero duri scontri e Jackson venne sospeso dall’organizzazione. Nel 1984, perciò, organizzò la Rainbow Coalition: nel 1984 divenne il secondo afro-americano ad organizzare una campagna nazionale per candidarsi a presidente degli Stati Uniti, con i democratici: ma quell’anno la nomination dem toccò a Walter Mondale. Lo scherzo del destino si ripropose nel 1988: Jackson mise su una campagna per le primarie strepitosa: tuttavia, il suo sfidante, Michael Dukakis, riuscì ad aggiudicarsi gli Stati più popolati e divenne così il candidato dei democratici alle elezioni del 1988.

Dopo la doppia e fallimentare scalata alla Casa Bianca il reverendo Jackson ha proseguito su una strada complessa: attivista, pastore, ma in qualche modo anche ambasciatore at large. Tra gli anni Ottanta e gli inizi dei Duemila è infatti in teatri caldi, per negoziare spesso la liberazione di ostaggi americani o per incoraggiare processi di pace, come in Irlanda del Nord.

La notte del 4 novembre 2008 Barack Obama diventa il primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti: sotto il palco allestito nel Grant Park di Chicago c’è un uomo in lacrime: è il reverendo Jackson. Solo qualche mese prima, si era reso protagonista di un’infelice battuta a microfono aperto su Fox News sull’ex presidente, colpevole a suo dire, di rimarcare troppo che i neri americani dovessero assumersi maggiori responsabilità per la loro condizione sociale.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.