Le contromisure degli Stati Uniti in politica estera per arginare le mosse della Cina non si sono certo fatte attendere. Da quando Washington ha capito che Pechino ha intenzione di sfruttare lo scioglimento delle calotte polari nell’Artico per esplorare la regione e mettere le mani sulle risorse naturali lì allocate, il dipartimento della Difesa americano si è mosso per impartire appropriate linee guida volte a contenere l’avanzata del Dragone.

L’obiettivo dell’amministrazione Trump è duplice: da una parte arginare l’avanzata della Cina nel Polo Nord, dall’altro limitare la Russia, considerata ancora una rivale da prendere con le pinze. L’ultimo white paper statunitense risale allo scorso giugno e oggi più che mai appare evidente la sua importanza geopolitica, proprio ora che la Cina insiste nel voler implementare la cosiddetta Via della Seta Polare affidandosi a mezzi di ogni tipo, tra cui una nave rompighiaccio a propulsione nucleare. Insomma, la minaccia cinese è più seria del previsto e gli Stati Uniti rischiano di essere sorpassati sia dagli ingegneri di Xi Jinping, sia da quelli di Putin. Già, perché la Russia, alternando concorrenza a collaborazione, resta pur sempre una fidata alleata della Cina.

Pechino e Washington nell’Artico: modelli a confronto

Nella “Strategia artica” degli Stati Uniti si legge che il governo americano intende prevenire lo sfruttamento cinese e russo delle riserve energetiche situate nell’Artico; una quantità tra l’altro enorme, il cui valore stimato si aggira intorno alle diverse migliaia di miliardi di dollari. È così che con il pretesto di garantire sicurezza e stabilità nella regione artica gli Stati Uniti sono entrati a gamba tesa sulle rivali economiche. Se confrontiamo il libro bianco statunitense relativo all’Artico con quello cinese riguardante lo stesso argomento, notiamo come la Cina nomini gli Stati Uniti giusto un paio di volte mentre gli americani hanno menzionato la Cina 18 volte e la Russia 26. Gli Stati Uniti, più che garantire pace e ordine, mirano – legittimamente dal loro punto di vista – a scalzare Pechino e Mosca da un affare che consentirebbe loro di accumulare un ingente vantaggio strategico nei confronti di Washington.

L’interferenza degli Stati Uniti

Le strategie definite da Stati Uniti e Cina limitatamente all’Artico sono tra loro quanto mai opposte: mentre gli americani hanno espressamente affermato di voler “limitare le capacità di Russia e Cina di sfruttare la regione come un corridoio economico”, Pechino ha ribadito – almeno a parole – di utilizzare la regione artica in modo “pacifico” impegnandosi a mantenere nella zona “pace e stabilità”. Anche se nei fatti la realtà dovesse rivelarsi diversa, diciamo che la Cina si è presentata meglio agli occhi dell’opinione pubblica, o quanto meno ha dato l’impressione di non pensare agli Stati Uniti, quanto piuttosto a come potenziare i suoi tentacoli commerciali nell’ottica di un mondo multipolare, un termine, quest’ultimo, usato più volte da Xi Jinping. Gli Stati Uniti, invece, di multipolarismo non vogliono nemmeno sentirne parlare. Gli americani potrebbero quindi entrare a gamba tesa per far deragliare la fresca alleanza strategica tra Pechino e Mosca nell’Artico. Come? Avvicinandosi a Mosca a discapito di Pechino. Conti alla mano, gli investimenti cinesi per implementare la Nuova Via della Seta (e vie minori annesse, Artico compreso) dovrebbero raggiungere quota 1,3 miliardi di dollari da qui al 2027. Adesso è facile capire il perché della preoccupazione degli Stati Uniti.

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