Corteggiare la Cina, di questi tempi, non è originale. È una pratica assai diffusa che riguarda un po’ tutti i Paesi del mondo: dai quelli “in via di sviluppo” ai governi delle potenze più o meno rilevanti. Se i primi sperano di finire sotto l’ala protettrice di Pechino per garantirsi un futuro roseo, i secondi lo fanno per cercare di ritrovare la brillantezza economica di un tempo, la stessa che negli ultimi anni è stata spazzata via dalla globalizzazione. In Europa la situazione è alquanto complicata, visto che ci sono almeno tre Stati in lizza per ottenere il miglior rapporto commerciale con i cinesi: Germania, Italia e Francia. Non che gli altri stiano lì con le mani in mano, anzi: la Serbia e la Grecia, tanto per fare due esempi, hanno imbastito con il gigante asiatico diversi accordi rilevanti. Ma è indubbio che il peso di una loro partnership sia nettamente inferiore rispetto a quella di uno dei tre Paesi citati.

Corteggiare la Cina

Le strategie messe in campo sono diverse, e non potrebbe essere altrimenti visti i diversi contesti politici ed economici degli attori in campo. La Germania è alle prese con un brusco rallentamento economico, lo stesso che qualche mese fa ha spinto Angela Merkel a fare un viaggio oltre la Muraglia per garantire alle industrie automobilistiche tedesche di risollevarsi dalla paralisi interna. L’Italia ha stipulato con Pechino un Memorandum d’Intesa ma i suoi frutti, ha detto Luigi Di Maio, “arriveranno nel 2020”: per il momento Roma deve accontentarsi delle briciole o quasi. Tra i due litiganti, il terzo che gode è Emmanuel Macron. Il capo dell’Eliseo vuole trasformare la Francia nella nuova locomotrice dell’Unione Europea. Il piano per riuscirci è utilizzare la sponda cinese in modo tale da silenziare ogni altro pretendente. Prima di prendersi l’ntera posta in palio.

Il piano di Macron

Proprio in questi giorni Macron è volato in Cina in vista della seconda edizione della China International Import Export. Qui il presidente francese ha potuto incontrare i più importanti politici del Paese, compreso Xi Jinping. Macron, da abile stratega, ha approfittato del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi per offrire alla Cina il posto d’onore lasciato vuoto da Washington. In questo modo il leader francese spera di compiere un’illusione, facendo credere sia a Pechino che a Bruxelles di essere un ingranaggio fondamentale all’interno del sistema globale. Agli occhi dell’Unione europea, Macron vuole sembrare il primo interlocutore della Cina, l’unico politico europeo in grado di controllare il Dragone; agli occhi della Cina, invece, il francese intende ergersi come il capofila dell’Europa. Dal momento che i suoi avversari europei sono deboli o non hanno strategie altrettanto ambiziose, Macron ha la strada spianata per corteggiare la Cina. Certo, l’Italia ha dalla sua l’intesa sulla Belt and Road, ma l’offerta della Francia rischia di superare per distacco i vantaggi di un’eventuale vicinanza cinese a Roma. Anche perché scegliendo Macron, Xi Jinping può contare su un alleato affidabile anche per mettere all’angolo Donald Trump, visto che l’inquilino della Casa Bianca è un rivale per entrambi.

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